Sopralluoghi alle case di circondariali di Pisa e Livorno dal garante dei detenuti: “Situazione a un punto di rottura”

Giuseppe Fanfani parla di "sovraffollameno inumano". Entrambe le strutture pagano il peso dei trasferimenti da Sollicciano

PISA – Il garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, ha concluso una serie di visite istituzionali presso le case circondariali di Pisa e di Livorno per verificare in prima persona lo stato delle strutture, le condizioni di vita della popolazione carceraria e le difficoltà operative in cui si trova ad agire il personale. Il quadro emerso restituisce l’immagine di un sistema in forte affanno, condizionato da un sovraffollamento cronico, da gravi carenze negli organici della polizia penitenziaria e da criticità strutturali che incidono quotidianamente sulla dignità della pena e sulla sicurezza degli istituti.

Particolarmente delicata è la situazione della casa circondariale di Pisa, dove il garante si è recato con estrema urgenza a seguito della rivolta esplosa negli ultimi giorni. Il sopralluogo ha avuto lo scopo di incontrare direttamente i detenuti che vi hanno preso parte per comprendere le ragioni della protesta e vagliare lo stato di tensione all’interno dei bracci.

“I sopralluoghi a Pisa e Livorno confermano quanto la situazione penitenziaria regionale sia arrivata a un punto di rottura”, dichiara il garante.

“A Pisa la recente rivolta è il sintomo evidente di una disperazione diffusa, legata a condizioni strutturali inadeguate e a un sovraffollamento fuori controllo, ulteriormente aggravato dallo spostamento di detenuti da Sollicciano. Tutti i detenuti hanno parlato della presenza di cimici e topi nelle celle, abbiamo visto anche un detenuto morsicato in varie parti del corpo. Nella sezione sanitaria (Servizio assistenza intensiva) vi è anche lì sovraffollamento, con stanze anche da cinque letti. A Livorno – continua il garante – ci troviamo di fronte al paradosso di interventi edilizi recenti che, pur sanando situazioni fatiscenti, nascono già ciechi rispetto alla necessità di spazi di socialità, fondamentali per qualsiasi percorso rieducativo”. “Si registra inoltre un sovraffollamento inumano: celle da sei persone nel reparto articolo 21 e semiliberi; gran parte delle strutture sono fatiscenti, abbandonate totalmente, come la zona ex teatro (chiusa da sedici anni) le ex cucine, corridoi transennati e puntellati, con un progetto che non prevede di recuperare tali spazi”.

“Senza un adeguamento reale degli organici di polizia e un ripensamento della gestione dei flussi tra gli istituti, la tenuta dei diritti fondamentali e della sicurezza negli istituti toscani resta drammaticamente a rischio”, conclude Fanfani.

Insieme al garante hanno partecipato al sopralluogo a Pisa il garante comunale Valentina Abu Awwad e i consiglieri regionali Antonio Mazzeo e Federico Eligi; a Livorno il Garante comunale Marco Solimano e i consiglieri regionali Diletta Fallani e Alessandro Franchi.

A Pisa, su una capienza regolamentare di 195 posti – dei quali 10 risultano attualmente inagibili –, si registra la presenza di ben 300 detenuti, di cui 174 stranieri (pari al 58 per cento). Il tasso effettivo di sovraffollamento ha raggiunto così la quota del 162 per cento. Si tratta di una condizione critica già presente da diversi mesi, ma che si è ulteriormente inasprita a seguito dei recenti trasferimenti di detenuti provenienti dal carcere di Sollicciano. La sezione femminile, che ospita 33 donne, rappresenta l’area qualitativamente migliore dell’istituto grazie agli interventi di ristrutturazione completati tra il 2018 e il 2019. Al contrario, il settore maschile evidenzia pesanti deficit manutentivi: le criticità più marcate si concentrano nella sezione ex articolo 32, nelle celle di isolamento e nella sezione riservata ai semiliberi i bagni alla turca non sono divisi da una parete, sono nella medesima cella. Sotto il profilo del personale, a fronte di un corpo di educatori e di un settore amministrativo sostanzialmente al completo, la Polizia penitenziaria sconta un deficit organico preoccupante, con sole 182 unità presenti rispetto alle 219 previste.

Analoghe tensioni si riscontrano nella Ccsa circondariale di Livorno, anch’essa investita dal flusso di detenuti trasferiti da Sollicciano. A fronte di questo disastro preoccupa enormemente la prospettiva di avere altri 200 detenuti in più. A fronte di una capienza teorica di 428 posti, l’inagibilità di ben 151 postazioni riduce drasticamente lo spazio effettivo. I 353 detenuti attualmente presenti (di cui 139 stranieri, pari al 39,7 per cento). Il sovraffollamento medio è del 127 per cento, concentrato però nelle sezioni di media sicurezza. L’effetto benefico derivante dall’inaugurazione del nuovo padiglione è stato infatti subito annullato dai nuovi ingressi. Sul fronte edilizio, l’istituto di Livorno è stato oggetto di una profonda ristrutturazione che ha interessato due sezioni e ha portato alla contestuale chiusura della vecchia sezione di media sicurezza, ormai del tutto fatiscente. Tuttavia, se da un lato la prima delle due nuove sezioni è già operativa, ed è diventata immediatamente sovraffollata, e la seconda è in via di apertura, dall’altro si riscontra una gravissima lacuna progettuale: le nuove strutture sono state realizzate senza prevedere alcun tipo di spazio comune dedicato alle attività collettive e alla socialità. Il quadro delle risorse umane a Livorno presenta sofferenze diffuse sia sul versante della polizia penitenziaria (256 agenti presenti su un organico previsto di 301) sia su quello del personale amministrativo (22 presenti su 35), mentre la pianta organica dell’area educativa risulta quasi interamente coperta con 8 operatori su 9.

 

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