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martedì 24 Febbraio 2026
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Germania tra dazi Usa e dialogo con Pechino: la partita di Merz

Berlino si muove su una linea sottile, stretta tra la pressione commerciale degli Stati Uniti e la necessità di gestire un rapporto economico che per l’industria tedesca resta vitale. Il cancelliere federale Friedrich Merz ha chiarito che la Germania intende cercare nuove opportunità di cooperazione con la Cina, mentre da Washington arrivano segnali di ulteriore irrigidimento tariffario. Non una svolta ideologica, ma una scelta di interesse nazionale incardinata dentro la cornice europea.

La visita a Pechino, che si concluderà il 26 febbraio, rappresenta il primo banco di prova concreto. Merz incontrerà il presidente Xi Jinping e il primo ministro Li Qiang per discutere di cooperazione economica, sicurezza e rapporti politici. Nel frattempo, l’industria automobilistica tedesca chiede al governo di affrontare apertamente il tema delle distorsioni concorrenziali e delle barriere che penalizzano le imprese europee nel mercato cinese.

La linea politica di Berlino tra Washington e Pechino

Merz ha indicato con chiarezza l’impostazione del suo governo: politica estera ed economia non possono più essere trattate come ambiti separati. La Germania, ha spiegato, ha un “interesse strategico a trovare partner nel mondo che pensano come noi, che agiscono come noi e che soprattutto sono pronti a plasmare il futuro insieme, affinché restiamo un Paese con prosperità e un alto livello di sicurezza sociale”. In questo quadro si colloca la missione in Cina, definita come un’occasione per discutere della cooperazione futura tra Europa, Germania e Pechino.

Come riportato da Reuters, intervenendo a Treviri il cancelliere Friedrich Merz ha affiancato a questa apertura un passaggio diretto sugli Stati Uniti: “Se gli americani ritengono che, con la loro politica tariffaria, debbano esercitare influenza in tutto il mondo – se credono che i dazi siano più importanti delle tasse interne – questa è una decisione che naturalmente possono prendere. Ma non è la nostra politica”, ha affermato il cancelliere. E ancora: “Potete farlo, ma noi non vi seguiremo. E se si esagera, noi europei siamo certamente in grado di difenderci”. Parole che segnalano una distanza dalla strategia protezionistica americana, pur senza mettere in discussione l’alleanza transatlantica.

Berlino insiste sulla dimensione europea della risposta. Merz ha parlato di una “strategia doppia: una mano tesa e, in qualsiasi momento, una rinnovata partnership – ma anche sufficiente coesione e unità all’interno dell’Unione europea per poterci difendere adeguatamente da ciò che non vogliamo”. L’obiettivo è evitare che la Germania venga percepita come un attore isolato, soprattutto su un dossier commerciale che rientra nelle competenze della Commissione europea.

Industria automobilistica, squilibri e terre rare

Il viaggio in Cina è osservato con attenzione dall’industria tedesca, in particolare dal comparto automobilistico. Hildegard Müller, presidente dell’associazione tedesca dell’industria automobilistica Vda, ha chiesto che la parte tedesca presenti “un resoconto dettagliato delle distorsioni della concorrenza da parte della Cina”. Secondo Müller, in un’intervista a Die Welt, “l’obiettivo dei colloqui deve essere in generale quello di aprire ulteriormente i mercati da entrambe le parti, non di isolarsi reciprocamente. Anche la Cina ha una responsabilità in questo senso”.

Le case automobilistiche tedesche hanno registrato un calo significativo delle vendite in Cina. Oltre alla concorrenza dei nuovi marchi locali di auto elettriche, sostenuti da politiche pubbliche e sussidi, pesa una tassa sui beni di lusso che incide soprattutto sui brand europei. I dati mostrano una contrazione delle esportazioni tedesche verso la Cina del 23% rispetto al picco del 2022; nel settore auto il calo raggiunge il 66%. Parallelamente, le imprese cinesi stanno conquistando quote di mercato nei Paesi terzi in comparti come macchinari, chimica, attrezzature per la generazione di energia.

A complicare il quadro vi sono le restrizioni cinesi sulle terre rare, materie prime indispensabili per motori elettrici, batterie e dispositivi elettronici. I produttori europei hanno segnalato carenze legate alle politiche commerciali restrittive di Pechino. Müller ha inoltre messo in guardia dalle possibili controreazioni a nuove misure europee – preferenze negli appalti pubblici, premi di acquisto o dazi – sottolineando che “a seconda della decisione, l’industria locale potrebbe dover affrontare contromisure da parte della Cina”.

Pressioni per un accordo Ue-Cina e competenza europea

Sul tavolo della visita pesa anche la richiesta cinese di sostenere l’idea di un accordo di libero scambio tra Unione europea e Cina. Da ambienti tedeschi coinvolti nei preparativi emerge che Pechino avrebbe sollecitato Berlino a prendere posizione sul tema, in una fase in cui a Bruxelles si discute di nuove regole su contenuto locale e cybersicurezza nei settori strategici. Non risultano segnali che il cancelliere sia orientato ad accogliere la proposta, considerata a Berlino non coerente con l’attuale impostazione europea.

La questione tocca direttamente le competenze istituzionali. La politica commerciale è materia dell’Unione europea e la Commissione ha già espresso riserve su un’eventuale intesa di libero scambio. Berlino interpreta l’iniziativa cinese come un tentativo di mantenere aperto il mercato europeo in una fase in cui Bruxelles valuta nuove regole su contenuto locale e cybersicurezza nei settori strategici, con possibili restrizioni all’accesso delle imprese cinesi.

Accanto ai dossier economici, nei colloqui sono attesi riferimenti alla guerra in Ucraina e alle tensioni nello Stretto di Taiwan. Il governo tedesco è orientato a ribadire l’opposizione a qualsiasi modifica dello status quo con la forza o la coercizione. In questo contesto, la visita assume un valore che va oltre la dimensione commerciale: definisce il perimetro entro cui la Germania intende muoversi tra competizione sistemica e cooperazione selettiva, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le dipendenze critiche senza rinunciare al dialogo.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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