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Bruxelles rivede le regole sugli aiuti di Stato (per competere con Usa e Cina)

Bruxelles rimette mano alle regole sugli aiuti di Stato nel pieno di una competizione industriale globale che ha ormai nomi e cognomi: Stati Uniti e Cina. La Commissione europea ha avviato il 25 febbraio la consultazione pubblica sulla bozza di revisione del Regolamento generale di esenzione per categoria, il Gber (General Block Exemption Regulation), il perno tecnico che consente ai governi nazionali di concedere una vasta gamma di aiuti senza previa autorizzazione individuale dell’esecutivo Ue. Fino al 23 aprile Stati membri e stakeholder potranno intervenire su un testo destinato a incidere in profondità sulla velocità e sulla scala dell’intervento pubblico europeo.

Il tempismo non è casuale. Da un lato Washington ha consolidato una politica industriale esplicita, fondata su massicci incentivi pubblici a tecnologie strategiche; dall’altro Pechino continua a sostenere con strumenti statali interi comparti industriali, dall’auto elettrica alle batterie, fino ai semiconduttori. In questo contesto l’Unione si muove su un crinale stretto: difendere il mercato unico e, allo stesso tempo, evitare che la lentezza procedurale la lasci indietro nella corsa globale. Oggi il 69% di tutte le misure di aiuto attive nell’Ue rientra già nel Gber, pari a 6.509 misure nel 2024. La revisione punta a rafforzare questa via semplificata prima che l’attuale regolamento scada il 31 dicembre 2026.

Come funziona il Gber e perché Bruxelles vuole riscriverlo

Il Gber nasce come strumento di semplificazione. L’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea impone agli Stati membri di notificare alla Commissione qualsiasi aiuto prima di metterlo in atto. Attraverso il regolamento di abilitazione, il Consiglio consente però alla Commissione di dichiarare determinate categorie compatibili con il mercato interno ed esentate dall’obbligo di notifica. Il Gber individua queste categorie e ne definisce le condizioni, consentendo agli Stati di intervenire rapidamente quando sono rispettati i limiti volti a contenere le distorsioni della concorrenza.

In dodici anni il regolamento è stato modificato più volte, adattandosi a crisi e priorità politiche: investimenti in aeroporti e porti nel 2017, misure per attenuare l’impatto economico della pandemia nel 2020, integrazione con InvestEU e Horizon Europe dal 2021, sostegno ai settori chiave per la neutralità climatica nel 2023. La Commissione ora propone quella che definisce la revisione più ampia dall’entrata in vigore, con l’obiettivo di rendere il testo più semplice da applicare e più coerente con le trasformazioni tecnologiche e sociali in corso.

Il riferimento alla competizione con Stati Uniti e Cina non compare in modo diretto nelle disposizioni giuridiche, ma è il contesto politico entro cui la riforma prende forma. Washington ha messo in campo strumenti come l’Inflation Reduction Act e il Chips and Science Act, che mobilitano centinaia di miliardi di dollari per energia pulita e semiconduttori. Pechino continua a fare leva su un modello di forte coordinamento pubblico-industriale. Bruxelles, che tradizionalmente ha fatto della disciplina sugli aiuti di Stato un baluardo del mercato unico, prova ora a calibrare maggiore flessibilità senza smantellare le garanzie concorrenziali.

Come cambia il sostegno pubblico a rinnovabili e R&S

Uno dei punti più rilevanti della revisione riguarda le energie rinnovabili. La Commissione propone di rendere più semplice e possibile su scala più ampia la concessione di aiuti al funzionamento per questi impianti, eliminando il limite di 300 milioni di euro annui per i regimi nazionali, pur mantenendo un tetto per beneficiario.

Anche la ricerca e l’innovazione vengono rafforzate. La bozza consente di includere tra i beneficiari degli aiuti per R&S imprese giovani e innovative con una base patrimoniale debole o che impiegano le proprie riserve di liquidità per sviluppare nuovi prodotti. Diventa più agevole sostenere cluster di innovazione, infrastrutture di ricerca e strutture di test e sperimentazione.

Sul fronte delle competenze, il testo introduce incentivi più forti per la formazione dei lavoratori, con la possibilità di concedere aiuti più elevati per percorsi in competenze digitali e Stem rispetto al quadro attuale. Per le Pmi sono previsti strumenti di finanziamento del rischio più flessibili e trattamenti fiscali favorevoli per opzioni su azioni e buoni di sottoscrizione destinati ai dipendenti. “Questo regolamento consentirà agli Stati membri di rafforzare in modo più semplice e rapido la competitività delle nostre industrie, comprese le Pmi, senza dover attendere l’approvazione degli aiuti di Stato”, ha affermato la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera. La dichiarazione fotografa l’obiettivo politico: accorciare i tempi in un contesto in cui Stati Uniti e Cina agiscono con rapidità e risorse consistenti.

Casa, agricoltura e coesione nel nuovo Gber

La revisione non si limita ai settori ad alta tecnologia. Per la prima volta il Gber integra in modo esplicito misure legate alla crisi abitativa. La Commissione propone di consentire intensità di aiuto più elevate per interventi di efficientamento energetico in progetti di edilizia sociale o a prezzi accessibili e per imprese sociali che forniscono alloggi. In un’Europa in cui il costo della casa è diventato un fattore di pressione economica e politica, l’allargamento del perimetro segnala che la politica degli aiuti viene utilizzata anche come leva di coesione.

Agricoltura, pesca e acquacoltura diventano ammissibili per la maggior parte delle categorie di aiuto previste dal Gber, lasciando agli Stati membri la scelta tra questo quadro e le esenzioni settoriali specifiche. Anche le regole sugli aiuti agli aeroporti vengono aggiornate, aumentando la dimensione massima degli scali che possono beneficiare di aiuti al funzionamento. Il regolamento si conferma così uno strumento trasversale, capace di incidere su settori tradizionali e infrastrutturali.

L’estensione delle esenzioni e la semplificazione procedurale pongono però un tema di equilibrio interno. Se gli Stati membri potranno intervenire più rapidamente e con maggiore flessibilità, la capacità fiscale dei singoli governi diventa un fattore determinante. La consultazione aperta fino al 23 aprile e le successive discussioni con gli Stati membri definiranno il punto di caduta di questa revisione, destinata a incidere sulla postura industriale europea negli anni della competizione globale.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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