Dalle accise al canone Rai, ‘invisibile’ il 95,7% delle tasse dei dipendenti: l’analisi

(Adnkronos) – Nella quasi totalità dei casi, per la precisione nel 95,7 per cento, le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto: vengono infatti trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Tra tasse prelevate ‘alla fonte’ come l’Irpef o i contributi Inps, e imposte ‘nascoste’ come Iva, accise sui carburanti o imposte su Rc auto. Solo nel 5% dei casi, anzi poco meno, il pagamento avviene in modo consapevole, cioè quando versiamo direttamente dei soldi in contanti, online o allo sportello di una banca o delle Poste. Lo rileva l’ufficio studi della Cgia che ha calcolato
quanto pesano complessivamente le tasse quest’anno su una famiglia italiana tipo: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico, due auto e casa di proprietà. Il conto totale? 20.592 euro. 

 

Considerando le imposte trattenute ‘alla fonte’ (ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef), il gettito ammonta a 13.030 euro, ovvero il 63,3% del totale. Aggiungendo quelle ‘nascoste’ (Iva sugli acquisti, accise, contributo al Servizio Sanitario Nazionale incluso nell’Rc auto, imposta sull’Rc auto, canone Rai, ecc.), lo Stato incassa altri 6.676 euro, pari al 32,4% del totale. Pertanto, l’ammontare complessivo di quanto versato all’erario raggiunge i 19.706 euro, cioè il 95,7% del prelievo globale. Di conseguenza, la coppia in esame è tenuta a pagare direttamente e in maniera consapevole soltanto 887 euro l’anno (bollo auto e Tari), una cifra che incide in modo pressoché trascurabile sul totale, appena il 4,3%. Con questa elaborazione la Cgia mette in luce una differenza di fondo: il prelievo tramite sostituto d’imposta rende il rapporto tra fisco e lavoratori dipendenti quasi invisibile, mentre gli autonomi sono costretti a versare consapevolmente la gran parte del proprio carico fiscale. 

L’Irpef, pur essendo l’imposta che garantisce il maggior gettito per l’erario, incide sulle entrate fiscali complessive ‘solo’ per il 30% circa. Questo significa che sul restante 70% del gettito, la possibilità di evadere non riguarda esclusivamente i lavoratori autonomi, ma può essere imputata a tutti i contribuenti, indipendentemente dalla loro condizione lavorativa. In altre parole, se è vero che alcune categorie di autonomi hanno più margini di manovra per sottrarsi al fisco, è altrettanto vero che l’evasione non è un fenomeno che riguarda solo loro: coinvolge l’intero sistema fiscale e distribuisce le proprie responsabilità su una platea di contribuenti – come le società di capitali, le big tech, i lavoratori in ‘nero’, etc. – molto più ampia di quanto si tenda comunemente a pensare.  

Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita: tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44% grazie, in particolar modo, all’applicazione della compliance fiscale, allo split payment, alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi.  

In Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni, di cui 24,1 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni sono pensionati, 1,6 milioni sono lavoratori autonomi e altri 1,6 milioni sono percettori di altri redditi (affitti, terreni, buoni del tesoro, etc.). A livello territoriale, l’area che ne conta di più è Roma con 3 milioni di contribuenti Irpef (di cui 103.000 autonomi). Seguono Milano con quasi 2,5 milioni (di cui 95.000 autonomi), e Napoli con 1,6 milioni (di cui poco più di 60.000 autonomi). 

Nel 2025 la pressione fiscale in Francia era al 46,1% del Pil, in Danimarca al 45,5, in Belgio al 44,2 e in Austria al 44,1. Tra l’Ue a 27, l’Italia si posizionava al quinto posto con un tasso del 43,1% del Pil. Se tra i nostri principali competitor commerciali solo la Francia presentava un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registravano un livello nettamente inferiore.  

Se in Germania il peso fiscale sul Pil era al 41,8% (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi). Il tasso medio in Ue, invece, era al 40,7, 2,4 punti in meno della media nazionale italiana.  

 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Firenze
cielo coperto
26.9 ° C
28.5 °
25.4 °
52%
10m/s
100%
Sab
29 °
Dom
31 °
Lun
31 °
Mar
32 °
Mer
31 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS

Video news