San Giovanni di Dio, l’ecoendoscopia raggiunge le 300 procedure annue: l’evoluzione del servizio

Il reparto di Endoscopia digestiva dell'ospedale San Giovanni di Dio di Firenze ha tagliato il traguardo delle 300 ecoendoscopie all'anno

FIRENZE – Il reparto di Endoscopia digestiva dell’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze ha raggiunto la quota di circa trecento procedure di ecoendoscopia eseguite in un anno. Il volume di attività ha reso la struttura un punto di riferimento per le diverse sedi dell’Asl Toscana centro, consolidando l’impiego di una metodica che unisce la visione dall’interno del tratto digerente con l’ecografia ad alta risoluzione.

L’ecoendoscopia, nota anche con la sigla EUS, utilizza una sonda a ultrasuoni posizionata sulla punta dell’endoscopio. Questa tecnologia permette di analizzare nel dettaglio gli strati della parete gastrointestinale e gli organi vicini, come il pancreas, le vie biliari, i linfonodi e il mediastino. Sebbene venga impiegata spesso per diagnosticare e valutare lo stadio dei tumori dell’apparato digerente, la tecnica risulta indicata anche per patologie non neoplastiche, tra cui le pancreatiti e le alterazioni cistiche. Consente inoltre di effettuare il drenaggio delle vie biliari e, in pazienti selezionati che non possono affrontare un intervento chirurgico convenzionale, della colecisti.

L’attività nel presidio fiorentino è stata avviata sotto la direzione di Andrea Nucci e oggi è affidata alla responsabilità di Lara Lenzi, all’interno della struttura complessa diretta da Ottaviano Tarantino. Proprio Tarantino evidenzia il salto di qualità clinico della tecnica: “Negli anni l’EUS si è evoluta da metodica prevalentemente diagnostica a una vera e propria piattaforma interventistica, permettendo di eseguire procedure mininvasive ecoendoscopicamente guidate. Un’evoluzione che ha ampliato considerevolmente le possibilità dell’endoscopia digestiva avanzata, arrivando in alcuni ambiti a rappresentare una sorta di ‘microchirurgia endoscopica’”.

Tra le applicazioni terapeutiche più avanzate rientra la creazione di collegamenti diretti tra lo stomaco e l’intestino. Attraverso l’inserimento di una protesi metallica, i medici riescono a costruire un percorso alternativo per il transito del cibo nei casi in cui una patologia ostruttiva, come un tumore maligno, provochi un restringimento del tratto digerente.

Oltre all’aspetto tecnologico, il percorso clinico si basa sull’integrazione di diverse figure professionali, tra cui endoscopisti, chirurghi, anestesisti, anatomopatologi e citologi. “Il valore di questo percorso non risiede tuttavia soltanto nel numero delle procedure eseguite, ma soprattutto nella capacità di aver costruito una rete di competenze condivise”, precisa Tarantino.

Sulla strutturazione di questa rete si sofferma Lara Lenzi, ricordando i professionisti che ne hanno permesso lo sviluppo: “Un ruolo centrale nello sviluppo della metodica è stato svolto da Francesca De Nigris, dirigente medico della Soc di Gastroenterologia di Firenze, che dopo una formazione dedicata, ha contribuito all’implementazione della tecnica nella nostra realtà. Parallelamente, è stato strutturato un percorso di formazione che ha coinvolto anche altri professionisti delle sedi di Firenze e Prato. Decisivo è stato inoltre l’affiancamento di Maria Rosa Biagini dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi”.

Le prospettive per i prossimi mesi puntano a un ulteriore radicamento della metodica. L’obiettivo, conclude Tarantino, è “consolidare ulteriormente questa rete, incrementare le competenze sulle procedure EUS interventistiche e rafforzare il ruolo dell’ecoendoscopia come componente strategica dell’endoscopia digestiva avanzata di Asl Toscana centro”.

© Riproduzione riservata

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