FIRENZE – L’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze ha pubblicato il suo primo bilancio di sostenibilità ESG, redatto in collaborazione con Deloitte, ponendosi come primo polo sanitario pubblico toscano a rendicontare il proprio impatto ambientale, sociale e di governance. Per approfondire i contenuti strategici e gestionali di questo documento, abbiamo intervistato in esclusiva il Direttore Amministrativo, Lorenzo Pescini.
Se dovesse scegliere un solo traguardo raggiunto in questo primo bilancio sostenibile che la rende davvero orgoglioso come amministratore, quale sarebbe e perché?
“Appena insediati, abbiamo voluto “accendere la luce” sul tema della sostenibilità ambientale. Pochi mesi dopo, la Direzione ha varato il progetto Meyer in Green, un’iniziativa che traccia la direzione strategica dell’ospedale su quattro grandi pilastri: verde, energia, emissioni e mobilità. Questo è stato un passaggio fondamentale per orientare i singoli interventi in modo strutturato. Inoltre, grazie al finanziamento della Fondazione Meyer, abbiamo redatto con Deloitte il nostro primo Bilancio di Sostenibilità: uno strumento di rendicontazione trasparente che rappresenta un punto di partenza, non certo di arrivo”.
Spesso si pensa alla sostenibilità come a un costo o a un obbligo burocratico: come è riuscito il Meyer a trasformarla invece in un’opportunità di crescita per tutta l’azienda?
“Innanzitutto, abbiamo la fortuna di poter beneficiare dei finanziamenti della Fondazione. Questo ci permette di investire in maniera mirata sulla sostenibilità, a differenza di altri ospedali che spesso devono far fronte a priorità di bilancio diverse. Il secondo aspetto è che la sostenibilità è un vero e proprio investimento. Oltre a generare un bene comune riducendo le emissioni, porta vantaggi economici concreti a lungo termine. Un parco fotovoltaico, ad esempio, richiede un investimento iniziale, ma per vent’anni garantisce all’ospedale la produzione di energia a costo quasi zero”.
Guardando alla gestione di una struttura così complessa, qual è la sfida quotidiana che la spinge a trovare soluzioni sempre nuove e non convenzionali?
“Viviamo in un mondo in rapidissima evoluzione, dove tecnologie e soluzioni nascono a ritmi serrati. Il Meyer è un IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), una realtà che per vocazione cerca sempre di essere un passo avanti agli altri nella ricerca scientifica e nell’assistenza. La nostra sfida è applicare questa stessa spinta innovativa all’ambiente, diventando un punto di riferimento e mantenendo un passo di vantaggio anche nel campo della sostenibilità”.
Se dovesse immaginare il Meyer del futuro, diciamo tra dieci anni, come immagina che questo bilancio sostenibile abbia cambiato il volto e l’anima dell’ospedale?
“Se realizzeremo i tanti progetti che abbiamo in cantiere, tra dieci anni l’attuale sede del Meyer avrà un parco molto più completo e funzionale. Raddoppieremo il numero degli alberi, migliorando notevolmente la fruibilità sia per i piccoli pazienti che per il personale. Prevediamo inoltre un grande parcheggio completamente coperto e un vasto parco fotovoltaico. A tutto questo si uniranno gli interventi di efficientamento energetico strutturale, fondamentali per massimizzare la qualità dei servizi erogati riducendo al minimo i consumi e l’impatto ambientale”.
Qual è l’aspetto del suo ruolo come Direttore Amministrativo che le persone esterne, come cittadini o istituzioni, tendono a capire meno o a sottovalutare?
“La difficoltà principale deriva dal fatto che, dal 1992, il nostro Sistema Sanitario è aziendalizzato. L’obiettivo primario non è il semplice rispetto formale della burocrazia, ma il raggiungimento dei fabbisogni del sistema nel rispetto della legge. La vera sfida dell’amministrazione è trovare soluzioni legittime che ci permettano di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Non ci si può limitare a dire “ho operato nel perimetro delle regole”; l’obiettivo è muoversi all’interno di quelle regole per trovare le soluzioni più performanti in assoluto. È solo quando ci si riesce che l’utente finale percepisce davvero la buona gestione dell’ospedale”.



