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mercoledì 5 Ottobre 2022
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Morto per amianto in Val di Cecina, Enel condannata a maxi risarcimento di 800mila euro ai familiari

L'azienda precisa che procederà a impugnare la sentenza e che la richiesta danni iniziale è stata notevolmente ridimensionata

PISA – Il giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Pisa, Franco Piragine, ha condannato l’Enel al risarcimento dei danni per la malattia e la morte per mesotelioma pleurico di origine professionale dell’ex dipendente dell’azienda Danilo Fedeli, morto il 19 aprile 2009 a 69 anni lasciando la moglie e i figli Barbara e Simone. Lo rende noto, con un comunicato, l’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni. Enel con una nota annuncia che procederà a impugnare la sentenza.  Il Tribunale di Pisa, in funzione di giudice del lavoro ha accertato la responsabilità dell’Enel per l’insorgenza della neoplasia e il conseguente decesso, liquidando in favore degli eredi un importo complessivo di circa 800mila euro, oltre interessi e rivalutazioni. Per ottenere il risarcimento del danno, i familiari di Fedeli si sono rivolti all’Osservatorio Nazionale Amianto Val di Cecina, che a sua volta ha investito della tutela legale il suo presidente Nazionale, avvocato Ezio Bonanni, e l’avvocato Massimiliano Deiana. I due legali hanno quindi depositato il ricorso giudiziario al Tribunale di Pisa.

Nella nota Enel sottolinea “In relazione alla decisione del Tribunale di Pisa sul giudizio risarcitorio promosso dagli eredi di un lavoratore, che ha inizialmente prestato attività per alcune imprese appaltatrici di Enel presso l’area geotermica di Larderello e, successivamente, per un’azienda del trasporto pubblico locale, Enel intende precisare che la richiesta iniziale di danni è stata notevolmente ridimensionata e che procederà ad impugnare la sentenza”.

Racconta la figlia Barbara “Mio padre ha guidato pullman nella Val di Cecina per più di trenta anni venendo anche a contatto con i lavoratori delle fabbriche che, ignari, salivano e scendevano dai mezzi senza togliersi la tuta intrisa da amianto”. Secondo le testimonianze citate in sentenza dal giudice del lavoro “i materiali contenenti amianto, coppelle, fibretta e cemento, ci venivano forniti dall’Enel”, e poi “non vi era una mensa ma consumavamo il cibo che portavamo da casa, talvolta mangiavamo sopra le coppelle”. E ancora “Non avevamo mascherine né altre protezioni dalla polvere”. Come ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni “Dopo una lunga battaglia giudiziaria, a dodici anni dalla morte, finalmente giustizia per la famiglia Fedeli con la condanna della società. Molto rimane ancora da fare in Val di Cecina e in tutte le province limitrofe per la tutela anche delle altre vittime”.

© Riproduzione riservata

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