Lotito, la Lazio e il ‘complotto’: la storia del calcio tra contestazioni, finte scalate e fallimenti

(Adnkronos) – Il ‘complotto’ contro Claudio Lotito e le manovre per fargli vendere la Lazio, su cui l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma farà luce, è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia: quella che lega la proprietà delle squadre di calcio agli interessi, leciti e illeciti, di soggetti vari, faccendieri, ricchi imprenditori o presunti tali, ma anche mezze figure, teste di legno e malavitosi. Il brodo dentro il quale nascono operazioni che difficilmente arrivano al risultato finale è il prodotto di una lista di ingredienti sempre uguale a se stessa: le pressioni dei tifosi, alimentate da false promesse e legittime speranze, l’amplificazione mediatica, con le notizie false a fare da megafono, la ricerca di visibilità a buon prezzo che il mondo del pallone non nega a nessuno. È uno schema che si ripete.  

Il precedente direttamente riconducibile alla storia della Lazio è quello che vede coinvolti I leader storici degli Irriducibili come sostenitori della tentata scalata al club nel 2005-2006, a fianco della bandiera bianco-celeste Giorgio Chinaglia. Una lunga vicenda giudiziaria, durata vent’anni, porta all’assoluzione in appello dei soggetti coinvolti, con una sentenza che smonta la tesi dell’accusa, ovvero le reiterate minacce e la tentata estorsione contro il presidente Claudio Lotito, con l’obiettivo di fargli vendere le sue quote societarie a una cordata di acquirenti a loro gradita. Secondo i giudici, il fatto non sussiste, non ci sarebbe stata quindi nessuna scalata tentata alla Lazio né una campagna di diffamazione e intimidazione verso Lotito. In primo grado tutti gli imputati avevano invece ricevuto condanne tra i due e i quattro anni, perché ritenuti responsabili di una crescente campagna diffamatoria e di due lettere dal contenuto ingiurioso e minatorio arrivate al presidente laziale e alla moglie Cristina Mezzaroma.  

La storia recente del calcio italiano è fatta anche di fallimenti eccellenti, tutti legati a vicende personali finite male. È il caso della Fiorentina. Sotto la gestione di Vittorio Cecchi Gori, nel 2002 il club crolla a causa di un buco finanziario immenso, non riuscendo a iscriversi alla Serie B e ripartendo dalla C2 sotto il nome di Florentia Viola. Nel 2004 è la volta del Napoli. Una crisi debitoria insostenibile trascina il club al fallimento, con la perdita del titolo sportivo. La società è rifondata da Aurelio De Laurentiis ripartendo dalla Serie C1. Nel 2015 tocca al Parma. È l’onda lunga del crack della Parmalat di Calisto Tanzi, che produce stagioni grottesche e continui passaggi di proprietà. Si distingue, in particolare, la figura di Giampietro Manenti, che dopo aver promesso fondi mai arrivati finisce in manette, con l’accusa di riciclare di capitali illeciti e di fare operazioni di peculato. Puntuale, arriva il fallimento e la ripartenza dalla Serie D.  

Molti club sono scivolati nel baratro a causa di scalate tentate da imprenditori privi di reali coperture finanziarie o fondi di investimento rivelatisi inconsistenti. È il caso del Bari. Dopo una serie di passaggi di mano, dalla fallimentare era di Gianluca Paparesta alle successive gestioni, non si iscrive al campionato 2018 e rinasce poi con Luigi De Laurentiis. L’anno dopo, il 2019, tocca al Palermo. Ancora guidato da Maurizio Zamparini, il club è travolto da inchieste relative a false comunicazioni sociali e riciclaggio. Dopo una serie di cessioni lampo a fantomatici fondi inglesi e spregiudicati faccendieri, il club subisce l’esclusione dai campionati e il fallimento. Il Catania dopo il fallimento della trattativa di cessione all’imprenditore Joe Tacopina, va incontro al fallimento ufficiale nel dicembre 2021. Stesso anno per la fine della favola del Chievo di Luca Campedelli. Una storia che si interrompe bruscamente a causa di un lunghissimo contenzioso con il fisco e delle accuse di plusvalenze fittizie. L’epilogo è l’esclusione dai professionisti e la liquidazione. Il caso più recente è quello del Brescia di Massimo Cellino. Nonostante la salvezza ottenuta sul campo in Serie B nella stagione 2024-25, il mancato rispetto delle scadenze per il pagamento degli stipendi porta al fallimento, cancellando la continuità di una società ultracentenaria. 

Da Lotito e dalla Lazio si parte e a Lotito e alla Lazio si torna. Scorrendo l’elenco delle squadre di Serie A, e non considerando la Juventus, per una sostanziale continuità tra la famiglia Agnelli e Exor, e la famiglia Pozzo con l’Udinese, il matrimonio tra la Lazio e Lotito, insieme da 22 anni, è il più longevo. L’unico legame simile, ma con un anno in meno di storia alle spalle, è quello tra Urbano Cairo e il Torino. E non è un caso che il rapporto tra presidente e tifoseria sia altrettanto complesso in casa granata. Contestazioni ripetute e un’insoddisfazione mai nascosta. Con una sostanziale differenza: Cairo ha sempre detto di essere disposto a cedere se arrivasse l’acquirente giusto; Lotito non ha nessuna intenzione di farsi da parte. La storia dirà chi sarà capace di rimanere in sella più a lungo. (Di Fabio Insenga)  

 

 

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