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martedì 3 Febbraio 2026
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Accordo Usa-India, e il giallo del petrolio russo: Trump entusiasta, Modi non conferma

Donald Trump ha scelto il suo canale preferito, Truth Social, per annunciare quello che definisce “un accordo storico”. Dopo mesi di tensioni e minacce di dazi punitivi, Washington e Nuova Delhi hanno raggiunto un’intesa commerciale con effetto immediato che ridisegna gli equilibri nell’Indo-Pacifico e, tra i vari effetti, colpisce le casse del Cremlino. L’accordo è arrivato con una conversazione telefonica tra il tycoon e il primo ministro indiano Narendra Modi.

Cosa c’è nell’accordo Usa-India

Come in tutti gli accordi, al centro c’è un compromesso: gli Stati Uniti riducono dal 25% al 18% i dazi sulle merci importate dall’India. Attualmente le aliquote imposte da Washington variano dal 25-27% (per la generalità dei beni) al 50% per specifiche categorie e il presidente Trump aveva minacciato di alzare i dazi come ritorsione per l’acquisto di greggio russo da parte di Nuova Delhi, provocando la rabbia di Modi.Anche voi commerciate con Mosca“, aveva tuonato contro Usa e Ue il primo ministro indiano, ricordando come il greggio russo fosse indispensabile per l’economia del suo Paese più che per quella americana ed europea.

Proprio l’oro nero è al centro dell’intesa annunciata ieri. In cambio della riduzione dei tassi, l’India si impegna ad azzerare le barriere tariffarie e non tariffarie sui prodotti americani e a sottoscrivere acquisti per oltre 500 miliardi di dollari in energia, tecnologia, carbone e prodotti agricoli.​

Non solo dazi: le barriere non tariffarie

L’eliminazione delle barriere non tariffarie promessa dall’India rimuove ostacoli burocratici storici che di fatto bloccavano l’export Usa più dei dazi stessi.

Tra gli esempi più rilevanti figurano i rigidi requisiti fitosanitari usati per frenare l’ingresso di prodotti agricoli come mele e noci, e il divieto sui latticini americani imposto richiedendo la certificazione che le mucche non abbiano mai assunto mangimi animali (difficile da tracciare negli Usa). Nel settore tecnologico, pesano i test di sicurezza obbligatori in laboratori locali (certificazione Bis) che duplicano quelli internazionali rallentando il mercato, mentre nel campo dei dispositivi medici (come stent e protesi) l’India applica tetti ai prezzi di vendita (price cap) che le aziende americane considerano insostenibili per i loro prodotti di fascia alta. L’accordo punta a smantellare questo sistema di “protezionismo nascosto”, aprendo davvero il mercato indiano al Made in Usa.

“Basta petrolio russo”: la versione di Trump

Modi ha accettato di smettere di comprare petrolio russo e di acquistarne molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela. Questo aiuterà a porre fine alla guerra in Ucraina, che sta uccidendo migliaia di persone ogni settimana”, ha scritto Donald Trump su Truth Social.​

Secondo la narrazione della Casa Bianca, l’accordo è una manovra a tenaglia per prosciugare i ricavi di Vladimir Putin, che nel 2025 ha visto nell’India uno dei suoi principali acquirenti di greggio (fino al 40% dell’import indiano) grazie agli sconti concessi dal Cremlino per aggirare le sanzioni occidentali. Trump ha definito Modi “uno dei miei più grandi amici” e un “leader potente”, trasformando l’intesa in una vittoria personale del suo stile negoziale.

Il silenzio di Modi su Mosca

La versione indiana, affidata a una nota dell’ufficio del primo ministro, è decisamente più sfumata. Narendra Modi ha confermato l’eccellente conversazione e l’accordo commerciale che “rafforza le nostre relazioni robuste e promuove la prosperità condivisa”, sottolineando l’impegno a “comprare americano” e a ridurre le barriere.

Tuttavia, nel comunicato ufficiale di Nuova Delhi non c’è traccia di riferimenti espliciti allo stop del petrolio russo o alla guerra in Ucraina. Modi si limita a parlare di “cooperazione strategica” per un “Indo-Pacifico libero e aperto”, mantenendo quella ambiguità strategica che tanto sta tornando utile alla politica estera indiana degli ultimi anni. Fonti diplomatiche indiane avevano in passato ribadito che le scelte energetiche del Paese sono dettate unicamente dall’”interesse dei consumatori indiani” e dalla necessità di garantire prezzi accessibili, respingendo le pressioni morali dell’Occidente.

I dettagli economici: 500 miliardi per evitare la guerra dei dazi

Al di là della retorica, l’accordo evita all’India una disastrosa guerra commerciale tra India e Stati Uniti. A partire da agosto 2025, l’amministrazione Trump aveva introdotto un dazio “reciproco” generalizzato sulle merci indiane. Inizialmente, il presidente americano aveva proposto tariffe tra il 25% e il 36% per i Paesi senza accordi commerciali (come l’India), ma poi aveva fissato una tariffa effettiva intorno al 25-27% da cui restavano esclusi solo farmaci e semiconduttori, vitali per l’economia Usa.
Nelle stesse settimana, Trump aveva minacciato di punire l’India con dazi generalizzati fino al 50% se Nuova Delhi avesse continuato a finanziare indirettamente la guerra di Putin acquistando greggio russo.

La riduzione della tariffa reciproca al 18% è una boccata d’ossigeno per l’export indiano verso gli Usa, che vale decine di miliardi di dollari all’anno.​

L’impegno di spesa da 500 miliardi di dollari è colossale e copre settori strategici: l’India sostituirà il greggio degli Urali con barili americani e, a sorpresa, venezuelani (segno di un possibile allentamento delle sanzioni Usa su Caracas in funzione anti-russa). Inoltre, l’apertura del mercato indiano ai prodotti agricoli e tecnologici Usa risponde a una vecchia richiesta di Washington per riequilibrare la bilancia commerciale.​

L’impatto geopolitico: un segnale all’Ue?

L’intesa arriva pochi giorni dopo la firma dell’accordo commerciale tra Unione Europea e India, che aveva spiazzato Washington.

Trump ha voluto riprendere il controllo della situazione, riposizionando gli Stati Uniti come partner indispensabile per Nuova Delhi. Se l’India dovesse davvero azzerare l’import di petrolio russo, l’impatto sulle finanze di Mosca sarebbe devastante, costringendo il Cremlino a dipendere quasi esclusivamente dalla Cina.

Resta da vedere se il primo ministro Modi manterrà la promessa sul greggio o se, come suggeriscono alcuni analisti, si tratti di un annuncio tattico per placare l’irruenza di Trump mentre si continuano a cercare fornitori a buon mercato.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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