(Adnkronos) – Mangiare correttamente fa bene alla salute. E anche alle tasche di chi vive in condizioni di fragilità economica. È quanto emerge da uno studio della Tufts University condotto su larga scala in Massachusetts su oltre 1.800 beneficiari di Medicaid (il programma sanitario statunitense per persone a basso reddito) che hanno ricevuto pasti personalizzati, preparati e consegnati a domicilio secondo le indicazioni di un medico esperto in nutrizione. Ad analizzare per l’Adnkronos Salute il lavoro scientifico è Alessandro Laviano, direttore Nutrizione clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma, che spiega in questa intervista i risultati della ricerca pubblicata su ‘Nature Medicine’.
“I risultati di questa ricerca – spiega il professor Laviano – sono stati sorprendenti: chi ha seguito una dieta personalizzata ha registrato il 31% in meno di ricoveri ospedalieri e il 20% in meno di accessi al pronto soccorso. In termini pratici, significa 443 ricoveri e 403 visite in meno ogni 1.000 persone trattate, in soli 6 mesi di osservazione. Numeri che testimoniano importanti risparmi sia per quanto riguarda la salute dei pazienti sia per quelli che sono i costi del sistema sanitario”. Altro elemento rilevante è quello legato alle patologie. “Noi medici non facciamo altro che ripetere la lezione di Esculapio: ‘che il cibo sia la tua medicina…’. I vantaggi di seguire una dieta controllata, infatti, secondo quanto dice la ricerca, sono stati ancora più marcati tra chi soffre di malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale cronica o depressione. E – continua il direttore – sempre valutando anche l’aspetto economico, possiamo dire che i risparmi netti sono stati ancora più elevati, arrivando fino a 10.450 dollari per i pazienti con problemi cardiaci e oltre 12.000 dollari per quelli con insufficienza renale”.
Quindi come nutrizionista cosa consiglierebbe a un paziente che già segue una terapia farmacologica? “Prima di tutto di evitare il fai da te e quindi di rivolgersi a un centro specializzato e di seguire un regime adattato alle esigenze cliniche e alle preferenze alimentari del paziente, dopo una attenta valutazione nutrizionale iniziale. L’integrazione di cibo sano nella cura clinica può migliorare rapidamente la salute dei pazienti più fragili e ridurre anche i costi per il sistema sanitario. Il modello usato in questa ricerca potrebbe essere sperimentato anche qui da noi perché investire in alimentazione personalizzata per i pazienti più vulnerabili non è solo una scelta etica, ma anche una strategia efficace per migliorare la salute pubblica e contenere la spesa sanitaria”.
—
cronaca
webinfo@adnkronos.com (Web Info)



