(Adnkronos) – “Il Mezzogiorno esprime una crescita economica superiore al resto del paese, ma rischia di vanificare questo slancio senza una gestione efficiente dei servizi pubblici urbani e la decisa crescita della qualità della vita nelle sue città trainanti. Questo è il paradosso di un territorio che aumenta la produzione industriale ma continua a perdere i propri talenti”. Lo dice in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Ivo Allegro, economista, docente universitario e amministratore delegato della società di consulenza Iniziativa, la boutique italiana della consulenza per lo sviluppo che assiste imprese e pubbliche amministrazioni nei settori del corporate finance, della finanza agevolata, del Ppp e dei progetti di rigenerazione urbana, avendo curato oltre 160 operazioni di partenariato e project financing e supportato investimenti produttivi per oltre 2,2 miliardi di euro.
I dati dell’ultimo rapporto Svimez confermano una forte discontinuità territoriale. Tra il 2021 e il 2024 gli occupati al Sud sono cresciuti dell’8%, 2,6 punti in più rispetto al Centro-Nord, mentre il valore aggiunto industriale è salito del 5,7% contro una flessione settentrionale del 2,8 per cento. Nello stesso periodo, però, 175 mila giovani qualificati hanno lasciato le regioni meridionali, generando una dispersione di investimenti formativi stimata in 6,7 miliardi di euro all’anno.
“Non esiste un solo Mezzogiorno, ma esistono molti Mezzogiorni con tassi di attrattività eterogenei e spesso divergenti”, spiega Ivo Allegro. Secondo l’economista, l’emigrazione intellettuale non si combatte con i differenziali retributivi. Difatti le maggiori retribuzioni del Nord sono erose dall’alto costo della vita nelle metropoli settentrionali e non sono, di per sè, l’effettivo elemento dirimente. Elementi centrali della perdurante scarsa attrattività del Sud per i suoi giovani ma anche per quelli che vorrebbero rientrare sono le prospettive di un lavoro di qualità e la vivibilità dei centri urbani meridionali dove maggiormente, in primis a Napoli e a Bari, si stanno avendo tassi di crescita significativi anche per il positivo rapporto sinergico tra Università e Imprese ma anche per la spinta del Pnrr ancorché in esaurimento. “Ai giovani non servono opere monumentali o stazioni manifesto, ma trasporti puntuali ogni cinque minuti, connessioni digitali veloci, asili nido, una vita culturale vivace e alloggi accessibili. Le città del Sud devono trasformare il proprio potenziale in capacità effettiva di erogare servizi quotidiani di standard europeo, questa è la vera sfida per i prossimi anni: incidere positivamente sulla qualità della vita e sul benessere sociale dei cittadini che scelgono di vivere e lavorare al Sud”.
La conclusione della fase espansiva del Pnrr apre intanto un nodo gestionale critico per la Pubblica amministrazione. La declinazione italiana del piano europeo ha privilegiato un approccio fortemente incentrato sul solo intervento pubblico che ha saturato la capacità di offerta del mercato, non solo delle costruzioni, e fatto salire i costi di realizzazione di tantissimi interventi ma soprattutto ora ci presenta il nodo gestionale. “Il Pnrr ci consegna l’onere della gestione di molte opere materiali e immateriali”, avverte Allegro. “I costi di manutenzione e funzionamento ricadranno sulla spesa corrente degli enti locali, che non hanno risorse proprie per sostenerli. E’ l’errore tipico di chi costruisce gli involucri senza pianificare l’erogazione dei servizi nel tempo”.
