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mercoledì 5 Ottobre 2022
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Caro bollette, le aziende di Lucca, Pistoia e Prato chiudono i reparti

Allarme di Confindustria Toscana Nord: "Effetti occupazionali drammatici". A rischio i settori manifatturiero e cartaceo

Se la fine del 2021 ha rappresentato un picco di eccezionale entità per i prezzi di energia elettrica e gas, le prospettive per il 2022 e gli anni successivi continuano a rimanere comunque molto preoccupanti per le aziende energivore. E il territorio Lucca-Pistoia-Prato è particolarmente colpito da questi aggravi. A lanciare l’allarme è Confindustria Toscana Nord, che precisa come nelle tre province le attività energivore, individuate secondo i criteri fissati dalle ‘Nuove linee guida sugli aiuti di stato all’energia e all’ambiente’ dell’Unione Europea pubblicate alla fine dello scorso dicembre, interessano 2.343 unità locali con 22.314 addetti che rappresentano il 23% del totale delle persone impiegate nel manifatturiero. In una nota, Confindustria Toscana Nord spiega: ‘Si può cogliere il profilo fortemente energivoro dell’area Lucca-Pistoia-Prato nel confronto col dato toscano complessivo. La media regionale annovera fra le energivore l’11% delle imprese e il 14% degli addetti. Fra questi ultimi, più della metà, il 52%, fa riferimento ad aziende energivore dell’area Lucca-Pistoia-Prato’. Quindi: ‘La concentrazione nel territorio di Confindustria Toscana Nord delle attività energivore toscane non sorprende considerata la caratterizzazione fortemente manifatturiera delle tre province e, soprattutto, la presenza massiccia dei due settori più spiccatamente energivori. Il tessile, energivoro il 76% delle imprese del settore nel territorio, e il cartario, energivoro il 69% delle imprese del settore  nel territorio. Cui si aggiungono con una densità significativa anche la gomma-plastica, il lapideo e la metallurgia’.

Osserva il presidente Daniele Matteini: “Incrementi dei costi di queste dimensioni rendono realistico, anzi già oggi reale, quello che in altri momenti sarebbe sembrato improponibile. Imprese che chiudono interi reparti perché produrre non conviene più dato che i costi superano i ricavi. Per quanto si possa spingere il mercato ad accollarsi la maggiorazione dei costi, questo in molti casi non è attuabile e gli oneri rimangono del tutto o in gran parte in carico al produttore. Gli effetti economici e occupazionali di questa situazione, potenziali e in parte già in atto, sono di drammatica evidenza. Una situazione su cui si profila anche uno spettro che, se si concretizzasse, sarebbe di impensabile gravità anche per gli aspetti energetici, oltre che per molti altri, quello di un possibile conflitto in Europa orientale”.

© Riproduzione riservata

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