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Corea del Sud, le nascite tornano a salire dopo nove anni

La Corea del Sud ha costruito negli ultimi anni un primato che nessun governo vorrebbe rivendicare: il tasso di fecondità più basso tra i Paesi avanzati. Dopo nove anni di arretramento continuo, secondo i dati diffusi da Statistics Korea, le nascite sono tornate a salire e la fecondità ha smesso, almeno per ora, di scendere. Nel 2024 i nati vivi sono stati 238.300, 8.300 in più rispetto al 2023, mentre il tasso di fecondità totale è risalito da 0,72 a 0,75 figli per donna.

Nello stesso pacchetto statistico, l’ufficio nazionale coreano ha indicato anche altri elementi utili a delimitare la portata del dato: il tasso grezzo di natalità è salito a 4,7 per mille, l’età media della madre al parto ha raggiunto 33,7 anni e l’aumento si è concentrato nelle classi di età tra 30 e 39 anni. La ripresa delle nascite, quindi, si colloca dentro un calendario della maternità già fortemente spostato in avanti e dentro una struttura demografica che continua a registrare livelli eccezionalmente bassi rispetto agli standard internazionali.

Se persino la Corea del Sud diventa vecchia

Perché nel 2024 le nascite sono tornate a crescere

Il primo dato da fissare è la dimensione del movimento. Statistics Korea indica che l’aumento del 2024 è stato pari al 3,6% su base annua. In valore assoluto i nati vivi sono passati da 230.000 a 238.300. Il totale fertility rate, che misura il numero medio di figli per donna, è salito di 0,03 punti, da 0,72 a 0,75. Nello stesso anno il numero dei nati per 1.000 abitanti è passato da 4,5 a 4,7. Si tratta della prima variazione positiva dopo una lunga sequenza negativa che aveva portato il paese al minimo registrato nel 2023.

La distribuzione per età consente di circoscrivere dove si sia prodotto l’aumento. Nel comunicato ufficiale sulle nascite 2024, Statistics Korea segnala che i tassi di fecondità delle madri tra 30 e 34 anni e tra 35 e 39 anni sono cresciuti su base annua, mentre quelli delle classi più giovani hanno continuato a ridursi. Anche l’età media della madre al parto è aumentata, passando a 33,7 anni. La ripresa delle nascite non coincide dunque con un abbassamento dell’età alla maternità, bensì con un incremento concentrato nelle età centrali della fecondità, già da anni diventate il perno del calendario riproduttivo sudcoreano.

Sempre Statistics Korea rileva che il rialzo del 2024 ha riguardato soprattutto i primi figli. I primogeniti sono aumentati di 7.800 unità, pari al 5,6%, mentre i secondi figli sono cresciuti di 1.500. Questo dettaglio modifica la lettura del dato complessivo: la variazione non è stata trainata in prevalenza dall’allargamento di famiglie già esistenti, ma dall’ingresso alla genitorialità. In una dinamica demografica compressa da anni, la crescita dei primi figli segnala un ampliamento del numero di coppie che hanno avuto un bambino nel corso dell’anno.

Un altro indicatore decisivo è quello dei matrimoni. Secondo le Marriage and Divorce Statistics 2024 diffuse da Statistics Korea, nel 2024 in Corea del Sud si sono registrati 222.000 matrimoni, 29.000 in più rispetto al 2023, con un aumento del 14,8%. Nello stesso documento l’istituto statistico segnala che si tratta di un incremento ampio anche in prospettiva storica. Il dato va letto insieme alla struttura familiare del paese: in Corea del Sud la nascita dei figli resta in misura molto elevata associata al matrimonio, più di quanto accada in una parte consistente dell’Europa occidentale. La ripresa della nuzialità entra quindi direttamente nella spiegazione dell’aumento dei nati.

Il nesso tra matrimoni e nascite compare anche nella ricostruzione ufficiale fornita da Korea.net sulla base dei dati governativi. Nel resoconto pubblicato dopo l’uscita delle statistiche 2024, il portale segnala l’aumento del 3,6% dei nati vivi e collega la variazione alla crescita dei matrimoni dopo gli anni segnati dalle restrizioni pandemiche. Il riferimento non sostituisce il dato statistico, ma lo colloca in una sequenza coerente: nozze rinviate o compresse nel periodo del Covid-19, recupero delle unioni, aumento dei primi figli nell’anno successivo.

