La tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran ha fermato il confronto diretto tra Washington e Teheran, ma non si è estesa al fronte libanese. La Casa Bianca ha chiarito che il Libano non rientra nell’accordo. Israele ha annunciato di avere interrotto il fuoco contro l’Iran “nel rispetto delle direttive a livello politico”, ma di proseguire in Libano con “operazioni di terra mirate contro Hezbollah” e di continuare a operare “su tutti i fronti per difendere Israele”.
Nei testi diffusi dai governi europei, il Libano compare accanto al cessate il fuoco, alla protezione dei civili e alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. La richiesta è che il cessate il fuoco venga attuato anche lì. Per l’Europa, la tregua tra Stati Uniti e Iran non esaurisce il quadro della crisi mediorientale: il fronte tra Israele e Hezbollah resta attivo e continua a incidere sulla sicurezza regionale.
Per l’Europa il dossier libanese riguarda il confine settentrionale di Israele, la presenza di contingenti europei nella missione Onu, la tenuta delle istituzioni di Beirut e la sicurezza del Mediterraneo orientale. Per questo il Libano torna con continuità nelle prese di posizione europee anche quando il negoziato si concentra sul rapporto con Teheran.
Il fronte libanese resta fuori dal cessate il fuoco
Le forze armate israeliane hanno separato fin dall’inizio i due piani. La sospensione del fuoco riguarda l’Iran; in Libano proseguono le operazioni contro Hezbollah. Washington ha ribadito la stessa distinzione. Sul terreno, quindi, la tregua non modifica automaticamente il quadro militare sul confine tra Israele e Libano.
La posizione europea va in un’altra direzione. Nella dichiarazione sottoscritta dai leader, il richiamo al cessate il fuoco è accompagnato dalla richiesta che venga applicato anche in Libano. Nello stesso passaggio compaiono la protezione dei civili e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il Libano era già presente nella linea europea prima della tregua. Il Consiglio europeo aveva richiamato il deterioramento della situazione sul fronte israelo-libanese, chiesto il rispetto del cessate il fuoco entrato in vigore il 27 novembre 2024 e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, riaffermato il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano e indicato nella Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano, Unifil, un presidio di stabilizzazione. Nello stesso testo aveva condannato l’attacco di Hezbollah contro Israele e chiesto di evitare ulteriori escalation.
La frizione sul perimetro della tregua è emersa subito anche nelle dichiarazioni delle parti coinvolte. La Casa Bianca afferma che il Libano non è incluso. Hezbollah sostiene il contrario. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha chiesto ai partner del Libano di intervenire per fermare gli attacchi israeliani, mentre il suo governo accoglieva favorevolmente l’intesa tra Iran e Stati Uniti.
Per i governi europei il fronte libanese resta il primo banco di prova della tregua. Sul territorio si incrociano il rapporto tra Hezbollah e l’Iran, la risposta militare israeliana e la capacità dello Stato di esercitare controllo sul proprio territorio.
Perché l’Europa insiste su Beirut
Nel sud del Libano è schierata Unifil, incaricata di monitorare la cessazione delle ostilità lungo la Blue Line e di contribuire alla stabilità dell’area. Al 30 marzo la missione contava 7.505 peacekeeper provenienti da 47 Paesi, con una presenza rilevante di Italia e Francia. Il dossier libanese riguarda anche una missione internazionale sostenuta direttamente da Stati europei
L’incidente che ha coinvolto il contingente italiano ha riportato il tema sul piano operativo. In una nota di Palazzo Chigi si legge che i militari italiani sono presenti in Libano “sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace” e che è “del tutto inaccettabile” mettere a rischio personale sotto bandiera Onu, in “palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”. Nello stesso testo si afferma che Israele dovrà chiarire l’accaduto.
La presenza di Unifil non esaurisce il rilievo del dossier. Il Libano entra nei testi ufficiali anche come questione di sovranità statale. Il Consiglio europeo collega il cessate il fuoco al sostegno all’integrità territoriale del Paese e alle sue istituzioni. La posizione europea sul Libano include il rafforzamento delle forze armate regolari, il sostegno alle autorità di Beirut e il richiamo alla piena applicazione della risoluzione 1701.
La Francia continua a considerare il Libano un dossier centrale e uno dei propri principali partner politici nella regione. Parigi collega il rapporto con Beirut alla stabilità del Paese, alla tutela della sua sovranità e al rafforzamento delle sue istituzioni. Nelle prese di posizione francesi sulla crisi mediorientale, il Libano compare insieme alla sicurezza marittima e alla presenza nella missione Onu.
Il collegamento con la sicurezza marittima compare anche nei testi dei governi che hanno sostenuto la tregua. Il Libano viene richiamato insieme alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato fino al 28 febbraio 2027 il mandato di Aspides, l’operazione navale incaricata di contribuire alla libertà di navigazione nel Mar Rosso e nelle acque circostanti. Levante, Mar Rosso e Golfo rientrano così nello stesso quadro di sicurezza.
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