Carburanti, Alverà: “Raffinazione cruciale, embargo Usa sul diesel sarebbe un grave problema”

(Adnkronos) – “A noi serve il diesel, non semplicemente il petrolio, il vero nodo è industriale e riguarda la disponibilità di prodotti raffinati e la capacità di produrli”. Lo ha spiegato all’Adnkronos, Marco Alverà, fondatore di Zhero, piattaforma di investimenti dedicata alle infrastrutture per la transizione energetica dopo essere stato in Eni per 12 anni e amministratore delegato di Snam . Da qui l’indicazione per il medio-lungo periodo: “Serve mantenere attiva la capacità di raffinazione”, perché la transizione energetica deve procedere gradualmente senza rinunciare a infrastrutture che, soprattutto nelle fasi di crisi geopolitica, tornano a essere strategiche. 

Il prezzo dei carburanti ha ormai superato una soglia psicologica molto importante: la benzina oltre i due euro e il diesel che si avvicina ai 2,50 euro. Quanto è preoccupante questa situazione?
 

“È una situazione che richiede grande attenzione. Il costo del petrolio acquistato oggi dalle raffinerie per produrre diesel è molto elevato e ci troviamo di fronte a mercati estremamente volatili. È quindi giusto mantenere alta l’attenzione sul prezzo finale dei carburanti e sulle dinamiche che lo determinano”. 

Dopo Eni e Ip, anche Q8 si è aggiunta alle compagnie che hanno fissato un price cap o degli sconti, quanto potrebbero essere penalizzati i piccoli distributori?
 

“I margini nella distribuzione sono molto risicati e quindi non si può generalizzare. È una situazione complessa che si protrae ormai da tempo e per la quale non esiste una soluzione immediata all’orizzonte. Proprio per questo è importante continuare a monitorare con attenzione l’andamento dei prezzi”. 

Se dovesse indicare una strategia di medio-lungo periodo per l’Italia, quale sarebbe?
 

“La transizione ecologica deve essere necessariamente graduale. Serve capacità di raffinazione, non soltanto all’Italia ma più in generale al sistema energetico internazionale. La crisi in Medio Oriente lo sta dimostrando con grande chiarezza: la disponibilità di capacità industriale di raffinazione resta strategica”. 

Si può prendere in considerazione l’ipotesi di una limitazione o di un embargo americano alle esportazioni di diesel? E quali potrebbero essere le conseguenze?
 

“Con l’attuale imprevedibilità non si può escludere che, a un certo punto, negli Stati Uniti emerga la volontà di contenere i prezzi domestici limitando le esportazioni. Sarebbe un problema importante, perché gli Stati Uniti dispongono di una grande e sofisticata capacità di raffinazione e rappresentano una fonte rilevante di prodotti raffinati, diesel compreso. È auspicabile quindi che non si arrivi a questo scenario”. 

Per l’Italia, quindi, il problema non è soltanto diversificare le fonti da cui acquistare petrolio?
 

“Esatto. Il punto è che a noi serve il diesel, non semplicemente il petrolio. Per usare un’immagine: se serve un filetto, per produrlo serve comunque tutta la mucca. Non basta quindi avere accesso alla materia prima. È soprattutto un tema industriale, legato alla capacità di raffinazione e alla disponibilità dei prodotti raffinati di cui il mercato ha bisogno”. 

In questo scenario avrebbe senso intervenire sulla fiscalità o sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere?
 

Il tema fondamentale è industriale. Servono investimenti e occorre mantenere attiva la capacità di raffinazione. La fiscalità, invece, è una questione prettamente politica. 

Con il petrolio intorno ai 100 dollari abbiamo già visto conseguenze molto pesanti sui prezzi di benzina e diesel se questa situazione durasse, quali conseguenze?  

Ci sono alcuni segnali da seguire sul fronte geopolitico, ma nell’immediato non sembra esserci ancora una soluzione. La chiusura dello Stretto sta bloccando milioni di barili, sia di petrolio sia di prodotti raffinati. Al di là dell’evoluzione della crisi, il messaggio che emerge è chiaro: nel medio – lungo periodo occorre costruire nuova capacità di raffinazione o ripristinare, dove possibile, quella che è stata dismessa. 

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