14.4 C
Firenze
mercoledì 25 Febbraio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

“L’America è nell’età dell’oro”, cosa ha detto (e non detto) Trump al Congresso

Svolta epocale, età dell’oro”. Trump è stato generoso nelle parole e nei tempi che hanno caratterizzato il suo Discorso sullo stato dell’Unione (Sotu), il più lungo della storia, tenutosi stanotte (ora italiana) davanti al Congresso e, en passant, ai giudici della Corte Suprema, definiti venerdì “vergognosi” e asserviti a “interessi stranieri” per aver bocciato i suoi dazi. il tycoon ha affermato che la sentenza, che ha abolito in parte le tariffe imposte dal Liberation Day dell’aprile 2025, è stata “infelice“, e che andrà avanti sulla strada che ha tracciato.

Un Trump sulla difensiva: a novembre le elezioni di midterm

In occasione del Sotu, che si svolge a Capitol Hill una volta l’anno, il presidente degli Stati Uniti parla ai parlamentari e a tutti gli americani per fare il punto sulla situazione del Paese e sulla propria presidenza. Per Trump quest’anno il momento era particolarmente delicato, dato il forte calo del gradimento nei suoi confronti tra gli elettori (anche repubblicani). Basti pensare che secondo un sondaggio di Washington Post-ABC News-Ipsos il tasso di approvazione per lui è al 39%, che solo il 41% approva la sua gestione dell’economia e ancor meno, il 32%, quella dell’inflazione. Un risultato analogo è stato rilevato da sondaggio Reuters/Ipsos, secondo cui circa il 56% degli americani disapprova la gestione dell’economia da parte dell’amministrazione, mentre il 36% la approva.

A novembre si terranno le elezioni di midterm, e c’è il serio rischio che il Partito Repubblicano perda il Congresso, smorzando le possibilità del tycoon di incidere nella seconda parte del suo mandato ed esponendolo a un possibile impeachment. Trump – e il partito – aveva dunque bisogno di veicolare un messaggio forte. Il capo della Casa Bianca ha parlato per 1 ora e 47 minuti, infrangendo di 7 minuti il precedente record da lui stesso detenuto e passando dai suoi cavalli di battaglia – immigrati, economia, critiche al predecessore Joe Biden e ai democratici – ad altri argomenti caldi – Iran, Venezuela, i dazi.

I toni sono stati insolitamente misurati e attinenti al discorso stabilito, sebbene il Discorso sia stato accompagnato da esagerazioni, falsità, qualche digressione e momenti più teatrali come premiazioni a sportivi e militari, insieme alla presenza di ospiti come la vedova di Charlie Kirk. Ma oltre a quello che il presidente ha detto, conta molto quello che ha taciuto. Tutti elementi che fanno pensare a un Trump sulla difensiva.

Le cose non dette

Cominciamo proprio dalle cose non dette, in particolare da quelle che interessano il mondo fuori dagli Usa, Unione europea in testa. Trump ha parlato molto poco di politica estera, e soprattutto non ha menzionato né la Groenlandia, tema su cui le due sponde dell’Atlantico sono state quasi vicine alla rottura, la riconquista del Canale di Panama, la Cina, che nel 2025 poteva vantare invece sei menzioni.

Il presidente non ha fatto cenno nemmeno allo scandalo intorno al defunto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, che sta avendo forti echi anche nel Vecchio Continente (dagli arresti clamorosi dell’ex principe Andrea e dell’ex ministro e ambasciatore britannico Peter Mandelson alla volontà americana di sostenere l’estrema destra europea).

Ancora, nessun riferimento alle tattiche di repressione della sua amministrazione, che hanno portato all’uccisione da parte degli agenti federali mascherati dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) di due cittadini americani a Minneapolis, Renee Good e Alex Pretti.

Trump non ha parlato nemmeno di intelligenza artificiale, tema caldo non solo perché si teme lo scoppio di una bolla finanziaria, ma anche perché i cittadini vedono i propri posti di lavoro minacciati dalle macchine. Ha però annunciato accordi con il settore tecnologico: “Abbiamo una rete elettrica vecchia. Non potrebbe mai gestire la quantità di elettricità necessaria. Quindi dico alle aziende che possono costruire i propri impianti e produrre la propria elettricità”.

Sono mancate poi, come hanno notato anche diversi repubblicani, richieste concrete al Congresso per affrontare temi chiave come l’accessibilità economica o l’assistenza sanitaria. Insomma, il Sotu è sembrato a molti più concentrato sul passato (e la sua esaltazione) che non sul futuro.

