FIRNZE – Camion fermi nei piazzali, presidi lungo le principali arterie e distributori che in alcune zone del sud iniziano a rimanere senza carburante. La protesta degli autotrasportatori contro l’aumento del gasolio entra da oggi (16 ottobre) in una fase nuova e più delicata.
In Sicilia è scattato il fermo proclamato dal Comitato autotrasportatori siciliani, destinato a proseguire fino alla mezzanotte del 20 ottobre. I mezzi restano nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non vengono ritirati dalle navi nei porti dell’isola.
Mobilitazione anche in Calabria, dove Fedralog ha avviato una protesta che proseguirà fino al 20 ottobre. Una quindicina i presidi individuati tra l’area di Lamezia Terme, Gioia Tauro e gli svincoli dell’A2 nel Cosentino. I camion vengono posizionati ai lati delle strade: non sempre si tratta di blocchi totali, ma i restringimenti provocano comunque ripercussioni sulla circolazione.
In Puglia, invece, le iniziative sono partite già nei giorni scorsi, soprattutto nel Foggiano e nel Brindisino, con autotrasportatori e agricoltori presenti in prossimità di caselli autostradali, statali e aree di servizio. La protesta ha interessato anche tratti dell’A14.
E nelle ultime ore i presidi vengono segnalati anche in Campania, nelle zone di Nola e Caianello, con ripercussioni sull’A1 e sull’A30.
Distributori a secco e file per il pieno
Il quadro si intreccia con una crescente difficoltà nell’approvvigionamento dei carburanti. In Calabria, Puglia e Basilicata numerosi impianti hanno esaurito o stanno esaurendo le scorte. A Cosenza e Catanzaro sono state segnalate stazioni di servizio senza benzina e diesel, mentre nel Foggiano la situazione riguarda una parte significativa della rete distributiva.
Alle proteste degli autotrasportatori si sommano inoltre le conseguenze del blocco alla raffineria Eni di Taranto collegato alla vertenza ex Ilva, che ha contribuito a rendere più difficile la distribuzione nel Mezzogiorno.
La conseguenza è visibile davanti alle pompe: lunghe file di automobilisti e corsa al rifornimento nel timore che le scorte possano terminare.
Le associazioni: “Il malessere non è più sostenibile”
Le organizzazioni nazionali dell’autotrasporto seguono con preoccupazione una mobilitazione che, in diverse zone, non è partita dalle tradizionali sigle di categoria ma da gruppi e comitati autonomi.
Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha parlato di proteste spontanee nate da un livello di difficoltà ormai molto elevato per le imprese. Unatras ha a sua volta segnalato un “malessere diffuso e non più sostenibile”.
Al centro delle richieste ci sono il prezzo del gasolio, lo sblocco delle risorse già stanziate per il comparto, i crediti d’imposta e misure capaci di compensare l’aumento dei costi sostenuti dalle aziende.
Il governo ha risposto convocando le associazioni dell’autotrasporto per martedì 27 ottobre alle 16 al ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Al tavolo sono attesi anche rappresentanti della presidenza del Consiglio e dei ministeri dell’Economia e delle Imprese.
Ma le associazioni avvertono: senza risposte, sul tavolo potrebbe finire anche l’ipotesi di un fermo nazionale.
Toscana, per ora nessun blocco dei camion
La domanda riguarda adesso il Centro-Nord e, in particolare, la Toscana. Al momento non risulta proclamato un fermo regionale degli autotrasportatori toscani, ed è quindi prematuro parlare di blocchi già programmati sulle principali arterie della regione. Il malcontento del settore, però, è presente anche qui.
Cna Fita Firenze ha chiesto interventi strutturali per sostenere le imprese dell’autotrasporto, sottolineando come gli strumenti utilizzati finora non siano più sufficienti. L’associazione definisce il fermo dei servizi una soluzione estrema, ma avverte che senza interventi alcune aziende potrebbero trovarsi nell’impossibilità economica di continuare a far viaggiare i mezzi. E la Toscana ha già conosciuto nelle settimane scorse mobilitazioni legate allo stesso tema.
A Livorno, lavoratori portuali e della logistica hanno manifestato davanti all’impianto di Stagno, mentre in Maremma gli agricoltori hanno annunciato la possibilità di tornare a iniziative sulla via Aurelia.
Il settore dei trasporti toscano, dunque, osserva quanto sta accadendo al sud mentre la pressione economica continua ad aumentare.
Per un camion con serbatoio da 900 litri, secondo i dati diffusi da Confartigianato Trasporti, il costo di un pieno è passato da circa 1.504 euro di febbraio a quasi 1.972 euro a metà settembre, con un aggravio di oltre 11mila euro per mezzo nel periodo febbraio-settembre ipotizzando quattro pieni mensili.
La mobilitazione partita dal Mezzogiorno entra quindi in una settimana decisiva. Il Sud è già attraversato da fermi e presidi; in Toscana non ci sono ancora blocchi dell’autotrasporto annunciati, ma associazioni e imprese chiedono risposte urgenti.
Il passaggio decisivo sarà capire se il confronto con il governo riuscirà a fermare l’estensione della protesta o se, nei prossimi giorni, l’onda dei camion fermi finirà per risalire anche verso il centro Italia.



