In Germania, gli uomini tra i 17 e i 45 anni devono chiedere l’autorizzazione all’esercito (Bundeswehr) se vogliono partire all’estero per più di tre mesi. Per molti questa norma, in vigore dal 1°gennaio 2026, ma messa sotto i riflettori solo il 3 aprile scorso dal quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau, è il termometro della tensione geopolitica. Sui social e per le strade tedesche, l’espressione “leva obbligatoria” è tornata a circolare con insistenza, anche se non è prevista dalla legge. Almeno per ora, come spiegheremo tra poco.
Il ministero della Difesa bavarese si è affrettato a smorzare le polemiche, ma ha dovuto ammettere che le istruzioni operative chiarificatrici non sono ancora state adottate e che, per ora, la norma va intesa nella sua formulazione più restrittiva.
Cosa dice la legge
Il cuore della controversia sta nel paragrafo 2 del Wehrpflichtgesetz, la legge sulla coscrizione che risale alla Guerra Fredda, mai abolita ma sospesa dal 2011, e ora riscritta nell’ambito del Wehrdienst-Modernisierungsgesetz, approvato dal Bundestag a fine 2025 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2026.
La nuova formulazione stabilisce che “le persone di sesso maschile che abbiano compiuto 17 anni devono ottenere l’approvazione del competente centro di carriera della Bundeswehr se intendono lasciare la Repubblica federale di Germania per più di tre mesi”. Studio all’estero, lunghe vacanze, ricerca di una nuova vita: qualsiasi motivazione che porti lontano dalla Germania per almeno novanta giorni rientra nell’obbligo.
La stima del numero di persone coinvolte, elaborata dai media tedeschi, parla di circa 20 milioni di uomini.
Quanto è restrittiva, davvero?
Il ministero della Difesa ha cercato di correggere la traiettoria del dibattito specificando che finché il servizio militare resta volontario, l’autorizzazione “deve in linea di principio essere concessa“. L’obiettivo dichiarato non è bloccare le partenze, ma “garantire una registrazione affidabile ai fini militari” sapendo in ogni momento quanti uomini potenzialmente mobilitabili si trovano all’estero in caso di crisi grave.
In pratica, oggi si tratta soprattutto di un passaggio burocratico aggiuntivo, ma giuristi e commentatori segnalano che le istruzioni operative della procedura non sono ancora state adottate. In questo modo, spiegano, la clausola va letta nella sua versione letterale più restrittiva, senza che sia chiaro cosa succede se qualcuno parte senza autorizzazione.
Perché ora: la Zeitenwende e il fantasma della leva obbligatoria
La norma si inserisce nella cosiddetta Zeitenwende, una svolta epocale nella politica di difesa tedesca, con la decisione di aumentare la spesa militare e di ricostruire la Bundeswehr, rimasta sottodimensionata per decenni.
La nuova legge prevede un servizio militare volontario, ma apre la porta a un eventuale ritorno alla leva obbligatoria se non si raggiungono gli obiettivi di reclutamento o se la situazione della sicurezza europea dovesse peggiorare ulteriormente. Tenere traccia degli uomini tra 17 e 45 anni che vivono all’estero per lunghi periodi serve a pianificare eventuali mobilitazioni future senza dover ricostruire da zero la mappatura della popolazione maschile in età militare.
Le critiche: libertà di movimento contro preparazione militare
La notizia ha sollevato un acceso dibattito politicon in Germania, e non solo. Le critiche si concentrano su due livelli.
Il primo è di principio. Un obbligo di autorizzazione militare per soggiorni all’estero contraddice l’idea stessa di libera circolazione, uno dei pilastri dell’Unione europea e del patto sociale tedesco del dopoguerra. Chiedere il permesso all’esercito per partire, anche se quel permesso viene concesso quasi automaticamente, introduce un principio che molti considerano incompatibile con una democrazia liberale in tempo di pace.
Il secondo è di prospettiva. Il timore è che l’automaticità dell’approvazione possa venire meno se la situazione cambia. Infatti, con questa legge, approvata in risposta all’aumento delle tensioni con Mosca, la riduzione della soglia dei tre mesi, l’estensione alle donne, l’introduzione di sanzioni per chi parte senza permesso potrebbero essere disposte dal Bundestag senza che l’architettura normativa venga stravolta.
Un dibattito che avevamo rimosso
Sette mesi fa, ancora prima del voto favorevole del Parlamento tedesco, il cancelliere Friedrich Merz, a seguito della riunione di gabinetto si era detto fiducioso sul raggiungimento dei numeri “di cui abbiamo bisogno”, ovvero 260.000 soldati pronti a intervenire. “Siamo tornati sulla strada giusta per un esercito con servizio militare”, aveva dichiarato il leader della Cdu, riportato da Bild. Anche il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, aveva ritenuto che l’obiettivo di 260.000 soldati sarebbe stato raggiunto senza sforzi.
Entrambi, tuttavia, avevano chiarito il punto più critico della questione: se i nuovi incentivi dovessero rivelarsi insufficienti, la coscrizione potrebbe diventare obbligatoria entro qualche anno.
Merz lo ha detto chiaramente: la Germania è il Paese “che deve avere il più grande esercito convenzionale nella parte europea della Nato”, mentre il ministro Pistorius ha affermato che solo con un esercito forte si hanno i mezzi più efficaci per prevenire una guerra: “Abbiamo bisogno di ‘una riserva ben posizionata per gli anni a venire’ spiegando che alla luce dell’”urgente bisogno di aumentare i soldati”, la legge prevede un “meccanismo di adeguamento nel caso in cui non si presentino abbastanza volontari”.
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