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Migranti, via libera dal Parlamento europeo al Regolamento rimpatri: cosa cambia

L’Europa della migrazione si trova oggi davanti a un bivio. Da una parte, i nuovi dati Eurostat certificano un crollo del 27% delle richieste d’asilo nel 2025, con un totale di 669.400 domande che segna una netta flessione rispetto all’anno precedente. Dall’altra, proprio in queste ore, la plenaria del Parlamento europeo ha votato il via libera ai negoziati sul nuovo Regolamento Rimpatri, approvato con 389 voti favorevoli per riformare radicale il sistema delle espulsioni di chi non ha diritto di restare nell’Ue.

Ma cosa sta succedendo esattamente nelle stanze del potere di Bruxelles e perché queste novità sono destinate a cambiare radicalmente la gestione dei confini comuni?

Da dove provengono e dove vanno i migranti in Europa?

Secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel 2025 circa 669.400 persone hanno chiesto protezione internazionale in Europa per la prima volta. Si tratta di una diminuzione netta rispetto alle oltre 900.000 dell’anno precedente.

C’è però una novità che ha sorpreso gli analisti: per la prima volta dal 2013, i siriani non sono più il gruppo più numeroso. Al loro posto troviamo i venezuelani, che rappresentano il 13% di tutte le domande (89.500), seguiti dagli afghani e solo al terzo posto dai siriani.

Dove si concentrano queste richieste? La Spagna ha ricevuto il numero più alto di domande (21% del totale Ue). L’Italia segue al secondo posto con quasi 127.000 richieste (19%). Insieme a Francia, Germania e Grecia, questi cinque Paesi gestiscono l’83% di tutte le domande d’asilo del continente. Se guardiamo invece al numero di migranti rispetto alla popolazione locale, la Grecia è il Paese più “sotto pressione”, con oltre 5 richiedenti ogni 1.000 abitanti.

Il via libera del Parlamento europeo ai negoziati

Se da un lato, abbiamo numeri incoraggianti circa la gestione delle domande d’asilo, le istituzioni europee sentono l’urgenza di affrontare la questione relativa all’immigrazione illegale. Oggi la plenaria del Parlamento europeo ha approvato l’avvio dei colloqui (i cosiddetti “triloghi”) per una nuova legge: il Regolamento Rimpatri.

Con 389 voti a favore e 206 contrari, l’Europa ha deciso di aggiornare le regole per le espulsioni dei cittadini extracomunitari che soggiornano illegalmente nell’Unione. Questa votazione è stata tesa, poiché alcuni gruppi politici avevano cercato di bloccarla, ma la maggioranza ha scelto di procedere velocemente verso la fase finale della creazione della legge.

Cos’è il “Regolamento Rimpatri”

Per capire questa legge, bisogna guardare a quello che gli esperti chiamano il “gap dei rimpatri”: oggi, meno di un quarto delle persone che ricevono un ordine di espulsione lascia effettivamente il territorio dell’Ue. Il sistema attuale è considerato troppo lento e frammentato.

Ecco i punti chiave della nuova riforma che verrà discussa nei prossimi mesi:

  1. Riconoscimento automatico: se l’Italia decide che una persona deve essere espulsa, quella decisione varrà automaticamente in tutta Europa grazie a un nuovo documento digitale chiamato “Ordine di Rimpatrio europeo”.
  2. Procedure più veloci: si punta a ridurre i tempi morti tra la decisione di espulsione e l’effettiva partenza, rendendo le regole uguali in tutti gli Stati.
  3. Lotta alla fuga: vengono introdotte norme più severe per evitare che chi deve essere rimpatriato scappi in un altro Stato membro per far perdere le proprie tracce (il cosiddetto “rischio di fuga”).

La “migrazione invisibile”

L’irregolarità, inoltre, non è solo una questione di persone che attraversano i confini di nascosto. Moltissimi migranti diventano “irregolari” attraverso la cosiddetta “rotta dello status”: arrivano legalmente (magari con un visto turistico) ma restano oltre la scadenza del permesso o perdono il diritto al soggiorno per motivi amministrativi.

Per combattere questo fenomeno, l’Europa sta potenziando le sue tecnologie:

  • Database Sis: già oggi segnala in tempo reale chi ha un ordine di espulsione.
  • Nuovo Eurodac: da giugno 2026, l’Ue raccoglierà i dati biometrici (come le impronte) anche dai bambini dai 6 anni in su per avere una tracciabilità totale dei flussi.

Sicurezza contro diritti umani

Il voto di oggi ha mostrato un Parlamento diviso. Se la maggioranza degli europarlamentari ha deciso di puntare sull’efficienza e sulla sicurezza dei confini, gruppi come S&d, Verdi e Sinistra hanno espresso forti preoccupazioni. Chi si oppone alla riforma teme che l’ossessione per i rimpatri possa portare alla creazione di “hub di ritorno” in Paesi terzi dove i diritti umani non sono garantiti, o che si finisca per trattenere in detenzione persone (comprese famiglie con bambini) per periodi troppo lunghi (fino a 2 anni) solo per motivi amministrativi.

In conclusione, la giornata di oggi segna l’inizio di una nuova fase: mentre le richieste d’asilo diminuiscono naturalmente, l’Europa si sta dotando di strumenti digitali e legislativi senza precedenti per controllare chi entra e, soprattutto, per garantire che chi non ha diritto di restare lasci effettivamente il territorio dell’Unione.

Casa Europa

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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