Per sciogliere questo nodo strutturale, l’amministratore delegato di Iniziativa indica nella cooperazione tra pubblico e privato l’unica strada percorribile. “Il Partenariato pubblico-privato (Ppp) non è, come spesso semplicisticamente visto dai decisori pubblici, un ripiego per enti senza disponibilità di cassa, ma una leva industriale di efficienza e di gestione con elevati standard di servizio nel tempo”, sottolinea l’esperto. “Nel Ppp la remunerazione del privato resta legata alla qualità continuativa delle prestazioni gestionali. Strumenti contrattuali di questo tipo evitano che interventi infrastrutturali anche corretti abbiano impatti sulla qualità della vita dei cittadini e sul benessere delle comunità subottimali, come largamente avviene in Italia, in quanto non gestiti adeguatamente dopo la fase di realizzazione pensata in modo slegato da quella di gestione”.
“Il Partenariato pubblico-privato (Ppp)- spiega Allegro- è un modello contrattuale di lungo termine tra una pubblica amministrazione e un operatore economico privato per finanziare, realizzare e gestire un’opera o un servizio di interesse generale. A differenza dell’appalto tradizionale, nel Ppp il rischio operativo è trasferito in capo al privato e i pagamenti pubblici sono vincolati al raggiungimento e al mantenimento di precisi standard di qualità gestionale”.
Sull’altro fronte importante, quello del supporto allo sviluppo di un tessuto produttivo solido in grado di offrire lavoro di qualità e prospettive di crescita, si deve registrare un quadro a luci ed ombre della politica dispiegata negli ultimi anni ed imperniata sulla Zona economica speciale (Zes) unica che comprende le otto regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna), a cui si sono aggiunte Marche e Umbria, ed è nata per stimolare gli investimenti produttivi attraverso procedure autorizzative semplificate e incentivi fiscali sotto forma di credito d’imposta. “La misura ha evidenziato- spiega Allegro- criticità operative dovute a finestre temporali di accesso ristrette e a una capienza finanziaria inferiore rispetto alle richieste complessive avanzate dal tessuto produttivo”. In tal senso, lo strumento agevolativo è assolutamente da rivedere. “Le misure a pioggia con scadenze a breve termine – 12 mesi – e tassi di agevolazioni definiti solo a posteriori premiano investimenti già decisi e generano incertezza”, osserva l’economista. “Al Sud servono strumenti stabili con programmazioni a scorrimento di almeno 24 o 36 mesi e criteri selettivi rigorosi anche mediante l’adozione di logiche innovative”.
Ben diverso è, invece, l’impatto dell’innovazione amministrativa delle procedure semplificate e con tempi certi della ZES “che ha dimostrato come la burocrazia abbia dei costi nascosti sullo sviluppo estremamente rilevanti” e dove “il Mezzogiorno è stato laboratorio di innovazione amministrativa a supporto degli investimenti produttivi”
Da qui nasce la proposta di istituire una specifica ‘Zes per il Ppp’ per impattare in modo drastico sulla crescita della qualità dei centri urbani del Sud. Il meccanismo prevede la semplificazione amministrativa e l’inversione dell’onere di motivazione per gli enti locali. “Ogni volta che una pubblica amministrazione progetta un’infrastruttura che richiede una successiva gestione, deve spiegare perché ricorre all’appalto tradizionale anziché al partenariato”, chiarisce Allegro. “La misura – sottolinea – permetterebbe inoltre di avviare interventi di rigenerazione urbana e riuso adattivo del patrimonio immobiliare pubblico con un ruolo molto più rilevante della finanza privata, affrontando l’emergenza abitativa nei grandi centri come ad esempio Napoli, che conta oltre 60 mila immobili comunali da valorizzare. In un epoca in cui abbiamo superato i 3.200 miliardi di debito pubblico e dove le scarse risorse pubbliche servono per investire in quei settori vitali per la crescita ma con grandi esigenze di sostegno come la ricerca e l’innovazione “Dobbiamo superare la diffidenza ideologica verso i privati: chi investe con regole certe e trasparenti non mette le mani sulla città, ma offre un contributo concreto al suo sviluppo. In questo le grandi città del Sud, dove le ‘mani sulla città’ degli anni ‘50, ‘60 e ‘70 sono sotto gli occhi di tutti, possono diventare un laboratorio di innovazione per il paese”.
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