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venerdì 30 Settembre 2022
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La forza dell’imprenditoria femminile in Toscana

I dati Camera di Commercio presentati a Firenze al convegno nazionale di Aidda

FIRENZE – Le imprese femminili toscane sono 95.122 si cui 84.213 attive e pesano per il 24% del totale delle imprese della regione.

I settori principali sono il commercio, 36,7%, i servizi, 32,8%, agricoltura, 14,5%, manifatturiero, 12%, edilizia, 3,5%.

Nel dettaglio la maggior parte delle aziende femminili opera in altre attività di servizi, 54%, in sanità, 41%, in agricoltura e pesca, 31%.

Costruzioni 5,6%.

La fotografia dell’imprenditoria femminile, secondo i dati della Camera di Commercio di Firenze a giugno 2022 è stata fatta durante il convegno nazionale “Il ruolo dell’imprenditoria femminile – La resilienza del modello toscano tra crisi e ripartenza” organizzato a Firenze da Aidda in occasione dei 60 anni della delegazione toscana dell‘Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti d’Azienda.

Il convegno è stato introdotto da Paola Butali, presidente delegazione Toscana Aidda, e da Antonella Giachetti, presidente nazionale Aidda.

Partendo da un’analisi sullo stato delle imprese toscane oggi e sottolineando come la situazione continua a modificarsi con sempre maggiori complicazioni e con una accelerazione mai vista prima, mettendo in seria discussione la capacità di sopravvivenza di una grande parte del tessuto imprenditoriale toscano (fenomeno comune a tutta Italia), sono state analizzate le aree di forza che hanno fino ad oggi caratterizzato il nostro territorio visti da occhi femminili.

Antonella Giachetti:” Tenuto conto che i problemi sul tavolo sono ormai di carattere più internazionale che nazionale Aidda auspica fortemente che le forze politiche che governeranno il Paese acquisiscano la consapevolezza che, oltre alla necessità improrogabile di intervenire per bloccare gli effetti su imprese e famiglie dell’aumento dei costi energetici al fine di evitare l’ecatombe, debba essere contemporaneamente assunta una visione strategica economica internazionale dove venga interamente ripensato il sistema, interrompendo la consuetudine di trovare soluzione ai problemi ultimi che si presentano senza andare all’approfondimento delle cause originarie. La dipendenza del Paese da materie prime e produzioni o catene di produzioni, anche per la tanto auspicata ‘transizione ecologica’, posizionate all’estero e spesso in Paesi non necessariamente affidabili per ragioni geopolitiche, deve trovare risposta in una visione complessiva che produca politiche per ridefinire passaggi negoziali sovranazionali e per riportare produzioni strategiche in Italia ed in Europa”.

© Riproduzione riservata

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