FIRENZE – La Strage dei Georgofili torna al centro della memoria collettiva della Toscana nel giorno del 33esimo anniversario dell’attentato mafioso che nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 sconvolse Firenze e l’Italia intera. Una ferita ancora aperta che causò cinque morti, 48 feriti, danni gravissimi al patrimonio artistico e la devastazione di un’ampia parte del centro storico cittadino.
Tra le voci più sentite della giornata c’è stata quella del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ha ricordato di aver vissuto in prima persona quei momenti drammatici. “Eccomi lì, quella notte. Ero assessore in Comune a Firenze”, ha scritto sui social, ripercorrendo le ore successive all’esplosione in via dei Georgofili.
Il presidente ha definito l’attentato “una delle ferite più profonde della storia recente di Firenze e dell’Italia”, sottolineando come la mafia avesse colpito non solo cittadini innocenti ma anche “il cuore della città, il suo patrimonio artistico, la sua identità e lo Stato italiano”.
Nel corso delle commemorazioni organizzate al Teatro della Compagnia di Firenze, circa 400 studenti provenienti dalle scuole toscane hanno partecipato a un incontro dedicato al tema della memoria e della cultura della legalità. Presenti anche la vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop, e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso.
Durante l’iniziativa è stato richiamato anche un dato emerso da una ricerca Irpet commissionata dalla Regione: il 33% degli studenti toscani oggi non sa cosa accadde durante la notte della strage. Un elemento che, secondo le istituzioni regionali, rende ancora più urgente il lavoro nelle scuole e nei luoghi della formazione.
“Ricordare significa non abbassare mai la guardia”, ha ribadito Giani, evidenziando l’importanza di coltivare memoria e consapevolezza soprattutto tra le nuove generazioni. Nel suo intervento il presidente ha ricordato come la risposta di Firenze alla violenza mafiosa sia stata fondata sui valori della libertà, della legalità e dell’unità democratica.