Made America Great Again

D’altronde Trump ha avviato il suo discorso facendo riferimento ai 250 anni degli Stati Uniti, che ricorrono quest’anno, e all’inizio di una “nuova età dell’oro“, avviata dalla “svolta epocale” da lui impressa “dopo solo un anno” rispetto alla “nazione in crisi” ereditata da Biden. “Non torneremo mai più a dove eravamo solo poco tempo fa”, ha detto, sottolineando che l’America è “più grande, migliore, più ricca e più forte che mai”.

A prova ha citato un’inflazione in calo, salari in aumento, tassi sui mutui in discesa, mercato azionario al massimo, tagli fiscali, produzione di petrolio ed investimenti diretti esteri in forte espansione e una riduzione del 56% nel traffico della temibile droga sintetica Fentanyl. La benzina, ha sostenuto il tycoon, è scesa a meno di 2,30 dollari al gallone nella “maggior parte degli Stati”.

Insomma, secondo il tycoon, in un solo anno ha già reso – Made – l’America di nuovo grande, cosa che il suo slogan elettorale del 2024 – Make America Great Again – prometteva di fare.

La realtà però, come hanno notato analisti e giornalisti, e come mostrano gli stessi dati governativi, è diversa: il costo del denaro rimane più alto di qualche anno fa e al 2,4%, sopra il 2% desiderato dalla Federal Reserve, secondo alcuni studi proprio ‘grazie’ all’effetto dazi che avrebbe aumentato dello 0,4% il dato. Anche se Trump accusa i democratici: “Le loro politiche hanno creato prezzi alti”. Quanto all’occupazione, questa non è salita poi così tanto, l’economia ha rallentato più del previsto, mentre la benzina non è scesa nella misura asserita nel Discorso: secondo l’AAA, ieri la media nazionale era sui 2,95 dollari a gallone.

Eppure Trump ha affermato con forza che gli Stati Uniti stanno “vincendo così tanto che davvero non sappiamo cosa fare a riguardo”. Talmente tanto che “la gente mi chiede, ‘per favore, signor presidente, stiamo vincendo troppo. Non ce la facciamo più. Non siamo abituati a vincere nel nostro paese finché non sei arrivato tu. Stavamo solo perdendo sempre”.

E a dimostrazione di ciò, il tycoon ha premiato ed elogiato la squadra di hockey maschile, fresca vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. “Siamo il Paese più caldo (hottest) del mondo”, ha detto per elogiare il dinamismo americano.

Rimane il fatto che gli elettori non sono soddisfatti e ritengono Trump responsabile di non aver fatto di più per migliorare la questione dell’accessibilità economica, tema su cui peraltro si è giocata la campagna elettorale del miliardario.

I democratici hanno cavalcato l’onda: la replica al Sotu era affidata alla governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, la cui elezione lo scorso novembre è stata vista come una battuta d’arresto per i repubblicani. “Trump non ha detto la verità“, ha affermato senza mezzi termini, contestando tra le altre cose le affermazioni del capo della Casa Bianca secondo cui i dazi verrebbero pagati esclusivamente dai Paesi stranieri. “Il presidente sta lavorando per rendere la vita più accessibile a te e alla tua famiglia?”, ha chiesto aggiungendo: “Sappiamo tutti che la risposta è no.”

“I dazi rimarranno in vigore”

E a proposito di dazi, Trump ne ha parlato solo brevemente, definendo “infelicela pronuncia di venerdì scorso della Corte Suprema (a larga maggioranza repubblicana). E, nonostante le sue accuse e le critiche, ha stretto la mano ai quattro giudici presenti in aula, tre dei quali avevano votato a favore della sentenza. Il capo della Casa Bianca ha comunque ribadito che proseguirà con la sua politica commerciale e che i dazi “rimarranno in vigore sotto status giuridici alternativi”, in quanto “sono uno strumento potente che salva il Paese e protegge la pace”. I partner internazionali sono avvisati: i vecchi accordi commerciali sono superati e chi non si adegua alla sua volontà rischia condizioni “peggiori”.

Trump ha affermato che istituirà un nuovo regime tariffario “testato e approvato”, sotto il cappello delle autorità federali. “Non sarà necessario alcun intervento del Congresso“, ha spiegato, e d’altronde il favore dell’organo legislativo americano è tutt’altro che scontato, visto che anche alcuni repubblicani sono contrari alla politica commerciale del presidente.

