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89 minori stuprati e due omicidi in 55 anni: l’orrore nascosto in una chiavetta Usb

Ha abusato di 89 minori, tra il 1967 e il 2022. Parliamo di Jacques Leveugle, 79enne di Annecy, città alpina della Francia sudorientale, il quale è al centro di quello che la procura di Grenoble ha definito “un caso di scuola di serialità”. A scoprire gli abusi, il nipote di Leveugle, il quale, curioso della vita affettiva dello zio “single e giramondo” ha inserito una chiavetta Usb nel computer scoprendo 15 volumi di “Memorie” che descrivevano meticolosamente gli stupri e le aggressioni sessuali. In quei file era archiviata, con una metodicità agghiacciante, la cronaca di mezzo secolo di crimini.

Oggi la procura mette un punto ad un’inchiesta mastodontica che attraversa cinque continenti e che ha portato alla luce non solo una scia infinita di abusi, ma anche la confessione di due omicidi familiari.

Il “metodo Leveugle”

Per oltre cinquant’anni, Jacques Leveugle ha sfruttato la sua professione e il suo carisma per avvicinare le vittime. È stato insegnante di francese, istruttore di speleologia, educatore in campi giovanili e addetto al sostegno scolastico. Descritto come un uomo “colto e carismatico”, non agiva con la violenza bruta, ma attraverso una sottile e devastante “seduzione intellettuale”.

Il suo raggio d’azione era globale. Leveugle ha vissuto e lavorato in Francia, Germania, Svizzera, Portogallo, Marocco, Niger, Algeria, Filippine, India, Colombia e Nuova Caledonia. In ogni Paese, il copione si ripeteva: individuava giovani tra i 13 e i 17 anni, spesso provenienti da contesti svantaggiati, e ne diventava il mentore. Pagava loro la patente di guida, li incoraggiava negli studi, creava un legame di dipendenza morale.

Agli inquirenti, come racconta Le Monde, ha confessato di vedersi come un “Greeco antico che istruisce giovani efebi”, ammettendo solo ora di non aver mai compreso appieno la gravità dell’”emprise”(la manipolazione psicologica) esercitata su di loro.

Oltre l’abuso: la riflessione sul consenso e il caso Pelicot

Il caso Leveugle si inserisce in un dibattito globale che sta riscrivendo i confini legali della violenza. In Francia, il trauma collettivo è stato alimentato dal caso di Gisèle Pelicot, la donna drogata per un decennio dal marito affinché decine di sconosciuti la violentassero. Pelicot, diventata un simbolo mondiale della lotta contro la violenza sulle donne, ha rinunciato al processo a porte chiuse perché “la vergogna deve cambiare campo”. La sua battaglia ha spinto il Senato francese ad approvare, nell’ottobre 2025, una legge che definisce lo stupro come ogni atto sessuale non consensuale.

Anche in Italia, il tema è al centro di uno scontro politico acceso al Senato sul cosiddetto Ddl stupro. Il dibattito ruota attorno alla necessità di superare il vecchio modello basato sulla “costrizione fisica” per abbracciare quello del “consenso esplicito”. La discussione attuale vede contrapporsi chi vuole una norma centrata sull’assenza di consenso e chi, come la senatrice Giulia Bongiorno, propone di punire gli atti compiuti “contro la volontà” della vittima, includendo però il riconoscimento del cosiddetto “freezing” (immobilizzarsi a causa dello choc), in cui la vittima è nell’impossibilità di esprimere dissenso. Casi come quelli di Leveugle e Pelicot dimostrano che la violenza non passa sempre per le minacce fisiche, ma spesso per la manipolazione della vittima.

La confessione dei due omicidi e la corsa contro il tempo

Mentre il castello di bugie di Leveugle crollava, è emerso un lato ancora più oscuro della vicenda: l’uomo ha confessato di aver soffocato con un cuscino la madre malata terminale negli anni ’70 e la zia di 92 anni negli anni ’90. Ha giustificato l’omicidio della zia dicendo che la donna lo supplicava di non partire e lui ha scelto di “darle la morte” mentre dormiva, legittimando i suoi atti come gesti di pietà.

Attualmente in detenzione provvisoria, Leveugle rischia però che molti dei suoi crimini cadano in prescrizione, specialmente quelli commessi prima del 1993. Per questo, la giustizia francese ha lanciato un appello internazionale a testimoni, chiedendo a chiunque lo abbia incontrato nei suoi viaggi di farsi avanti entro il 2026 per permettere un processo equo a tutte le sue vittime.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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