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Pale eoliche nel Mugello, la Soprintendenza dice no all’impianto approvato dalla Regione

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FIRENZE – La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Firenze dice no alle pale eoliche nel Mugello. Le pale eoliche nei giorni scorsi al centro della querelle tra Vittorio Sgarbi e l’assessore regionale Monia Monni. Sgarbi che intanto via social annuncia querela nei confronti di Filippo Carlà Campa, sindaco di Vicchio e di Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio perché si ritiene offeso. Il soprintendente Andrea Pessina è pronto a chiedere il riesame alla presidenza del Consiglio dei ministri a cui spetterà l’ultima parola sull’impianto approvato dalla Regione Toscana con il via libera al provvedimento autorizzatorio unico regionale. Il nuovo impianto eolico denominato Monte Giogo di Villore prevede la realizzazione di 7 aerogeneratori di altezza massima pari 99 metri dalla base ed una potenza complessiva pari a 29,6 MW, coinvolge i Comuni di Vicchio e Dicomano, per le opere accessorie interessati anche Rufina e San Godenzo. La giunta regionale ha approvato una delibera presentata dell’assessore all’ambiente Monia Monni. Sottolinea il soprintendente Pessina: “Vorrei chiarire che le Soprintendenze non sono contrarie agli impianti di energia rinnovabile. Il problema è che noi siamo tenuti a esprimerci unicamente sul fatto se questi impianti avranno un impatto sul paesaggio”.

Spiega Pessina che il parere negativo della Soprintendenza “Non è solo la costruzione di  pale che hanno un’altezza notevole di quasi 100 metri, con altrettanti metri infilati nel terreno e una base di cemento armato, ma è soprattutto il fatto che i materiali vengono portati in quota con autoarticolati di grandi dimensioni che per salire hanno bisogno di una strada asfaltata, con poca pendenza e senza curve troppo strette. Per avere otto pale sul Mugello, quindi, si dovranno aprire attraverso dei boschi di gran pregio una serie di strade asfaltate e in molti casi livellare dei dislivelli”. Il proponente, prosegue Pessina, si è impegnato a rispristinare il paesaggio togliendo l’asfalto, “ma noi abbiamo dei dubbi sul fatto che questa ferita non crei un dissesto sulla montagna, oltre alla perdita irreparabile delle piante. Si tratta di una ferita che viene aperta nel paesaggio, non è sufficiente nasconderla, la ferita resta”.  La Soprintendenza presenterà la memoria al Ministero perché venga portata in Consiglio dei ministri”.

© Riproduzione riservata

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