Riceviamo e pubblichiamo un’analisi di Cecilia Canova e Margherita Carere, associate dello studio legale Hogan Lovells
Il dibattito europeo sulle reti digitali è entrato il 21 gennaio 2026 in una fase decisiva, con l’obiettivo di superare la frammentazione del mercato delle telecomunicazioni e attrarre, massimizzandoli, gli investimenti in reti a capacità elevata. La Commissione europea ha infatti presentato al Parlamento europeo la proposta di regolamento sul Digital Network Act (Dna), concludendo dunque la fase di consultazione pubblica con una proposta legislativa che ambisce a riorganizzare in modo sistematico l’attuale quadro regolatorio delle comunicazioni elettroniche.
Con oltre 400 considerando e ben 210 articoli, il Dna assume una portata più ampia rispetto a quanto inizialmente prospettato in sede di consultazione, essendo destinato a sostituire l’attuale Codice Europeo per le Comunicazioni Elettroniche (la direttiva (Ue) 2018/1972, EECC), ma non solo, con l’obiettivo di rafforzare l’armonizzazione delle regole sulle telecomunicazioni a livello europeo. Come previsto, il Dna rivestirà infatti la forma del regolamento, direttamente applicabile nei vari Stati membri, senza alcuna necessità di recepimento nazionale, superando così, si auspica, la frammentazione che ha caratterizzato l’attuazione dell’EECC. Peraltro, il Dna è concepito per garantire la piena complementarità con la normativa Ue esistente e futura in materia di cloud, intelligenza artificiale, dati, cybersecurity e spazio.
Un regime unico autorizzatorio: il cd. “Single Passport”
Tra le innovazioni più rilevanti del Dna figura l’introduzione di un regime autorizzatorio unico a livello europeo, il cd. “Single Passport“, ideato per superare la tradizionale frammentazione dei mercati nazionali. Tale nuovo meccanismo consentirebbe infatti agli operatori di fornire reti e servizi di comunicazione elettronica in uno o più Stati membri sulla base di un’autorizzazione rilasciata da un’unica autorità nazionale, valida sull’intero territorio dell’Unione.
Con questa scelta, la Commissione europea mira a ridurre gli oneri amministrativi, aumentare la prevedibilità regolatoria e facilitare l’espansione transfrontaliera degli operatori. In termini pratici, un operatore autorizzato in uno Stato membro potrebbe estendere più rapidamente la propria attività in altri mercati europei, semplificando procedure e adempimenti e liberando risorse da destinare a investimenti infrastrutturali e innovazione.
Tale nuovo assetto autorizzatorio sembra senz’altro più che in linea con alcuni degli obiettivi fondamentali della proposta legislativa: favorire le economie di scala e agli investimenti, rafforzando la competitività del settore europeo in un ecosistema digitale sempre più integrato. Allo stesso tempo, la proposta tocca un ambito tradizionalmente sensibile per gli Stati membri: non a caso, durante la fase di consultazione alcune autorità nazionali hanno espresso cautela rispetto a un’eccessiva centralizzazione delle competenze. Proprio per questo motivo, la proposta del “Single Passport” è affiancata da meccanismi di coordinamento e mutua assistenza tra autorità nazionali.

Dna e Cybersecurity
Sebbene la cybersicurezza e la resilienza siano già disciplinate dalla Direttiva NIS2 (Direttiva (Ue) 2022/2555) e dalla Direttiva sulla resilienza dei soggetti critici (Direttiva (Ue) 2022/2557), la Commissione europea sottolinea sin dai considerando del Dna la necessità di un coordinamento più forte a livello Ue. Mancano infatti – a detta della Commissione europea – un organismo operativo specifico per il settore delle telecomunicazioni e una visione centralizzata dei meccanismi di gestione delle crisi e della mappatura della resilienza. Il Dna mira quindi a rafforzare ulteriormente la preparazione, la continuità e la resilienza complessiva delle comunicazioni elettroniche, soprattutto in caso di interruzioni transfrontaliere o su larga scala, naturali o causate dall’uomo, nonché crisi o eventi di forza maggiore che possano incidere sulla popolazione.
A tal fine, si propone di potenziare gli obblighi di cooperazione non solo per gli operatori telco, ma anche per il Berec (Body of European Regulators for Electronic Communications) e le autorità competenti.
Gli operatori telco sono chiamati ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la continuità delle comunicazioni critiche e di quelle di emergenza, nonché la trasmissione ininterrotta degli avvisi pubblici anche in situazioni di crisi o forza maggiore. Inoltre, nell’introduzione di nuove tecnologie, saranno tenuti a predisporre adeguate misure preparatorie, inclusi test e validazioni, per assicurare la piena operatività dei servizi di emergenza e di allerta pubblica.

Non solo maggiore coordinamento e adozione di misure più stringenti, ma anche maggiore trasparenza nei confronti degli utenti finali: al fine di rafforzarne le tutele, gli operatori telco dovrebbero fornire – a livello contrattuale – informazioni in merito alle azioni che questi ultimi potrebbero adottare in caso di incidenti di sicurezza, minacce o vulnerabilità, specificando anche eventuali modalità di risarcimento nel caso in cui non rispondano in modo adeguato a un incidente di sicurezza.
Conclusioni
L’iter legislativo del Dna è ora entrato nella sua fase decisiva: si attendono l’esame e l’approvazione del Parlamento e del Consiglio Ue secondo la procedura legislativa ordinaria, i cui tempi di conclusione restano difficili da prevedere.
Ciò che è certo è che, con il Dna, la Commissione ha inaugurato una fase di profonda revisione del quadro regolatorio delle comunicazioni elettroniche, con l’ambizione di costruire un mercato delle reti più integrato, competitivo e resiliente.
La portata della riforma, tuttavia, intervenendo su assetti consolidati ed equilibri delicati tra competenze europee e nazionali, lascia prevedere un confronto intenso tra Stati membri e istituzioni europee. La lente di ingrandimento rimane infatti puntata sulla capacità del legislatore europeo di bilanciare le esigenze di armonizzazione del quadro regolatorio con le specificità nazionali che saranno senz’altro difficili da scardinare.
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