CALENZANO – Una svolta decisiva segna le indagini sulla tragica esplosione e sul conseguente incendio avvenuti all’interno del deposito Eni di via Erbosa a Calenzano nel dicembre 2024. La procura della Repubblica di Prato ha trasmesso al Giudice per le indagini preliminari le richieste di patteggiamento concordate per sei dei principali indagati, tutti dipendenti del gruppo energetico. Parallelamente, l’area dell’impianto è stata definitivamente dissequestrata a seguito dell’avvio dello smantellamento e della riconversione del sito, scongiurando il rischio di nuovi incidenti e salvaguardando i livelli occupazionali.
L’accordo negoziale raggiunto tra la Ppocura pratese e i legali della difesa prevede pene comprese tra i due anni e i due anni e nove mesi di reclusione per i reati contestati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Nel dettaglio, le richieste formulate per l’applicazione della pena mediante rito alternativo riguardano Luigi Cullurà (due anni e nove mesi), Carlo Di Perna (due anni e sei mesi), Emanuela Proietti (due anni e cinque mesi), Marco Bini e Andrea Strafelini (entrambi due anni e tre mesi), con la previsione della sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità. Per Elio Ferrara — rimasto anch’esso gravemente ferito durante la deflagrazione e dunque figurante nel procedimento anche come persona offesa — la difesa ha concordato due anni di reclusione con sospensione condizionale e non menzione della condanna. Complessivamente, le proposte ammontano a 14 anni e sei mesi di reclusione per i sei dipendenti.
La procura ha espresso parere favorevole alle istanze alla luce della congruità delle pene, dell’attenuante per l’avvenuto e tempestivo risarcimento dei danni ai familiari delle vittime e alle altre parti offese da parte di Eni Spa, e di uno studio comparativo sulle sanzioni erogate in casi analoghi a livello nazionale. La definizione della posizione per i sei indagati permetterà di giungere a una decisione giudiziaria entro un biennio dai fatti, evitando le lungaggini di un dibattimento ordinario in un tribunale gravato da criticità d’organico. Per le restanti tre posizioni coperte dall’avviso di conclusione indagini — Enrico Cerbino di Eni e i responsabili dell’impresa appaltatrice Sergen Srl, Francesco Cirone e Luigi Murno — la procura ha invece esercitato l’azione penale richiedendo il rinvio a giudizio davanti al Gup.
Sul piano dell’accertamento tecnico, l’incidente probatorio conclusosi in primavera ha evidenziato gravi e inescusabili carenze nella pianificazione e nell’esecuzione dei lavori di manutenzione. L’incidente è risultato prevedibile ed evitabile: tra i principali fattori scatenanti sono stati individuati l’utilizzo da parte dell’impresa appaltatrice di una piattaforma con motore a scoppio — fonte di innesco in un’area a rischio esplosione classificata Atex Zona 1 — il rilascio improprio di un permesso di lavoro a freddo, la mancata valutazione del rischio da interferenze durante le contemporanee operazioni di carico delle autobotti e il difetto di coordinamento da parte delle figure garanti della sicurezza. Di contro, gli esiti peritali hanno escluso profili di responsabilità amministrativa ex decreto legislativo 231/2001 a carico della società Eni, il cui modello organizzativo è risultato idoneo ed efficacemente attuato, portando al proscioglimento da responsabilità per omessa vigilanza in capo alla dirigente Patrizia Boschetti.
Relativamente al filone ambientale secondario — legato all’apertura non autorizzata di uno scarico di acque reflue industriali con superamento dei limiti di idrocarburi nel vicino fosso Tomerello — gli indagati Boschetti, Cullurà, Proietti e Bini hanno chiesto di accedere all’istituto dell’oblazione tramite il pagamento di una somma pecuniaria.
Sul fronte della sicurezza territoriale, l’intera struttura di via Erbosa non costituisce più un potenziale pericolo per la cittadinanza di Calenzano. A seguito degli impegni presi da Eni per la decontaminazione del sito, la Procura ha revocato il sequestro probatorio rinunciando al sequestro preventivo. I serbatoi del deposito sono stati completamente svuotati lo scorso maggio e la società controllata Eni Industria Evolution”ha già avviato le operazioni di bonifica, decommissioning e smantellamento delle infrastrutture per la successiva riconversione industriale della zona.



