Utilitalia, 1,3 milioni di tonnellate di fanghi prive di collocazione senza uso agricolo

(Adnkronos) – In Italia vengono prodotte ogni anno 3,2 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione. Un rifiuto che si può trasformare in risorsa per l’utilizzo in agricoltura o attraverso il recupero energetico e di materia. Nel nostro Paese, però, il sistema si regge su un equilibrio precario: a un sistema insufficiente di depurazione (che ci costa 4 procedure di infrazione, con 60 milioni di euro pagati ogni anno) si accompagna una carenza di impianti sia per l’utilizzo in agricoltura, sia per il recupero di materia e per quello energetico con produzione di biometano ed energia elettrica o termica; ciò nel presupposto che lo smaltimento in discarica, sicuramente l’opzione ambientalmente meno conveniente, vada minimizzato a favore del recupero, come previsto dalla gerarchia della corretta gestione dei rifiuti ripresa anche nella recente Direttiva Europea sulle acque reflue urbane. Lo evidenzia Utilitalia, che oggi a Ecomondo ha presentato la terza edizione dello studio ‘Fabbisogni impiantistici per una corretta gestione dei fanghi di depurazione’. 

Nel 2023, il 50% dei fanghi è stato avviato a recupero e il 47% a smaltimento (un ulteriore 2% è stato esportato all’estero e l’1% è stato posto in giacenza) con situazioni piuttosto diversificate tra le macroaree. Il Centro ed il Sud, infatti, hanno esportato complessivamente circa 250mila tonnellate di fanghi verso altre regioni, soprattutto del Nord. 

Un quadro che rischia di essere aggravato nei prossimi anni da due fattori – evidenzia Utilitalia – Da un lato, migliorare le performance dal punto di vista della depurazione farà crescere i quantitativi di rifiuto da gestire: con la risoluzione delle procedure di infrazione si stima che si produrranno circa 600mila tonnellate di fanghi in più, arrivando a circa 3,8 milioni di tonnellate annue. Dall’altro lato, una mancata o una forte riduzione dell’utilizzo agricolo, sottoposto frequentemente a limitazioni e praticato comunque in un quadro di perdurante incertezza normativa, aggraverebbe ulteriormente la situazione di deficit gestionale del Centro-Sud, mettendo anche il Nord in forte difficoltà.  

Questo perché ad oggi la quasi totalità delle 1,3 milioni di tonnellate di fanghi avviati a recupero viene trattata per un successivo utilizzo in agricoltura, sia in forma diretta sia attraverso la produzione di ammendanti compostati misti e di gessi di defecazione. Nel caso venisse a mancare l’utilizzo agricolo, occorrerebbe trovare immediata collocazione per circa 1,3 milioni di tonnellate di fanghi, alle quali andrebbero a sommarsi ulteriori 600mila tonnellate derivanti dalla risoluzione delle procedure di infrazione. 

“L’obiettivo di privilegiare il recupero dei fanghi – spiega il vicepresidente vicario di Utilitalia, Barbara Marinali – è ormai consolidato sia nella normativa europea e nazionale che nella regolazione Arera. Ora è importante affiancare a questi obiettivi una chiara pianificazione impiantistica che possa garantire una corretta gestione, privilegiando il recupero dei fanghi in agricoltura e per la produzione di fertilizzanti, senza trascurare l’importanza del recupero di energia e di fosforo, una materia prima critica. Il lavoro svolto dal Mase per l’aggiornamento della normativa di settore è stato importante, anche per il coinvolgimento degli stakeholder e auspichiamo che tale confronto possa continuare sino all’emanazione di una norma che, garantendo tutela della salute e dell’ambiente, possa rendere attuabile l’effettivo rispetto della gerarchia dei rifiuti anche per i fanghi da depurazione”. 

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