FIRENZE – Per la prima volta i tetti in legno di Santa Croce sono stati studiati da cima a fondo. Il lavoro è dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), che ha esaminato le travi e le capriate che da oltre sei secoli sorreggono la basilica e le cappelle, fino a 35 metri d’altezza.
I ricercatori hanno contato circa 530 metri cubi di legno antico e controllato centinaia di elementi, uno per uno: qualità, punti deboli e segni delle riparazioni fatte nel tempo. Lo scopo è capire quali lavori servono per conservarli al meglio.
Un tetto che “respira”
La scoperta più interessante riguarda un sistema di ventilazione naturale, pensato nel Medioevo per far asciugare il legno quando entrava l’acqua. “Una soluzione che testimonia la profonda conoscenza del materiale da costruzione – spiega Nicola Macchioni del Cnr-Ibe – e che ha contribuito in modo determinante alla conservazione delle strutture fino ai giorni nostri”.
Lo studio ha chiarito anche da dove arrivava il legno. L’abete bianco, usato per le travi più grandi, veniva dai boschi del Casentino e del Mugello. Il castagno dalle colline intorno a Firenze.

Come si guarda dentro una trave
Per arrivare nei punti più difficili dei tetti in legno di Santa Croce sono stati usati piattaforme aeree, trapani di misura ed endoscopi digitali, piccole telecamere che guardano dentro il legno senza rovinarlo. Così è stato possibile cercare danni da insetti e funghi, misurare l’umidità e controllare gli incastri, anche quelli aggiunti nei restauri.
La ricerca è stata voluta dall’Opera di Santa Croce insieme al Cnr-Ibe, con i progetti Cobalto e Palco, finanziati dalla Regione Toscana tramite Giovanisì e dalla stessa Opera.
Un tetto sospeso a 35 metri
Costruita tra il 1295 e il 1385, la basilica è lunga 115 metri e larga 38: è tra le più grandi chiese francescane d’Italia. Ospita gli affreschi di Giotto e le tombe di Michelangelo, Galileo, Machiavelli e Foscolo.
Meno conosciuti ma altrettanto importanti, i tetti in legno di Santa Croce poggiano nella navata centrale su 31 capriate all’italiana, a circa 35 metri da terra, che coprono uno spazio largo circa 20 metri.



