Ucraina, Trump e il Cremlino contro Zelensky: “Impossibile trattare con lui”

(Adnkronos) –
Donald Trump e il Cremlino contro Volodymyr Zelensky. Mentre il presidente ucraino incontra i leader dei paesi Ue a Bruxelles, dove si chiude oggi il Consiglio europeo, arrivano le critiche dagli Stati Uniti e dalla Russia. Da giorni, Trump punta il dito contro Zelensky: è ‘colpa’ soprattutto del leader ucraino, dice il presidente degli Stati Uniti, se la guerra con la Russia non è ancora terminata. “E’ ora di un nuovo presidente in Ucraina”, ha detto Trump la scorsa settimana, rinnovando le accuse a Kiev per i raid contro le raffinerie russe. Ora, in un’intervista a Newsmax, il presidente degli Stati Uniti dichiara di “non essere un grande fan” del presidente ucraino aggiungendo che, a suo avviso, negoziare con lui è più difficile che farlo con il presidente russo Vladimir Putin. “Zelensky non è una persona con cui sia facile trattare per noi”, dice Trump trasformando di fatto il presidente ucraino nel principale ostacolo ad una soluzione negoziale. 

 

“Trovo che sia più difficile trattare con Zelensky che con Putin. Come sapete, Putin odia Zelensky e Zelensky odia Putin. E quando c’è questo odio, è molto difficile arrivare a una soluzione”, afferma ancora, accendendo nuovamente i riflettori sulla necessità di tenere elezioni presidenziali in Ucraina: “Credo che servano delle elezioni, perché nessuno mi dice che gli ucraini siano soddisfatti di vedersi piovere missili sui propri condomini”, dice Trump, senza evidenziare che lo stesso Zelensky ha dato totale disponibilità a organizzare elezioni in presenza di una tregua di 2 mesi. Interpellato in merito ai nuovi attacchi dell’Ucraina, Trump ribadisce che questi raid stanno facendo salire i prezzi globali dell’energia. “Se mi dite che Zelensky sta colpendo di nuovo le raffinerie, l’unico risultato è un aumento del prezzo mondiale del petrolio. Beh, credo che sia una vergogna. Ci sono molti altri obiettivi… Ci sono un altri obiettivi che si possono colpire”, dice, ignorando il reale peso della crisi dello Stretto di Hormuz, connessa alla guerra iniziata dagli Usa contro l’Iran. 

 

L’affondo di Trump diventa un assist per Mosca, che si accoda al presidente americano. “È inequivocabile che Zelensky non voglia assumersi responsabilità e perseguire una soluzione pacifica. E su questo punto siamo pienamente d’accordo con il presidente Trump”, si inserisce il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che “è impossibile, per quanto lo si desideri, discutere di qualsiasi cosa con l’attuale leadership ucraina”. A battere sullo stesso tasto provvede nelle stesse ore anche Kirill Dmitriev, numero 1 del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale del Cremlino per la cooperazione economica. “Gli sforzi per ristabilire la pace si accelereranno man mano che il ruolo di Zelensky diminuirà”, dice, evidenziando che “la cooperazione economica tra Stati Uniti e Russia – rinvigorita dall’accordo sulla fornitura di diesel russo a Washington – continuerà anche a beneficio dei paesi e dell’intero mondo”. A chiudere il cerchio ecco Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri: “Non è Mosca a obbligare Zelenskyj a indire le elezioni, ma la Costituzione e il popolo”. 

 

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