Ma Trump si è spinto oltre a profetizzare che, “con il passare del tempo, le tariffe (…) sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito“.

Europa e dintorni

Venendo alla politica estera, se la Groenlandia è stata ignorata la guerra tra Russia e Ucraina ha avuto solo una rapida menzione, giusto per dire che Trump intende continuare a impegnarsi per arrivare a un cessate il fuoco. Accenni fugaci che contrastano con l’importanza che invece la politica estera ha avuto in questo primo anno di mandato (cosa che a sua volta ha contraddetto l’isolazionismo promesso in campagna elettorale).

Breve accenno anche per il Venezuela, “nuovo amico e alleato”: l’operazione che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e a un regime più amico avrebbe portato negli Stati Uniti 80 milioni di barili di petrolio venezuelano e conseguentemente fatto calare il prezzo della benzina.

Anche sull’Iran, che peraltro ha recentemente etichettato le forze navali e aeree di tutti gli Stati membri dell’Ue come “organizzazioni terroristiche”, in risposta dell’analoga designazione a carico dei pasdaran decisa dal blocco, Trump è stato evasivo. Ha sottolineato che Teheran possiede vettori balistici in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti, ma non ha spiegato perché abbia mandato una “armada” navale e aerea consistente nella regione, né gli obiettivi che si prefigge o come voglia ottenerli. Ha tuttavia ribadito che preferisce la diplomazia ma che non permetterà “mai al principale sponsor del terrorismo al mondo di possedere un’arma nucleare”. La “fase due” della sua strategia di massima pressione sarà “molto traumatica” se non ci sarà un’intesa entro dieci giorni, ha avvisato.

Orfano del Nobel per la Pace, Trump è tornato sulle guerre che a suo dire avrebbe concluso, ben otto, seguendo l’approccio “Pace attraverso la Forza”, ovvero usando accordi commerciali e pressione diretta. Ha anche ringraziato i “negoziatori instancabili” Steve Witkoff e Jared Kushner, a cui ha attribuito il merito per il cessate il fuoco a Gaza, di cui ora si discute nel neonato e contestato Board of Peace, emanazione trumpiana.

Breve nota: il capo della Casa Bianca ha chiesto un’irrituale standing ovation per Marco Rubio, il suo segretario di Stato, a suo avviso motore di una nuova era diplomatica. Il dettaglio è importante, in ottica di chi succederà al tycoon alle presidenziali del 2028.

Immigrati

Venendo sinteticamente a un altro tema caldo dell’amministrazione Trump, il presidente ha ignorato gli aspetti più controversi della sua gestione dell’immigrazione, considerando che la maggioranza degli americani non è favorevole, in particolare dopo i fatti di Minneapolis. Ha invece lodato la linea dura e rivendicato: “Nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell’ultimo anno“. Per il capo della Casa Bianca, i migranti irregolari aumentano crimini e violenza (ma gli studi dimostrano che non è così), mentre i ‘pirati’ somali hanno “saccheggiato” il Minnesota. Tuttavia, ha usato la parola ‘deportazione’ solo una volta.

Il tycoon ha inoltre accusato ancora una volta i democratici di stare distruggendo il Paese, “ma li abbiamo fermati giusto in tempo”. “Abbiamo ricevuto una nazione in profonda crisi, con confini che erano una ferita aperta“, ha proseguito.

Trump ha anche chiesto al Congresso di approvare una legge che impone di avere ulteriori documenti di identificazione per votare, citando senza prove brogli “dilaganti” alle elezioni statunitensi. Ma i democratici sostengono che tale legge appesantirebbe inutilmente il processo e ridurrebbe l’affluenza alle urne.

Sul tema migranti, la governatrice Spanberger nella sua replica ha affermato che le attuali politiche non stanno aumentando la sicurezza nazionale, ma stanno invece togliendo risorse preziose dalla lotta al crimine reale. “Ogni minuto speso a seminare paura è un minuto non speso a indagare su omicidi, crimini contro i minori o criminali che frodano gli anziani dei risparmi di una vita”.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Firenze
cielo sereno
14.4 ° C
15.5 °
12.1 °
66 %
1.3kmh
0 %
Mer
14 °
Gio
19 °
Ven
18 °
Sab
19 °
Dom
19 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS

Video news