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Lille batte Roma: sarà lei ad ospitare la futura Agenzia delle dogane dell’Ue. Sullo sfondo, il nodo cinese

Sarà la francese Lille ad ospitare la futura Autorità doganale dell’Unione europea (Euca), dopo una votazione al fotofinish che ieri l’ha vista prevalere su Roma in una finalissima a due, sbaragliate le altre 7 candidate. La decisione è stata presa dal il Consiglio europeo e dall’Europarlamento in una riunione interistituzionale informale a livello politico.

Nove Stati membri avevano presentato domanda nell’ottobre 2025: Belgio (Liegi), Croazia (Zagabria), Francia (Lille), Italia (Roma), Paesi Bassi (L’Aia), Polonia (Varsavia), Portogallo (Porto), Romania (Bucarest) e Spagna (Malaga).

Come ha vinto Lille

Riuniti a Bruxelles, i rappresentanti dei governi nazionali e i legislatori europei hanno scelto separatamente le loro due favorite, convergendo entrambi su Roma e Lille. Al ballottaggio finale, sono serviti tre turni di votazione per assegnare la vittoria alla città francese, che ha ottenuto 36 preferenze (il minimo necessario) contro le 18 della capitale italiana. il relatore della riforma doganale per l’Eurocamera, Dirk Gotink ha commentato: “Le dogane francesi vantano una lunga e solida tradizione di eccellente lavoro in materia, e ho piena fiducia anche nell’ambiente di sicurezza informatica che saranno in grado di offrire”.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha esultato su X, definendo Lille “una metropoli aperta e pienamente europea”. “Saremo all’altezza della situazione per modernizzare l’unione doganale e rafforzare la fiducia nel mercato interno dell’Unione europea”, ha proseguito.

Per Roma si tratta invece della seconda sconfitta in due anni, dopo che nel 2024 le capitali – con un diverso sistema decisionale – assegnarono l’Autorità Ue per l’Antiriciclaggio a Francoforte.

Cosa farà Autorità doganale dell’Unione europea

Il nuovo ente, che dovrebbe avere un organico di circa 250 dipendenti, coordinerà e supporterà in modo uniforme le attività delle autorità doganali nazionali in tutta l’Unione. Gestirà i dati doganali in modo centralizzato, e a monte i codici verranno uniformati. Sintetizzando, supervisionerà tutte le importazioni.

L’Agenzia è un tassello di un più ampio lavoro di riforma del sistema doganale complessivo del blocco, attualmente frammentato in molteplici sistemi nazionali. Un lavoro reso ancora più necessario dall’aumento dei flussi commerciali, dalla rapida crescita dell’e-commerce e non da ultimo dal mutamento degli scenari geopolitici, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che nell’aprile 2025 ha avviato una politica commerciale aggressiva, protezionista, in cui peraltro i dazi sono usati come arma negoziale generale.

Un aspetto, quest’ultimo, sottolineato dal ministro francese per gli Affari europei, Benjamin Haddad, che sui social ha scritto: “In un momento in cui il commercio è tornato a essere un’arma diplomatica, questa Autorità svolgerà un ruolo decisivo nella difesa dei nostri interessi”.

La riforma doganale del blocco europeo

La proposta di riforma doganale del blocco è stata presentata dalla Commissione nel 2023, secondo una visione basata sui dati e su una gestione unitaria delle frontiere doganali. L’obiettivo è quello di “rafforzare, modernizzare e semplificare il funzionamento complessivo delle dogane, creando un sistema digitalizzato più semplice ed efficiente”, fa sapere l’organo esecutivo in una nota.

Maroš Šefčovič, commissario per il commercio, ha commentato “con grande favore il raggiungimento di un accordo tra i colegislatori, che consentirà di avviare la creazione di un futuro attore chiave per la nostra Unione doganale, affinché agisca in modo unitario”.

La sede dell’Euca ora verrà inclusa nel regolamento generale sulla riforma doganale, sul quale le discussioni politiche tra il Consiglio e il Parlamento sono in fase finale. La data di inizio delle attività dell’Autorità dovrà essere concordata nell’ambito di tali negoziati.

Il controllo cinese sui porti europei

L’Autorità dovrà anche contrastare le frodi e dunque cercare di proteggere il mercato unico europeo. Un capitolo a parte in questo senso lo merita la Cina. Nel 2025 il disavanzo commerciale dell’Ue con Pechino è salito fino a circa 360 miliardi di euro, mentre il timore suscitato dalla guerra dei dazi avviata da Trump ad aprile dello scorso anno si è concretizzato: le tariffe imposte dalla Casa bianca hanno dirottato molte merci in Europa, che è diventata uno sbocco ancora più importante per la sovraccapacità produttiva del Dragone. La stragrande maggior parte di questi beni viene movimentata tramite navi, dunque passando per i porti.

Ma negli ultimi anni Pechino, attraverso grandi gruppi statali come Cosco e China Merchants, ha investito miliardi nei terminal portuali europei e oggi è presente nei principali scali del continente. E se è vero che questi investimenti hanno aiutato alcuni porti a crescere, è anche vero che danno al Paese asiatico un forte vantaggio economico e strategico. Controllare i terminal, infatti, significa rendere più veloce e conveniente l’arrivo delle proprie merci e dunque e aumentare la propria influenza sulle catene logistiche. Senza contare che molto spesso questi beni sono sottocosto perché sovvenzionati dal governo, e dunque espongono i produttori europei a una concorrenza sleale.

Ma c’è ancora un altro problema: dentro questi enormi flussi si nascondono spesso frodi doganali. In molti casi il valore delle merci dichiarato è infatti più basso di quello reale, così si pagano meno dazi e meno Iva, avvantaggiandosi del fatto che i controlli sono molto limitati. Lo scorso anno l’indagine ‘Calypso’ della Procura europea ha mostrato quanto il fenomeno sia serio, con sequestro di oltre 2000 container nel porto del Pireo, l’arresto di 10 persone e centinaia di milioni di euro di danni fiscali (350 milioni di euro in dazi e 450 milioni di Iva).

La futura Autorità avrà il suo da fare.

Casa Europa

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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