Meloni: “Non leggo le parole di Mattarella sulla scuola come contestazione. Bollo auto? Non tagliamo sanità”

(Adnkronos) – “Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole di ieri del Presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così”. Così la premier Giorgia Meloni, ospite di ‘5 Minuti’ su Rai1, commentando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tema della scuola e della presenza degli studenti stranieri nelle classi. 

“Il Presidente della Repubblica, per l’appunto, dice: la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti. È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto”, ha spiegato Meloni. 

 

Meloni ha poi parlato della misura sul bollo auto: “Niente viene tagliato alla sanità regionale. E se i presidenti delle Regioni della sinistra ritengono che questa misura sia così vergognosa, possono sempre decidere di non aderire, rifiutare il contributo dello Stato e far pagare il bollo. Ma temo che non lo faranno. Giustamente, spero non lo faranno”. 

Meloni ha quindi spiegato che “la misura che costa 2,4 miliardi non viene pagata dalle Regioni. Le Regioni vengono rimborsate dallo Stato per le risorse che non chiaramente raccolgono con il bollo auto”. “Quindi mi pare chiaramente che le critiche che sto ascoltando da diversi presidenti di Regione, particolarmente dei partiti dell’opposizione, siano ovviamente, insomma, siano in questo caso strumentali, mettiamola così”, ha concluso. 

“Ho sentito anche accuse abbastanza gravi: ‘Dobbiamo pagare la campagna elettorale…’ Quando sento una frase del genere da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa, mi fa abbastanza sorridere”, ha detto la premier rispondendo alle critiche sul provvedimento.  

 

Meloni si è detta invece “chiaramente dispiaciuta” per la mancata uscita dalla procedura di infrazione “perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso, in questi anni, che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare, dall’8,1% quando ci siamo insediati all’attuale non 3,1%, 3,08%. E quindi, insomma, è il classico: hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che chiaramente andremo per quella che era la tabella di marcia”.  

“Voglio dire che mi rammarica, però, anche perché nella stessa giornata in cui l’Istat ci dice che siamo al 3,08% di deficit, ci dice anche che rivede le stime della crescita italiana del 2024. Quando ci dissero che la crescita italiana era stata dello 0,7%, oggi si scopre che è stata dell’1,1%… Ora io non so se l’Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo, ma sta accadendo sempre e mi dispiacerebbe molto se questo accadesse anche fra due anni e se noi fra due anni dovessimo scoprire che in realtà stavamo sotto al 3%, ma le stime erano, diciamo, troppo prudenti”, ha aggiunto. 

 

“Quando non è passato l’emendamento sulle preferenze alla Camera con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento. Quindi noi siamo tornati, adesso le preferenze sono nella norma e credo che sia una grande vittoria che gli italiani possano tornare a scegliere il parlamentare. E chiaramente, nel momento in cui torna alla Camera, credo che vada fatta chiarezza sull’accusa che veniva fatta relativamente al fatto che non ci sarebbe fiducia”, ha detto Meloni sulla legge elettorale, “se non c’è la fiducia del governo penso che ne dobbiamo prendere atto, no?”. 

 

Mattarella aveva commentato la questione integrazione a scuola in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico nell’istituto omnicomprensivo ‘Sergio Marchionne’ di Amatrice: “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – ‘È aperta a tutti’: così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”. 

 

 

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