Imprese, meno credito nel I semestre e finanziamenti in calo dell’1,1%: l’analisi sulle cause

(Adnkronos) – Il credito alle imprese italiane registra una lieve flessione nel primo semestre del 2026. Gli importi erogati dal sistema finanziario sono diminuiti dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Crif sulle imprese. Un dato che apre a due letture differenti: da un lato, quella di chi vede nel calo il segnale di un progressivo allontanamento delle banche dal finanziamento dell’economia reale; dall’altro, quella di chi lo considera una fase di normalizzazione dopo la crescita dello scorso anno. 

A evidenziare le criticità del rapporto tra banche e imprese è Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto, secondo cui il sistema bancario avrebbe progressivamente abbandonato la propria funzione tradizionale. “Le banche hanno progressivamente smesso di fare le banche”, afferma all’Adnkronos. “È molto più semplice e redditizio vendere prodotti finanziari, incassare commissioni e gestire il risparmio che assumersi il rischio di finanziare un’impresa”. 

Secondo Gesa, a favorire questa tendenza contribuirebbe anche l’attuale sistema regolamentare, che anziché correggere la distorsione finirebbe spesso per incentivarla. “Meno credito significa meno capitale assorbito, meno rischi e più redditività”, osserva. Il risultato è un sistema bancario che, pur avendo rafforzato progressivamente i propri coefficienti patrimoniali, rischia di essere sempre meno funzionale alle esigenze dell’economia reale. “Il paradosso è che abbiamo costruito un sistema bancario sempre più solido nei coefficienti patrimoniali, ma sempre meno utile all’economia reale”, sottolinea Gesa, evidenziando come a pagare maggiormente il prezzo di questa trasformazione siano le piccole imprese, che non hanno la possibilità di ricorrere direttamente ai mercati finanziari per reperire le risorse necessarie. 

 

 

 

Per invertire la tendenza, secondo l’ad di Credito Lombardo Veneto, occorre intervenire sugli incentivi, ma anche recuperare la funzione originaria dell’attività bancaria: “Conoscere gli imprenditori, valutare i progetti e avere il coraggio di assumersi rischi”. E aggiunge: “Una banca che non vuole rischiare dovrebbe chiedersi perché fa ancora la banca”. Di segno diverso l’interpretazione di Luca D’Amico, ceo di Crif Ratings, che invita a leggere la flessione dell’1,1% in un contesto più ampio. “Nel primo semestre dell’anno il sistema finanziario ha continuato a sostenere le imprese italiane, in un contesto macroeconomico e geopolitico ancora caratterizzato da complessità e incertezza”, spiega all’Adnkronos. 

Per D’Amico, la contrazione degli importi erogati non rappresenta necessariamente un segnale di frenata del credito, quanto piuttosto un assestamento dopo la dinamica particolarmente favorevole del 2025. “Il lieve calo degli importi erogati, pari all’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, va letto più come una normalizzazione dei flussi dopo la forte crescita registrata lo scorso anno, favorita dal progressivo calo dei tassi di interesse, che come un effettivo rallentamento del credito”, chiarisce. 

A confermare questa lettura è anche l’andamento differenziato delle erogazioni in base alla tipologia di impresa. Nel primo semestre si è registrata una sostanziale stabilità dei finanziamenti alle società di capitali, mentre la flessione ha interessato soprattutto società di persone e ditte individuali, realtà tradizionalmente più esposte, anche per dimensione, agli effetti delle fasi di maggiore instabilità economica. Due interpretazioni diverse, dunque, dello stesso dato: per Gesa il calo del credito riflette una trasformazione strutturale del sistema bancario e un progressivo disimpegno dal sostegno alle imprese; per Crif Ratings si tratta invece di una moderata correzione dei flussi, che non mette in discussione la capacità del sistema finanziario di continuare a sostenere il tessuto produttivo italiano 

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