PISA – L’Università di Pisa ha concluso la sua seconda missione in Sud Sudan, inserita nel quadro di un programma internazionale per la prevenzione e il controllo della malaria. Il progetto, intitolato Strengthening malaria response in South Sudan through evidence-based interventions improving health services quality and effectiveness, è coordinato dall’ateneo toscano in stretta collaborazione con Medici con l’Africa Cuamm e il Programma Nazionale di Controllo della Malaria del Paese africano.
Tra il 28 settembre e il 2 ottobre, la coordinatrice del progetto Valentina Mangano e il ricercatore Marco Prato hanno condotto diverse attività operative nella capitale Juba, affiancati dal rappresentante locale del Cuamm Olumide Salawu e dal referente Paul Lubega.
Gli interventi si sono sviluppati su più fronti, a partire dalla formazione del personale. Presso il Laboratorio Nazionale di Salute Pubblica è stato organizzato un corso di cinque giorni dedicato alla diagnosi microscopica della malaria, pensato per creare specialisti in grado di istruire e supervisionare gli operatori delle strutture sanitarie periferiche. Gli undici partecipanti hanno superato l’esame finale, ottenendo un certificato congiunto dalle tre istituzioni partner. I profili più preparati saranno impiegati nel 2027 per formare nuovi tecnici nello Stato di Lakes, il territorio dove si concentrano le operazioni sul campo.
Parallelamente, i referenti del progetto hanno incontrato i vertici del Ministero della Salute per presentare i risultati di uno studio sull’accesso alle cure prenatali nello Stato di Lakes, coordinato da Isotta Triulzi con il contributo di Andrea D’Orazio. L’indagine, basata su interviste e questionari rivolti a donne in gravidanza, figure sanitarie e leader locali, ha permesso di delineare le difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari preventivi. Sulla base di questi dati, partirà ora la sperimentazione di un pacchetto di misure che abbina l’informazione comunitaria alla distribuzione di zanzariere trattate con insetticidi fin dalla prima visita prenatale. Se i risultati si riveleranno sostenibili, il modello verrà esteso all’intero territorio nazionale.
Un secondo tavolo tecnico ministeriale è servito infine per impostare la progettazione di un sistema di sorveglianza molecolare della malaria, anch’esso ancorato ai servizi di assistenza alla gravidanza. L’iniziativa prevede lo sviluppo di nuove competenze locali nel campo della biologia molecolare, sfruttando eventuali collaborazioni con altre realtà dell’Africa Orientale. Il protocollo operativo è in fase di stesura e dovrà superare il vaglio del Comitato Etico prima dell’avvio della fase pilota, delineando un percorso che punta a dotare il Sud Sudan di strumenti di risposta sanitaria autonomi e duraturi.



