Negli ultimi tempi, nei corridoi di Bruxelles e Washington, si è consolidata una narrazione: l’America “vola” mentre l’Europa “affonda”. Questo racconto di un imminente declino economico europeo viene spesso cavalcato per invocare una drastica deregolamentazione e lo smantellamento delle tutele sociali e ambientali, come il Green Deal. Ma quanto c’è di vero? In un acceso dibattito ospitato dalle colonne di Le Monde, economisti del calibro di Gabriel Zucman e il premio Nobel Paul Krugman mettono in discussione questa tesi, definendo i dati del presunto ritardo europeo come estremamente “fragili”.
Il mito della crescita: una questione demografica
Il primo argomento a sostegno del sorpasso americano è la crescita del Pil. È vero: negli ultimi quindici anni il Pil degli Stati Uniti è cresciuto più velocemente di quello dell’Ue. Tuttavia, come spiega Zucman sul quotidiano francese, questo dato ignora un fattore chiave: la popolazione americana cresce molto più velocemente di quella europea.
Se analizziamo il Pil pro capite corretto per il costo della vita, il miracolo americano svanisce: dal 1990 la crescita annua media è stata dell’1,6% negli Usa contro l’1,5% nell’Ue. Una differenza minima che non giustifica affatto i toni allarmistici. Inoltre, se guardiamo alla quota del Pil mondiale, entrambi i blocchi hanno subito lo stesso declino, passando dal 20% del 1995 al 15% di oggi.
Produttività: lavoriamo meno, non peggio
Un altro punto critico riguarda la produttività. Il Pil pro capite americano è superiore di circa il 35% rispetto a quello europeo, ma questo scarto non deriva da un’inefficienza cronica dell’Europa. La ragione è semplice: gli europei hanno scelto il tempo libero. Grazie a vacanze più lunghe e settimane lavorative più brevi, il benessere dei cittadini europei non si misura solo in dollari, ma in qualità della vita.
I dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) sono rivelatori:
- La produttività per ora lavorata negli Stati Uniti è di 81,80 dollari (69,60 euro).
- In Europa occidentale, la stessa misura sale a 83 dollari (circa 71 euro).
- Nei sei Paesi “core” dell’Unione (Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio), che insieme contano 290 milioni di abitanti, la produttività è praticamente identica a quella osservata negli Stati Uniti, secondo i dati più recenti del World Inequality Lab.
L’illusione tecnologica e la “fragilità” dei dati
Paul Krugman, intervenendo su Le Monde, ha avvertito che la superiorità americana è concentrata quasi esclusivamente nel settore tecnologico, ma i modi in cui misuriamo questa ricchezza potrebbero essere fuorvianti. Ad esempio, i processori attuali sono migliaia di volte più veloci di quelli degli anni ’90, ma questo non significa che la produttività reale sia aumentata proporzionalmente.
Inoltre, Krugman solleva un punto fondamentale: i benefici del progresso tecnologico (come i prezzi più bassi per i software o l’hardware) si diffondono a livello globale grazie alla concorrenza. Non restano confinati negli Usa. Infine, Krugman ironizza sulle dichiarazioni dei diplomatici americani – come l’ambasciatore Andrew Puzder che sostengono che l’Europa è povera come il Mississippi e che la Germania è povera come la Virginia Occidentale -: “Basterebbe scendere dalla limousine e guardarsi intorno per capire che questi numeri sono falsi”.
Il vero valore del modello europeo
Se il Pil misura solo la produzione di beni e servizi, l’Europa vince su quasi tutti gli altri indicatori di benessere reale:
- Salute ed età: gli europei godono di un’aspettativa di vita più elevata e di migliori performance sanitarie.
- Uguaglianza: i livelli di disuguaglianza sono significativamente più bassi nel Vecchio Continente.
- Sostenibilità: l’Europa produce ricchezza in modo molto più sostenibile, con emissioni di carbonio sensibilmente inferiori rispetto agli Stati Uniti.
Quale futuro per l’Unione europea?
Il dibattito su Le Monde suggerisce che l’Europa non debba rincorrere il modello americano attraverso tagli selvaggi e deregolamentazione. Al contrario, l’urgenza risiede nell’investire nell’istruzione, nella ricerca, nelle infrastrutture pubbliche e nella transizione energetica.
L’idea di una “sclerosi europea” rispetto a un “eldorado americano” è un mito che non regge a un’analisi approfondita. Gli europei possono essere fieri di un modello che non sacrifica il benessere sociale e l’ambiente sull’altare della crescita statistica.
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