Russia, successore è convitato di pietra al 74esimo compleanno di Putin

(Adnkronos) –
Vladimir Putin compie 74 anni. E’ finita da tempo la stagione dei festeggiamenti muscolari, insieme a Sergei Shoigu (i 67 anni, in Siberia, sul fiume Enisey), i 63 insieme a Sochi per una partita di hockey su ghiaccio, ex campioni in campo. Il presidente russo, è solo, nelle foto e al comando di un Paese e di un gruppo di potere sempre più litigioso, malgrado l’unità proclamata fin nel nome del partito ‘presidenziale’ e ribadita nella richiesta del Presidente ai russi, perché la sua élite intenda.  

A fronte di risorse non più illimitate risucchiate dalla guerra in Ucraina, e di una successione di cui nessuno parla apertamente ma ben presente nella mente di tutti nella nomenklatura, o meglio, nella nobiltà, considerati i ‘giovani principi’ proiettati in posizioni di potere dopo le elezioni presidenziali del 2024, ogni fazione sta cercando di occupare porzioni di territorio alle altre, caso esemplare il recente arresto per spaccio su vasta scala del politologo Aleksandr Kynev (siloviki con più di 70 anni, contro macchina della politica coordinata dal vice capogabinetto del Cremlino Sergei Kiryenko, 64 anni).  

I principini (Boris Kovalchuk, 48 anni, presidente della Corte dei conti, il coetaneo Dmitry Patrushev, vice premier con delega all’agricoltura, la cugina di Putin Anna Tsivileva, 54 anni, vice ministra della Difesa con delega ai veterani e moglie del ministro dell’Energia, fra tutti) hanno consolidato posizioni di potere senza esperienza e preparazione al fianco dei padri non ancora usciti di scena (a parte, l’ex ministro della Difesa Shoigu, 71 anni, nella comoda casa di riposo del gruppo di membri permanenti del Consiglio di sicurezza, accanto all’ex Premier e Presidente, Dmitry Medvedev, 61 anni, anche lui indicato per un breve e lontano periodo come un possibile successore di Putin). 

Malgrado l’età e le malattie che si porterebbe sulle spalle, Putin è stato presente come non mai sulla scena pubblica, in vista delle elezioni legislative del mese scorso, con la campagna elettorale bene oliata ha ricevuto uno scossone dal picco di interesse estivo e non previsto per il partito fino ad allora insignificante di Yabloko. Il Presidente ha ripetuto il richiamo all’unità fino al giorno prima dell’apertura delle urne.  

Con l’uscita di scena di Putin, quando avverrà, dovrebbe andarsene, non fosse altro che per ragioni anagrafiche, anche l’élite senior che lo ha accompagnato dai tempi di Leningrado/San Pietroburgo, i siloviki del complesso delle dace sul lago dei fine settimana insieme con la famiglia, da cui si sono diramate e da cui hanno tratto appoggio, o al contrario con cui se la sono dovuta vedere, i rappresentanti di punta dell’economica e nella politica negli anni di Putin. I gerontocrati (Aleksandr Bortnikov, Segretario del Consiglio di sicurezza, 74 anni, il direttore dell’Svr, Sergei Naryshkin, 71, il direttore comitato investigativo Aleksandr Bastrykin, 72, il comandante Guardia nazionale Viktor Zolotov, 72, e il capo di stato maggiore Valery Gersasimov che di anni ne ha 70) non hanno formato i loro successori proprio come Putin non ha scelto il suo. 

Il politologo Jullian Waller del Center for Naval Analyses e della George Washington University, in un recente articolo su Foreign Affairs, una delle analisi più interessanti sui possibili scenari futuri in Russia, ha ricordato quanto accaduto dopo la morte di Stalin, denunciando però come fattore di rischio per una transizione ordinata dopo l’uscita di scena di Putin, il salto generazionale che sembra aver messo da parte i 50/60enni, in favore di chi fa parte della generazione successiva. Una sfida alla stabilità potrebbe arrivare da loro.  

“Ci sono eco importanti” di quanto è accaduto in Unione sovietica dopo la morte di Stalin (a 74 anni, ndr) “in quello che si prefigura davanti a noi”, sottolinea Waller sulla rivista del Council on Foreign Relations. “Come è accaduto durante la transizione politica dopo la morte di Joseph Stalin, le decisioni e gli accordi di un piccolo gruppo di esponenti di spicco determinerà il nome di chi prenderà il potere”. A differenza di allora, chi farà parte di questo ‘gruppo selettore’ avrà un’età molto più alta, meno energie, lasciando aperta, insieme a una generazione frustrata di esclusi e all’impreparazione dei giovani rampanti, la possibilità di una transizione disordinata. “E’ una ricetta per un potenziale caos che può portare a passi falsi durante la danza, che deve invece essere precisa, del coordinamento di una transizione”.  

In ogni caso, più che la ricerca dell’identità del convitato di pietra, è forse utile ora cercare di individuare chi, nel gruppo dirigente, potrà entrare a far parte del gruppo ristretto in cui si viene ammessi solo con autorità istituzionale e una importante rete personale. Il bacino da cui prelevare i nomi include i Presidenti delle due camere, il Premier, il direttore dell’Fsb, il capogabinetto del Cremlino, il segretario del consiglio di sicurezza nazionale, il ministro della Difesa, e il segretario di Stato – da anni si parla di Aleksei Dyumin, 53 anni, come di un possibile successore. Ma la partita è aperta. E anche lo scontro.  

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