I tornelli di Livorno fanno il giro d’Italia, il Comune resta sulla porta

Il caso sollevato ai Bagni Pancaldi Acquaviva ai bagni del Tirreno supera i confini cittadini e riapre il dibattito nazionale sul libero accesso al mare

LIVORNO – È bastato un video per trasformare una consuetudine livornese in un caso nazionale. I tornelli collocati all’ingresso degli stabilimenti balneari, da anni parte del paesaggio del lungomare, sono improvvisamente diventati il simbolo di una domanda rimasta troppo a lungo senza una risposta chiara: a Livorno è realmente possibile raggiungere gratuitamente il mare attraversando le aree in concessione?

La polemica è esplosa dopo la visita ai Bagni Pancaldi Acquaviva e ai bagni del Tirreno di Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali Italiani, e del creator Ivan Grieco. Nel video diffuso sui social, i due hanno contestato la presenza dei tornelli e la richiesta di un biglietto giornaliero da 7,50 euro, sostenendo che l’alternativa gratuita indicata fosse costituita da uno spazio estremamente ridotto.

Il tariffario ufficiale dello stabilimento conferma il costo dell’ingresso, ma questo elemento, da solo, non risolve il punto centrale. Gli stabilimenti possono legittimamente chiedere un corrispettivo per l’utilizzo di cabine, piscine, lettini, docce e altri servizi. La normativa nazionale stabilisce però che debbano essere garantiti il libero e gratuito accesso e il transito necessari per raggiungere la battigia.

Il problema non è dunque la semplice esistenza di un tornello. Il problema è capire se accanto a quel tornello esista un percorso gratuito, chiaramente segnalato, concretamente accessibile e compatibile con il diritto dei cittadini di raggiungere il mare senza acquistare servizi.

Una verifica che dovrebbe spettare innanzitutto al Comune, titolare delle funzioni amministrative e di controllo sul demanio marittimo. Eppure, mentre le immagini di Livorno venivano riprese da testate regionali e nazionali, sui canali istituzionali dell’amministrazione non è emersa una spiegazione pubblica altrettanto chiara sulle condizioni previste dalle concessioni, sui controlli effettuati e sulle modalità con cui viene garantito il libero transito.

È questo il punto politicamente più grave della vicenda. Non tanto il clamore provocato da una contestazione esterna, quanto il fatto che sia stato necessario l’arrivo di due esponenti impegnati in una campagna nazionale per portare sotto i riflettori una situazione visibile da anni a chiunque percorra il lungomare.

Il governo cittadino avrebbe potuto anticipare la polemica pubblicando una mappa degli accessi gratuiti, verificando la segnaletica, chiarendo quali passaggi debbano essere garantiti e intervenendo immediatamente in presenza di eventuali irregolarità. Avrebbe potuto offrire ai cittadini una posizione trasparente, evitando che il nome di Livorno venisse associato in tutta Italia all’immagine di un mare raggiungibile attraverso tornelli “come allo stadio”.

Al contrario, la città si è trovata a inseguire un dibattito ormai esploso sui social e sulla stampa. Il Corriere Livornese⁠ ha raccontato il caso il 24 luglio; successivamente la vicenda è stata rilanciata anche da Repubblica ⁠e Vanity Fair⁠, assumendo una rilevanza che ha superato rapidamente i confini locali.

L’amministrazione non può limitarsi a considerare la vicenda una provocazione mediatica. Anche se le modalità della protesta possono essere discusse, la domanda posta resta legittima e riguarda un bene pubblico. La risposta non può essere affidata alle interpretazioni dei gestori, alle discussioni sui social o alla maggiore capacità comunicativa di chi realizza il video più virale.

Serve un accertamento pubblico, stabilimento per stabilimento. Occorre indicare quali siano gli accessi liberi, come siano segnalati, se risultino effettivamente utilizzabili anche dalle persone con disabilità e quali controlli siano stati svolti dal Comune. Se tutto è regolare, l’amministrazione ha il dovere di dimostrarlo. Se non lo è, ha il dovere di intervenire.
La polemica nazionale non nasce soltanto dai tornelli. Nasce dal vuoto di chiarezza che li circonda. Ed è proprio quel vuoto, più delle immagini diventate virali, a mettere in difficoltà il governo della città.

Livorno ha costruito una parte importante della propria identità sul rapporto diretto con il mare. Lasciare che quel rapporto venga percepito come subordinato a un biglietto d’ingresso significa non aver compreso la portata simbolica e politica della questione. Il mare non è soltanto una risorsa economica da affidare in concessione: è uno spazio pubblico sul quale l’amministrazione deve esercitare controllo, trasparenza e responsabilità. 

© Riproduzione riservata

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