(Adnkronos) – “La crescita italiana rallenterà nel 2027 per il peso delle tensioni geopolitiche e con l’attenuarsi della spinta del Pnrr”, intervistato dall’ Adnkronos, Marcello Messori, economista e visiting fellow all’Istituto Universitario Europeo e allo Iep Bocconi ha commento le stime dell’Ocse e ha avvertito che “inflazione e salari reali compressi possono frenare ancora i consumi”. In vista della manovra, ha chiesto riforme strutturali e invitato il governo a “evitare quelle che potrebbero essere scelte elettorali”.
Professore, l’Ocse migliora la previsione di crescita dell’Italia per il 2026, ma per il 2027 stima un rallentamento allo 0,6%. Perchè?
“Vedo due fattori. Il primo è l’attenuarsi degli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il secondo è una valutazione probabilmente negativa dello scenario geopolitico e delle sue conseguenze sull’economia. La revisione al rialzo per quest’anno non cambia il quadro di fondo: l’Italia continua a faticare a raggiungere tassi di crescita superiori all’1%”.
L’Ocse ha alzato al 2,6% la previsione d’inflazione per il prossimo anno, quale impatto su potere acquisto e salari?
“Una ripresa dell’inflazione e l’eventuale reazione della Banca centrale europea con nuovi rialzi dei tassi potrebbero rallentare ulteriormente la crescita. Per uscire da questa situazione servono interventi strutturali. La compressione dei salari reali è da tempo un problema grave per l’economia italiana. Aumenta le disuguaglianze e rende difficile la vita quotidiana a una parte consistente della popolazione”.
Con il deficit al 3,1% e l’uscita dalla procedura europea rinviata, il governo può permettersi uno scostamento di bilancio per finanziare nuovi aiuti contro il caro energia?
“La differenza tra il 3,1% e un valore inferiore al 3% può sembrare marginale, ma ha conseguenze da considerare. Restare nella procedura limita i margini di bilancio del governo. C’è poi un aspetto politico: l’esecutivo aveva insistito molto sull’obiettivo di uscirne, e il mancato raggiungimento di quel risultato può essere rilevante in termini di reputazione”.
Si aspetta ripercussioni ?
“Francamente no. Per la dinamica del rapporto tra debito e pil, il problema principale è il denominatore: una crescita economica insufficiente. Negli ultimi anni l’Italia ha beneficiato di un sostegno europeo eccezionale attraverso il Pnrr. Se, mentre queste risorse si esauriscono, non riusciamo a rafforzare la crescita, il potenziale dell’economia italiana resta debole in assenza di profonde riforme strutturali”.
Quali?
“L’Italia manifesta un ritardo nell’innovazione digitale anche rispetto all’Europa che a sua volta è già in ritardo. Vi è evidenza empirica che la struttura produttiva resta ancora concentrata sulle piccolissime imprese che fanno fatica a realizzare e utilizzare le attuali innovazioni. Bisognerebbe incentivare, così, non tutte le piccole imprese ma soltanto quelle che sono in grado di fare un salto dimensionale. Sarebbe necessario a questo proposito una formazione e riqualificazione delle risorse umane per le attività innovative.
Una seconda riforma potrebbe essere quella di concentrare la spesa pubblica a sostegno dell’innovazione e dell’inclusione sociale: formazione e integrazione scolastica, invece che disperderla nella protezione di rendite che si annidano in molte componenti del lavoro autonomo e in molte attività con concessioni statali”.
Tra vincoli di bilancio e crescita debole, quale scelta potrebbe fare la differenza nella prossima manovra?
“I fattori che frenano la crescita italiana sono profondi e richiedono interventi di medio periodo. Occorre superare un modello fondato sulla compressione salariale e intervenire sul bilancio pubblico anche dal lato delle entrate. Il nostro sistema fiscale è oggi resta piuttosto disordinato e iniquo. Serve una manovra strutturale”.
Sarebbe favorevole all’eventuale tassazione sugli extraprofitti: banche o compagnie energetiche?
“Il ricorrere di questo tema segnala che la concorrenza nei mercati interni non è stata tutelata abbastanza. Se diversi settori riescono a ottenere extraprofitti grazie a posizioni di privilegio, occorre interrogarsi sul funzionamento della concorrenza. Possono esserci eccessi di profitto in situazioni contingenti, ma individuarli e tassarli è difficile. Inoltre, le risorse raccolte dovrebbero avere destinazioni precise. Nell’attuale fase non mi sembra che queste condizioni siano soddisfatte”.
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