Sul piano della dinamica naturale, il quadro resta però distinto dal solo numero delle nascite. La Corea del Sud continua a registrare più decessi che nati. Nelle tavole ufficiali di Statistics Korea per il 2024, i decessi risultano pari a 358.400 e l’incremento naturale resta negativo. L’aumento delle nascite si inserisce quindi in una popolazione che continua a ridursi per saldo naturale. Questo dato accompagna la crescita dei nati e ne definisce il perimetro statistico: aumento delle nascite e crescita naturale negativa convivono nello stesso anno.

Come si arriva a 0,72 figli per donna

Il quadro di lungo periodo è descritto in modo analitico dall’Ocse. Nel volume Korea’s Unborn Future, pubblicato dall’organizzazione nel 2025, la traiettoria viene ricostruita a partire dagli anni Sessanta: da circa sei figli per donna nel 1960 a meno di uno nel 2018, fino a 0,72 nel 2023. Il libro sottolinea che il declino della fecondità sudcoreana si è formato in due passaggi distinti: dapprima il rinvio del matrimonio e la riduzione del numero di figli all’interno del matrimonio; in seguito, l’indebolimento stesso dell’ingresso nelle unioni e della transizione al primo figlio.

Nel capitolo dedicato ai cambiamenti dei comportamenti riproduttivi, l’Ocse descrive la Corea del Sud come il caso più estremo di bassa fecondità tra i paesi membri. Il testo collega la discesa del numero medio di figli a una combinazione di fattori: aumento dell’età al matrimonio, progressiva concentrazione delle nascite in età più mature, riduzione della probabilità di avere un secondo figlio, difficoltà di conciliazione tra lavoro e maternità e trasformazioni delle preferenze e delle condizioni materiali di vita dei giovani adulti. La crescita del 2024 si colloca dentro questo quadro già definito nei documenti internazionali di riferimento.

La dimensione occupazionale occupa una parte centrale nell’analisi Ocse. Il volume dedicato alla Corea richiama il fatto che il paese presenta ancora divari elevati tra uomini e donne sia nell’occupazione sia nelle retribuzioni. L’organizzazione collega questi divari alla difficoltà di combinare lavoro e maternità e individua proprio in questo punto una delle componenti principali della bassa fecondità. Il riferimento è preciso: quando la nascita di un figlio si accompagna a costi professionali più elevati per le donne, il calendario della genitorialità tende a spostarsi in avanti e il numero complessivo dei figli tende a ridursi.

Accanto al lavoro, i rapporti Ocse richiamano con insistenza il costo della casa e la spesa privata per l’istruzione. Nel profilo dedicato alla Corea, l’organizzazione segnala che l’elevata spesa per l’educazione extracurricolare e la pressione del mercato abitativo entrano direttamente nel calcolo familiare che precede la nascita dei figli. Sono due voci che, nei testi Ocse, compaiono stabilmente tra i fattori associati ai livelli estremamente bassi della fecondità coreana. Il quadro che ne risulta è quello di una decisione riproduttiva fortemente sensibile ai costi di accesso alla vita adulta autonoma e ai costi attesi della crescita dei figli.

L’Ocse Economic Survey of Korea 2024 aggiunge un ulteriore elemento di contesto. Nel capitolo dedicato alla risposta al declino della popolazione, il rapporto lega la bassa fecondità a implicazioni dirette su forza lavoro, invecchiamento e crescita potenziale, e richiama la necessità di politiche rivolte a occupazione femminile, conciliazione, istruzione e sistema abitativo. Anche in questo caso il documento non lavora sul solo dato annuale delle nascite, ma su una configurazione strutturale nella quale la fecondità rappresenta una delle componenti di un assetto demografico più ampio.

Le statistiche del 2024 si inseriscono inoltre in un contesto in cui il matrimonio continua a segnare il passaggio principale verso la genitorialità. Nei documenti Ocse sulla Corea, l’elevata associazione tra matrimonio e nascita dei figli è richiamata come tratto distintivo del caso sudcoreano. Questo aspetto permette di leggere in modo lineare l’accostamento tra i dati di nuzialità e quelli di natalità: il rialzo dei matrimoni nel 2024 e l’aumento dei primi figli nello stesso anno o nell’immediato seguito si collocano all’interno di una sequenza familiare che resta relativamente ordinata rispetto ad altri paesi industrializzati.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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