GROSSETO – Svolta a Grosseto nel contrasto al caporalato e al traffico d’affari legato all’immigrazione irregolare. Nella giornata di ieri (25 settembre) le Fiamme gialle del comando provinciale di Grosseto, insieme ai militari dell’aliquota carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, hanno arrestato un imprenditore grossetano di 64 anni e sua moglie, una 49enne di origine marocchina. Per entrambi il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto, su istanza della locale procura, ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere con l’accusa di concorso in favoreggiamento all’immigrazione clandestina pluriaggravato.
L’operazione, convenzionalmente denominata Border Line, ha fatto luce su un collaudato sistema illecito che sfruttava le maglie del Decreto flussi per trasformarlo in un lucroso business personale. L’inchiesta era scattata nel 2024 a seguito delle prime denunce presentate da diversi cittadini stranieri. Secondo le ricostruzioni investigative, i due coniugi reclutavano i migranti direttamente nel loro paese d’origine, prevalentemente in Marocco, imponendo un vero e proprio prontuario economico: per ottenere la promessa di un posto di lavoro, la documentazione di ingresso e il successivo rilascio del permesso di soggiorno a lungo termine, ogni candidato doveva versare una cifra di circa 10mila euro.
Giunti nel territorio italiano, i lavoratori scoprivano che gli impieghi promessi nell’azienda di famiglia erano del tutto fittizi. Abbandonate a sé stesse e senza occupazione, le vittime venivano ammassate in alloggi messi a disposizione dagli stessi indagati dietro un canone di locazione di circa 250 euro al mese. Per scongiurare il rischio della clandestinità e ottenere le necessarie proroghe del titolo di soggiorno, la coppia pretendeva ulteriori dazioni di denaro in contanti, fino a mille euro per l’emissione di buste paga false, costringendo i migranti a procurarsi le somme attraverso impieghi occasionali e in nero.
Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno rinvenuto una dettagliata contabilità parallela annotata su agende, appunti e registri con elenchi di nomi, acconti e saldi sia in euro che in valuta marocchina. L’analisi forense dei dispositivi informatici ha consentito di portare alla luce finti contratti di fornitura di manodopera per cifre ingenti — tra cui una commessa da quasi 500mila euro stipulata con una società di comodo creata dall’indagata — nei quali figuravano committenti ignari, imprese fallite, cessate o perfino intestate a individui deceduti.
Il quadro cautelare è stato rafforzato dal riscontro di tentativi di subornazione di testimoni e da intercettazioni in cui gli indagati manifestavano spavalderia di fronte a eventuali controlli. Complessivamente l’attività investigativa ha accertato l’ingresso illegale in Italia di 31 cittadini extracomunitari e il rilascio irregolare di 22 visti di ingresso, consentendo agli arrestati di accumulare un cospicuo profitto illecito riscosso tra l’Italia e il Marocco. Gli indagati sono stati trasferiti in carcere in attesa degli sviluppi del procedimento penale, attualmente nella fase delle indagini preliminari.



