Commozione e solennità a Palazzo Vecchio per l’anniversario dell’alluvione e le celebrazioni del 4 novembre

Un lunghissimo applauso e una platea interamente in piedi hanno accolto l'ingresso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. protagonista del pomeriggio

FIRENZE – Un lunghissimo applauso e una platea interamente in piedi hanno accolto l’ingresso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. La cerimonia, svoltasi nel pomeriggio, ha unito le celebrazioni per il 4 novembre – Giornata dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate – al sessantesimo anniversario della tragica alluvione che colpì Firenze nel 1966.

Il Salone, gremito di autorità, sindaci, rappresentanti istituzionali e dai simbolici “angeli del fango”, ha vissuto momenti di profonda commozione. Prima dell’avvio ufficiale degli interventi, la sindaca di Firenze Sara Funaro ha donato al Capo dello Stato un cofanetto di quattro volumi de La splendida storia di Firenze scritto da Piero Bargellini, che fu primo cittadino durante i drammatici giorni dell’alluvione e nonno della stessa sindaca. La memoria di quel novembre di sessant’anni fa è stata rievocata anche attraverso la testimonianza di un angelo del fango statunitense, la lettura di lettere d’epoca indirizzate a Bargellini da parte di alunni delle scuole primarie cittadine e la presenza di ottantuno bambini che hanno sventolato le bandierine dei Paesi scesi in campo con gli aiuti internazionali.

La doppia ricorrenza era iniziata in mattinata al piazzale Michelangelo, dove si è svolta la prima parte della visita presidenziale alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, salutata dal sorvolo delle Frecce Tricolori dell’Aeronautica Militare. Nel suo intervento a Palazzo Vecchio, Giani ha voluto esprimere profonda gratitudine al Capo dello Stato – definito “ormai un cittadino onorario di Firenze” – sottolineandone il ruolo di equilibrio istituzionale.

Riflettendo sul dramma del fiume e sulla storia cittadina, Giani ha evidenziato come “l’Arno è la nostra storia, è il fiume attorno al quale Firenze è nata e cresciuta“, ricordando la forza distruttrice manifestata nei secoli e la straordinaria spinta di solidarietà globale che portò migliaia di giovani a salvare il patrimonio artistico della città. Da quell’evento tragico, ha ricordato il presidente regionale, trasse origine la nascita del moderno sistema di protezione civile culminato nella legge 996 del 1970. Oggi, tuttavia, la sfida impone un cambio di passo strutturale: “Di fronte ai cambiamenti climatici e a eventi meteorologici sempre più estremi, il nostro dovere è investire nella prevenzione, nella sicurezza dei territori e nella difesa del suolo”. Giani ha ricordato le opere messe in campo dal dopoguerra a oggi – dal lago di Bilancino alle tre casse di espansione – richiamando al contempo la drammatica ferita delle alluvioni che colpiscono il reticolato idrico minore, come quella registrata il 3 novembre di tre anni fa tra Firenze e Pistoia.

Sulla stessa linea d’onda l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti, che ha rimarcato l’eredità morale lasciata dagli angeli del fango: “Ci hanno insegnato che la cultura è un patrimonio di tutti e che difenderla significa prendersi cura della nostra identità e della nostra memoria”.

Alla cerimonia ha preso parte anche la vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop. La commemorazione si è chiusa con l’intervento e le riflessioni del giornalista Aldo Cazzullo, ribadendo l’importanza di tradurre la memoria storica in un impegno concreto e quotidiano per la tutela delle comunità e del paesaggio.

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