(Adnkronos) – “Ogni miliardo investito nel settore idrico genera 1,3 miliardi di Pil e 32mila nuovi posti di lavoro a livello globale, con un impatto superiore a quello di altri settori infrastrutturali come energia, tecnologia e trasporti”. Lo ha detto Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di Acea, intervenendo al panel Water Security in an Age of Uncertainty: Building Resilience Across the Euro-Mediterranean Region del One Water – Forum Euromediterraneo, in corso alla Nuvola di Roma. Tra i relatori Josè Diaz Caneja, Chairman Acciona Agua, Bruno Hervet, CEO Europe Suez, Charles Calestroupat, Presidente Microsoft Europe South. Pastorello ha illustrato lo studio sui fabbisogni infrastrutturali idrici realizzato con il World Economic Forum e l’Università di Cambridge, “uno dei più completi mai condotti a livello globale”. L’analisi copre oltre 100 Paesi, usi civili e industriali, un orizzonte di 15 anni e tutte le fasi della filiera, dalla raccolta al trattamento e al riuso. Il fabbisogno è stimato in 11.400 miliardi di euro al 2040, con un gap di 6.500 miliardi rispetto alla traiettoria attuale di spesa. Un divario che, ha spiegato, riflette “infrastrutture che invecchiano, crescente esposizione al rischio climatico, domanda inevasa e investimenti insufficienti in circolarità e innovazione”. Il quadro è confermato da un sondaggio di quest’anno su 400 esperti e regolatori nel mondo: oltre l’80% ritiene la spesa attuale “significativamente inferiore al necessario”, e oltre il 90% indica la depurazione come fase prioritaria per i futuri investimenti. “Vale la pena investire nell’acqua? La risposta è sì”, ha detto Pastorello. Nell’area europea e mediterranea il divario è “di dimensioni analoghe” e, se colmato, potrebbe tradursi in oltre 1240 miliardi di Pil aggiuntivo e quasi 28 milioni di posti di lavoro l’anno. Quattro le direttrici d’azione indicate, con esempi di aziende presenti sul palco: accesso all’acqua e ai servizi igienici, con la dissalazione verde (l’impianto di Casablanca sviluppato da Acciona, alimentato a energia eolica); resilienza delle infrastrutture, con la rete di Acea nel Lazio suddivisa in 800 distretti che ha consentito di ridurre “drasticamente” le perdite; circolarità e recupero delle risorse; innovazione, con digital twin e robotica, come nella soluzione di Siemens in Medio Oriente. Per sbloccare gli investimenti, ha concluso, serve la collaborazione dell’intero ecosistema: politiche che guidino le riforme, come nei Paesi Bassi; finanza pubblica e privata, con strumenti come il programma Water Resilience della Bei; tecnologia, con sandbox regolatori come in Arabia Saudita; e cultura del valore dell’acqua nella società. “Con una forte collaborazione internazionale l’acqua può diventare il prossimo acceleratore dello sviluppo socio-economico”.
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