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Europei atletica, medico-fisiatra su Jacobs: “Per velocisti 25% infortuni è muscolare, recidive altissime”

(Adnkronos) – Il problema fisico del velocista italiano Marcell Jacobs durante la finale dei 100 metri agli Europei di Birmingham ha riportato sotto i riflettori un tema tanto cruciale quanto delicato nel mondo dell’atletica e non solo: gli infortuni muscolari. “L’ennesimo stop del campione olimpionico dei 100 metri a Tokyo 2022 è purtroppo un’altra tappa di un calvario fisico che ha frammentato il suo percorso da quelle Olimpiadi in poi. La letteratura scientifica offre un quadro molto chiaro dell’incidenza degli infortuni nell’atletica leggera. Secondo i dati di sorveglianza epidemiologica validati dalla Iaaf (ora World Athletics), durante i grandi campionati internazionali circa il 10-14% degli atleti incorre in un infortunio (con un’incidenza misurata intorno a 135 infortuni ogni 1000 atleti registrati). Nelle discipline esplosive (sprint, ostacoli, salti), le lesioni muscolari indirette sono in assoluto la problematica predominante – spiega all’Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) – rappresentando oltre un quarto di tutti gli infortuni in pista. Il meccanismo lesivo principale avviene durante la fase di volo e di massimo allungamento eccentrico, ovvero quando il muscolo si contrae allungandosi per frenare l’avanzamento della gamba prima dell’impatto al suolo. I dati evidenziano inoltre che un muscolo già infortunato in passato, se non perfettamente riabilitato, presenta tassi di recidiva di infortunio altissimi”. 

Fino a pochi anni fa, “il linguaggio medico intorno agli infortuni muscolari era confuso” riferisce Bernetti che definisce una breve bussola per capire come si è evoluta l’analisi in questo campo. “Oggi, per standardizzare diagnosi e prognosi, la comunità scientifica internazionale, recepita anche in Italia dalle linee guida Ismult (Italian Society of Muscles, Ligaments and Tendons) e Simfer (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa), si affida al Munich Consensus Statement (2013). Questa classificazione divide nettamente le problematiche in due grandi categorie: disturbi muscolari funzionali (senza vere e proprie lesioni strutturali). Lesioni Muscolari Strutturali (con danno anatomico e lesione documentabile). Questa distinzione – avverte lo specialista – è fondamentale oltre che dal punto di vista diagnostico, anche da quello prognostico e terapeutico, fornendo informazioni precise in merito alle tempistiche. In caso di lesione vera e propria, nelle prime 48-72 ore dall’evento traumatico strutturale, l’obiettivo non è accelerare la guarigione (processo biologicamente incomprimibile), ma evitare di peggiorare il danno. Dal punto di vista terapeutico è utile ricordare l’acronimo ‘Peace & Love'”. 

Bernetti entra nel merito dell’acronimo ‘Peace & Love’. “In fase acuta (Peace): P (Protect): Scarico e protezione della parte lesionata, utilizzando eventualmente le stampelle; E (Elevate) Elevazione dell’arto per favorire il ritorno venoso e la riduzione dell’edema e dell’ematoma; A (Avoid Anti-inflammatories), fondamentale evitare i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) nei primi giorni. L’infiammazione è la primissima e necessaria fase della guarigione tissutale; inibirla con i farmaci significa alterare la qualità della futura cicatrice muscolare; C (Compress): compressione meccanica per limitare l’edema e l’ematoma intra ed extra-muscolare; E (Educate), educare l’atleta ai reali tempi di guarigione biologica, evitando pressioni psicologiche per rientri affrettati”. 

Successivamente il medico-fisiatra passa in rassegna la fase ‘Love’ che riguarda la fase subacuta e riabilitativa (dopo le prime 48-72 ore di fase Peace). “Ecco il significato dettagliato di ogni lettera: L (load – carico): Il riposo assoluto prolungato è dannoso – avverte – Non appena i sintomi lo permettono, è necessario introdurre un approccio attivo con movimento e un carico meccanico ottimale. Questo favorisce la riparazione dei tessuti e il rimodellamento delle fibre (meccanotrasduzione) senza esacerbare il dolore; O (Optimism – Ottimismo): condiziona il recupero psicologico. La ricerca dimostra che fattori psicologici come la catastrofizzazione, la depressione e la paura del movimento (kinesiofobia) possono rallentare significativamente i tempi di guarigione e aumentare la percezione del dolore. Un atteggiamento positivo e fiducioso è un vero e proprio strumento terapeutico; V (vascularisation – vascolarizzazione): L’attività cardiovascolare aerobica, svolta nel rispetto della soglia del dolore, è fondamentale. Aumenta il flusso sanguigno verso le strutture lesionate, incrementando l’apporto di ossigeno e nutrienti necessari per il metabolismo cellulare e la riparazione tissutale; E (exercise – esercizio): L’inserimento di esercizi terapeutici mirati per ripristinare la mobilità articolare, la forza muscolare e la propriocezione. L’esercizio è essenziale per ridurre il rischio di recidive”.  

“Esistono poi una serie di terapie utili come ad esempio le infiltrazioni con Prp (Plasma Ricco di Piastrine) o le terapie fisiche strumentali (laser-terapia, ultrasuono-terapia, campi magnetici pulsati) che, seppur supportate da evidenze scientifiche ancora dibattute per le lesioni acute e pur non accelerando la tempistica del processo biologico, possono migliorare la qualità tissutale e potenzialmente ridurre il rischio di recidive se inserite nel contesto di un progetto riabilitativo Individuale che preveda trattamenti multimodali a partire dall’esercizio terapeutico – conclude Bernetti – Il ‘Return to Pla’y (Rtp) viene autorizzato solo quando l’atleta dimostra, attraverso test fisici e strumentali obiettivi, di aver recuperato parametri neuromuscolari sicuri. In generale nessuna terapia all’avanguardia potrà mai sostituire la triade fondamentale per la longevità dell’atleta: prevenzione specifica, rispetto biologico della guarigione e una gestione meticolosa dei carichi di allenamento”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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