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Amianto, morì per mesotelioma. Confermata condanna ai ministeri

Corte di Appello di Firenze condanna ministeri Interno e Difesa. Antonio Ballini riconosciuto vittima del dovere

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MONTE ARGENTARIO – Amianto, morì per mesotelioma. Confermata condanna ai ministeri.

La Corte di Appello di Firenze ha confermato la condanna dei Ministeri dell’Interno e della Difesa a riconoscere vittima del dovere Antonio Ballini, di Monte Argentario, Grosseto, morto all’età di 69 anni, per un mesotelioma pleurico dovuto all’amianto.

Lo rende noto Osservatorio Nazionale Amianto.

Ballini aveva svolto il servizio di leva impiegato in imbarcazioni della Marina Militare tra il 1965 e il 1967 sia in attività di manutenzione, che di conduzione, con diretta manipolazione di componenti contenenti amianto. In particolare ha lavorato sulla motovedetta Cp227, risalente agli anni ’60 dove era diffuso l’impiego di materiali contenenti amianto. La sua attività consisteva nell’armamento di mezzi nautici, nella cura dei materiali e dei mezzi e nella manutenzione degli stessi, nello svolgimento di servizi di coperta, di comunicazione e di banchina presso la Capitaneria di Porto di La Spezia e di Civitavecchia.

La vedova Delfina Lucignani e il figlio Marco si sono rivolti all’Osservatorio Nazionale Amianto e all’avvocato Ezio Bonanni.

In primo grado il Tribunale ha disposto il pagamento degli assegni vitalizi e della speciale elargizione alla vedova, ma i ministeri hanno presentato appello.

Nella sentenza di primo grado il giudice ha sottolineato come “l’esposizione ad amianto del Ballini sia avvenuta in occasione dello svolgimento di attività di servizio”, e che “l’esposizione remota ha una valenza maggiore rispetto alle esposizioni successive”.

Ballini, dopo il servizio di leva, aveva lavorato per 25 anni nel cantiere navale di Porto Ercole.

La Corte d’Appello ha spiegato che l’esposizione nel periodo del servizio militare si pone come “concausa” della malattia e ha ricordato un documento dell’Inail di 8 novembre 2012 dove viene affermato che “una volta che sia innescato il processo che irreversibilmente conduce alla manifestazione della malattia, ogni esposizione successiva non ha effetto; il tempo trascorso dall’esposizione assegna un peso maggiore alle esposizioni più remote”.

Rigettato il ricorso del figlio del militare, Marco, che chiedeva gli stessi benefici della madre.

 

© Riproduzione riservata

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