Immaginate un portale web, gestito direttamente dal governo degli Stati Uniti, che permetta a qualsiasi cittadino europeo di vedere tutto ciò che le leggi della propria nazione (o dell’Unione europea) hanno rimosso o bloccato su internet. Questo è l’obiettivo del progetto freedom.gov, un sito che rischia di portare i rapporti tra Washington e Bruxelles ai minimi storici.
Che cos’è Freedom.gov?
Il portale si presenta con un’immagine evocativa: un cavallo spettrale che galoppa sopra il pianeta Terra e un motto ambizioso: “L’informazione è potere. Rivendica il tuo diritto umano alla libera espressione“. L’obiettivo dichiarato è fornire agli utenti di tutto il mondo strumenti per raggirare i controlli dei governi sui contenuti online. In pratica, il sito potrebbe includere funzioni come una Vpn (una rete privata virtuale) per far apparire la connessione dell’utente come se provenisse dagli Stati Uniti, dove le leggi sulla libertà di parola sono molto più permissive rispetto a quelle europee.
La sfida al Digital Services Act dell’Europa
Per capire la portata scontro, bisogna ricordare che l’Unione europea possiede regole molto severe in materia di tutele digitali: un esempio è il Digital Services Act (Dsa). Queste norme obbligano le grandi piattaforme (come Meta o X) a rimuovere rapidamente contenuti considerati pericolosi, come l’incitamento all’odio, la propaganda terroristica o la disinformazione dannosa.
L’amministrazione statunitense attuale, tuttavia, vede queste regole come una forma di “censura politica” volta a colpire le voci conservatrici. Secondo Washington, l’Europa starebbe limitando la libertà di espressione in modo eccessivo. Il portale freedom.gov è considerato dagli esperti come un “attacco diretto” alle leggi nazionali europee.
Perché è diverso dai vecchi strumenti per la libertà?
In passato, gli Stati Uniti hanno finanziato programmi per la “Libertà su Internet” che aiutavano i dissidenti in Paesi come l’Iran o la Cina a comunicare durante i blocchi della rete. Quegli strumenti erano però:
- Open-source: chiunque poteva controllare come erano costruiti.
- Privati: progettati per non tracciare l’utente.
Freedom.gov è diverso. Gli esperti avvertono che, invece di proteggere la privacy, questo sito convoglia tutto il traffico degli utenti verso un sistema centrale controllato dal governo degli Stati Uniti. Andrew Ford Lyons, esperto di sicurezza digitale, ha spiegato al Guardian che mentre i vecchi strumenti servivano a giornalisti in zone di guerra, questo nuovo portale sembra fatto apposta per permettere, ad esempio, a un utente radicalizzato in Germania di leggere i post neo-nazisti di un utente americano.
Rischi per la sicurezza e propaganda
Le critiche più dure arrivano da chi si occupa di disinformazione. Nina Jankowicz, ex funzionaria statunitense, ha definito il sito uno “strumento di propaganda”. Il timore è che, aggirando i blocchi europei, il portale finisca per facilitare l’accesso a contenuti estremi che l’Ue cerca di combattere, inclusi materiali pedopornografici.
Inoltre, secondo fonti che riferiscono all’agenzia Reuters, il portale sembra essere gestito dalla Cisa (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency), un’agenzia che solitamente si occupa di proteggere le infrastrutture critiche degli Usa dagli attacchi di Russia e Cina. Vedere questa agenzia impiegata contro i “blocchi” degli alleati europei suggerisce che Washington consideri le leggi dell’Ue una minaccia quasi pari a quella di nazioni considerate “ostili”.
Una diplomazia ai ferri corti
La tensione, però, non rischia di fermarsi solo sul livello tecnologico, ma potrebbe sfociare anche su un piano politico. Gli Stati Uniti, infatti, hanno vietato l’ingresso nel Paese a cinque cittadini europei, tra cui l’ex commissario Thierry Breton, a causa del loro lavoro sulla regolamentazione del web.
Piattaforme come X, di proprietà di Elon Musk, vicino al presidente Trump, sono già state multate dall’Unione europea, per 120 milioni di euro a dicembre, per non aver rispettato le norme sui contenuti. Nel team di freedom.gov comparirebbe anche Edward Coristine, ex membro del dipartimento per l’efficienza governativa (Doge) guidato da Musk.
Il lancio ufficiale del sito, inizialmente previsto per la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, è stato ritardato, forse per dubbi legali interni allo stesso Dipartimento di Stato americano. Tuttavia, il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti sono pronti a usare la tecnologia per “coltivare la resistenza” verso le attuali politiche europee. In altre parole, questo significa che internet sta diventando il nuovo campo di battaglia dove la visione americana di “libertà totale” si scontra frontalmente con il modello europeo di “web protetto e regolamentato”, con tutti i rischi che ciò comporta.
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