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Sconti truccati al Black Friday: violata la regola dei 30 giorni

Quel prodotto desiderato da mesi che finalmente appare sullo schermo con un ribasso del 50%: è uno sconto reale oppure no? Un’indagine condotta dall’Unione europea ha appena confermato i sospetti di molti: durante giornate come il Black Friday e il Cyber Monday, un venditore online su tre non gioca pulito. Dietro le vetrine digitali si nascondono spesso sconti ‘gonfiati’ e trucchetti psicologici pensati per spingerci all’acquisto, violando apertamente le regole nate per proteggere le nostre tasche.

L’operazione, definita in gergo tecnico “sweep” (ovvero un controllo a tappeto simultaneo), è stata condotta dalle autorità per la tutela dei consumatori di 23 Stati membri (tra cui l’Italia), insieme a Islanda e Norvegia. I risultati, pubblicati il 25 marzo 2026 dalla Commissione europea, mostrano un panorama preoccupante di pratiche commerciali scorrette che mirano a influenzare le decisioni d’acquisto in modo ingannevole.

La regola dei 30 giorni: cos’è e perché è stata violata

Il cuore dell’indagine riguarda la Direttiva sull’indicazione dei prezzi. Secondo questa norma Ue, quando un’azienda annuncia uno sconto, il “prezzo precedente” indicato deve essere obbligatoriamente il prezzo più basso applicato negli ultimi 30 giorni.

Su 314 rivenditori online controllati, le autorità hanno scoperto che il 30% ha indicato gli sconti in modo errato, gonfiando artificialmente la convenienza dell’offerta. In pratica, molti siti presentano come “super sconto” un prezzo che in realtà non è calcolato sul minimo dell’ultimo mese, traendo in inganno l’acquirente sul reale risparmio.

Non solo prezzi: le altre trappole online

L’indagine della Commissione è andata oltre la semplice verifica dei cartellini digitali, analizzando diverse tattiche psicologiche e tecniche utilizzate dai siti di e-commerce:

  • Il 36% dei commercianti ha tentato di aggiungere prodotti opzionali (come garanzie extra o accessori) nei carrelli dei clienti. In 4 casi su 10, questo è avvenuto senza richiedere chiaramente il consenso dell’utente.
  • Il 34% ha utilizzato confronti di prezzo, ma ben 6 su 10 di questi non spiegavano in modo trasparente quale fosse il parametro di riferimento per tale confronto.
  • Il 18% dei siti ha fatto ricorso a timer per il conto alla rovescia o avvisi di “scarsità” del prodotto (es. “solo 2 pezzi rimasti”). Le autorità hanno accertato che, in oltre la metà dei casi, queste affermazioni erano false o fuorvianti.
  • Il 10% dei venditori ha utilizzato la tecnica del “prezzo a goccia”, aggiungendo spese extra (come costi di spedizione o di servizio) solo alla fine del processo di acquisto, rendendo il prezzo iniziale meno trasparente.

La risposta dell’Europa

Tutte queste pratiche, dall’aggiunta di articoli senza consenso all’occultamento di commissioni, sono considerate illegali secondo il diritto dei consumatori dell’Ue. La protezione è garantita dalla rete Consumer Protection Cooperation, un network di autorità nazionali che collaborano per far rispettare le leggi nel mercato unico europeo. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, ha sottolineato che “un buon affare non è una scusa per imbrogliare le regole”, ricordando che i consumatori meritano un trattamento equo sia online che offline. Anche il Commissario per la Giustizia e la Tutela dei consumatori, Michael McGrath, ha ribadito che la fiducia è essenziale: “Gli sconti fuorvianti minano questa fiducia. Le regole Ue garantiscono un mercato equo che serve sia le imprese che i cittadini”.

Cosa succede ora? Essendo l’Italia tra i Paesi partecipanti allo “sweep”, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e le altre autorità dei singoli Paesi coinvolti hanno ora il compito di intraprendere azioni correttive o sanzionatorie contro le aziende identificate durante i controlli. Per i consumatori, il consiglio resta quello di monitorare i prezzi anche nei periodi precedenti ai grandi saldi e di segnalare eventuali anomalie alle autorità competenti.

Imprese

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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