(Adnkronos) – La cybersicurezza italiana guarda sempre più ai mercati internazionali. Dal 5 ad oggi, al Malaysia International Trade and Exhibition Centre di Kuala Lumpur, Deas Cyber partecipa al CyberDsa 2026, uno dei principali appuntamenti asiatici dedicati a cyber defence, sicurezza digitale, intelligenza artificiale e protezione delle infrastrutture critiche. L’edizione di quest’anno è costruita attorno a tre direttrici, Secure AI, Digital Trust e Data Sovereignty, e riunisce istituzioni, industria, Difesa ed esperti provenienti da numerosi Paesi. Deas è presente anche nel programma ufficiale del CyberStage, con un intervento dedicato al progressivo superamento del confine tra intrusione digitale e conseguenze nel mondo fisico. A Kuala Lumpur Deas porta Heimdall-Sandbox, la propria piattaforma per l’analisi dinamica dei malware, sviluppata interamente in Italia: un ambiente nel quale eseguire sample sospetti, osservarne il comportamento e condurre l’indagine mantenendo l’intero processo offline e sotto il controllo dell’organizzazione che lo utilizza. Il principio è semplice: davanti a malware sempre più capaci di nascondere il proprio comportamento, leggere un file senza eseguirlo non è più sufficiente. Per sapere cosa fa un artefatto bisogna farlo girare in un ambiente controllato e osservare tutto ciò che tocca. La piattaforma permette di eseguire il campione all’interno di stanze isolate e ripristinabili e di osservarne l’esecuzione da due punti di vista contemporaneamente: quello del sistema, su processi, file, rete e memoria, e quello del campione, su ciò che carica, modifica, decifra o tenta di contattare.
L’analista interagisce con l’ambiente in tempo reale e può programmare in anticipo le risposte e le configurazioni della sandbox. Il cuore della tecnologia è AlluQL, il linguaggio di interrogazione sviluppato internamente da Deas con lo stesso linguaggio l’analista interroga gli eventi raccolti, sono scritte le oltre 700 regole di detection mappate sul framework Mitre Att&Ck e si automatizzano le analisi. Il comportamento osservato viene così ricondotto a una tassonomia utilizzata da Soc, Cert e autorità di sicurezza, rendendo immediatamente leggibili tecniche e comportamenti individuati durante l’analisi. Una console unificata di indagine ricostruisce inoltre il comportamento su più rappresentazioni temporali, comprese le visualizzazioni tridimensionali, mentre Api Rest e un server Mcp dedicato consentono ad agenti AI e ad altre componenti dell’ecosistema di sicurezza di usare la sandbox come uno strumento. Il tema centrale è anche quello della sovranità del dato. Un sample sospetto può contenere documenti, credenziali, indirizzi interni e informazioni sull’organizzazione colpita. Per questo la piattaforma è progettata affinché l’analisi avvenga senza componenti cloud e senza che il campione o i suoi artefatti lascino l’installazione: un requisito particolarmente rilevante per Difesa, infrastrutture critiche e organizzazioni che operano su informazioni strategiche.
“La presenza di Deas in contesti internazionali come CyberDsa testimonia l’interesse crescente verso competenze e tecnologie sviluppate in Italia. Il nostro Paese possiede professionalità di altissimo livello e può esportare non soltanto prodotti, ma capacità tecnologica, conoscenza e sicurezza. È un Made in Italy meno visibile di quello tradizionale, ma sempre più strategico”, ha detto Stefania Ranzato, fondatrice di Deas. La sfida riguarda un mercato nel quale cybersicurezza, intelligenza artificiale e controllo delle informazioni stanno diventando sempre più interconnessi. L’architettura della piattaforma va in questa direzione: anche gli agenti AI utilizzano la sandbox attraverso interfacce dedicate, con policy esplicite sugli accessi e la registrazione delle azioni compiute. “Cybersecurity e intelligenza artificiale saranno tra i mercati decisivi dei prossimi anni. La sfida per l’Italia è trasformare le nostre eccellenze in protagonisti globali, mantenendo nel Paese competenze, proprietà intellettuale e capacità industriale. L’attenzione che Deas sta ricevendo all’estero ci conferma che esiste una domanda internazionale di tecnologia italiana anche nei settori più avanzati della sicurezza”, conclude Ranzato.
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