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Contrabbando di tessuti nel pratese: sequestro da 11 milioni di euro tra Prato e Firenze

Un complesso meccanismo di frode transnazionale è stato smantellato dalla Guardia di Finanza dopo oltre un anno di indagini coordinate dalla Procura Europea.

PRATO – Un’imponente operazione della Guardia di Finanza di Prato ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore superiore agli 11 milioni di euro. L’attività, ribattezzata Fraus ab Oriente e coordinata dalla Procura Europea di Bologna, ha svelato un complesso sistema di contrabbando e frode fiscale che coinvolgeva l’importazione di tessuti dalla Cina verso il distretto tessile tra Prato e Firenze.

Il bilancio dei sequestri è consistente: oltre 7,8 milioni di metri lineari di tessuto e più di 237 mila capi d’abbigliamento, stoccati in vari magazzini dei macrolotti pratesi. Secondo le indagini, durate oltre un anno, la merce entrava nel territorio nazionale senza il versamento dei dazi doganali e dell’Iva, per un’evasione stimata in oltre 4 milioni di euro.

Il meccanismo si basava sull’utilizzo di cosiddette ‘imprese apri e chiudi’. Si trattava di ditte individuali intestate a cittadini cinesi, spesso operanti in locali apparentemente vuoti o affittati a terzi, che fungevano da copertura per lo scarico dei carichi. Una volta giunta nei depositi, la merce veniva regolarizzata attraverso fatture false emesse da società cartiere – ovvero aziende esistenti solo sulla carta – dislocate in vari Paesi europei come Polonia, Germania, Malta e Ungheria. I documenti di trasporto originali, alterati per nascondere la reale provenienza dei prodotti, venivano distrutti immediatamente dopo l’arrivo nei depositi.

Al vertice del sodalizio, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, vi sarebbe una donna residente a Prato, ora indagata per contrabbando, dichiarazione fraudolenta e trasferimento fittizio di valori. I finanzieri hanno iniziato a smantellare il sistema già nell’autunno del 2025, monitorando i flussi dei mezzi pesanti. In un’occasione, i militari sono intervenuti durante un blitz notturno, sorprendendo i soggetti coinvolti mentre tentavano di spostare urgentemente i tessuti verso nuovi siti di stoccaggio per evitare i controlli.

L’analisi dei computer e dei dispositivi mobili sequestrati ha permesso di mappare l’intera catena distributiva, portando al decreto di sequestro preventivo per le merci riconducibili a cinque diverse ditte individuali. Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino all’esaurimento di ogni grado di giudizio, con l’eventuale colpevolezza che potrà essere stabilita esclusivamente da una sentenza definitiva.

© Riproduzione riservata

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