“Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”. Lo ha detto chiaramente il premier spagnolo Pedro Sánchez dopo aver rifiutato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’uso delle basi militari in Andalusia per lanciare missili verso l’Iran, e dopo che il capo della Casa Bianca ha minacciato come conseguenza di “tagliare ogni rapporto” con Madrid, a partire ovviamente da quelli commerciali.
“Non ci renderemo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e interessi semplicemente per evitare rappresaglie da parte di qualcuno”, ha ribadito Sánchez in risposta alle ritorsioni prospettate dal tycoon.
Sánchez: “Contrari a questo disastro”
“Siamo contrari a questo disastro“, ha aggiunto con riferimento alle ripercussioni dell’attacco Usa-Israele a Teheran, definito “ingiustificato e pericoloso” e una “violazione del diritto internazionale“. Ripercussioni che vanno dall’aumento del terrorismo jihadista all’impennata dei prezzi dell’energia, senza portare a un ordine internazionale più giusto.
Il premier socialista ha precisato che questa posizione, condivisa da “molti altri governi” e da “milioni di cittadini in tutta Europa, Nord America e Medio Oriente che non vogliono più guerre o più incertezza nel futuro”, non significa approvare il regime islamista iraniano, che ha definito “odioso”.
In sintesi, per Sánchez “la posizione del governo spagnolo può essere riassunta in quattro parole: ‘No alla guerra‘”: il mondo non può risolvere i suoi problemi con conflitti e bombe, ha sostenuto.
La Spagna era già entrata in rotta di collisione con gli Usa lo scorso giugno, quando il premier si era opposto all’aumento al 5% dei fondi per la difesa in ambito Nato, deciso al vertice de L’Aja e approvato da tutti gli altri Paesi membri dell’Alleanza.
Inoltre, Madrid aveva già criticato come violazione del diritto internazionale il raid americano che ha portato alla destituzione del premier Venezuelano Nicolás Maduro, pur non approvando il regime da questi imposto al Paese sudamericano. Inoltre, ha imposto da mesi embargo totale sulle armi a Israele.
Trump: “Non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna”
Trump ovviamente non ha apprezzato e ieri pomeriggio (ora italiana), in occasione di un incontro programmato da tempo con il cancelliere Friedrich Merz a Washington, ha criticato i Paesi europei che non hanno collaborato. Anche la Gran Bretagna, che ha deciso di non prendere parte alla fase iniziale degli attacchi, è finita nel mirino, con il capo della Casa Bianca che si è detto deluso e contrariato dall’atteggiamento del premier britannico Keir Starmer e che ha lanciato una frecciata all’indirizzo di quest’ultimo: “Non è certo Winston Churchill”.
Nei primi giorni dell’operazioni militare contro l’Iran, alcuni Paesi “sono stati d’aiuto, altri no”, ha affermato il capo della Casa Bianca prima di passare alla ‘lista nera’: “La Germania è stata ottima. Altri sono stati molti bravi. Il capo della Nato, Mark Rutte, penso sia fantastico” ma “altri europei sono stati terribili”…
Su tutti, Madrid “si è comportata in modo terribile. Ho detto a Bessent (segretario al Tesoro, ndr) di interrompere il commercio con la Spagna. Non vogliamo avere nulla a che fare con loro“.
“Potrei domani – o anche oggi, ancora meglio – fermare tutto ciò che riguarda la Spagna”, ha detto facendo riferimento a un’ipotesi embargo per ovviare alla recente sentenza della Corte Suprema americana che ha bocciato parzialmente i dazi imposti da Trump dopo il Liberation Day di un anno fa.
In risposta, non solo Sánchez ha ribadito la propria posizione, ma il governo ha fatto anche sapere informalmente che il Paese dispone “delle risorse necessarie per mitigare eventuali impatti, sostenere i settori colpiti e diversificare le catene di approvvigionamento”.
Vale la pena notare che Merz, alla Casa Bianca, non solo non ha offerto sostegno alla Spagna ma ha anzi sottolineato che “stiamo cercando di convincerla a raggiungere il 3% o il 3,5% concordato nella Nato”, implicitamente criticando la decisione di Madrid. Che si è detta sorpresa dal mancato supporto tedesco.
Trump può comunque usare le basi in Spagna?
Ma Trump ha aggiunto anche altro, e cioè che gli Stati Uniti non hanno bisogno del permesso della Spagna per utilizzare le basi sul territorio spagnolo: “Possiamo usare le loro basi se vogliamo, possiamo semplicemente volare lì e usarle. Nessuno ci dirà di non usarle“.
È vero? La ministra della Difesa di Madrid, Margarita Robles, ha sottolineato che gli accordi di cooperazione, che stabiliscono le regole per la permanenza delle truppe americane in Spagna, prescrivono che queste “devono operare nell’ambito della legalità internazionale“, cosa che non si può dire dell’operazione ‘Epic Fury’ contro l’Iran.
“Le basi (di Morón de la Frontera e Rota, gestite congiuntamente, ndr) non daranno appoggio, a meno che non sia necessario dal punto di vista umanitario“, ha aggiunto Robles, sottolineando che fino a quando “non ci sarà una soluzione, il trattato non sarà applicato”.
Secondo quanto previsto da un accordo del 1988, qualsiasi utilizzo delle due basi che vada oltre le esercitazioni di addestramento bilaterali o la manutenzione, richiede la previa autorizzazione del governo spagnolo.
Ue: “Pronti a difendere nostri interessi”
Quanto alle minacce di Trump a Madrid, premesso che tagliare il commercio con un Paese europeo non è così lineare come ritiene, vista la libera circolazione delle merci nell’Unione, ciò che colpisce un membro è un affare di tutto il blocco. Ancor più se si tratta della quarta economia più grande dell’area. Ecco perché la Commissione è “pronta ad agire” per difendere gli interessi dell’Ue, in “piena solidarietà” con tutte le capitali, ha affermato ieri il vice portavoce capo dell’esecutivo europeo Olof Gill.
“Gli scambi commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti sono profondamente integrati e reciprocamente vantaggiosi. Salvaguardare queste relazioni, soprattutto in un momento di crisi globale, è più importante che mai ed è chiaramente nell’interesse di entrambe le parti”, ha continuato Gill facendo riferimento all’accordo siglato tra Ue e Usa a Turnberry lo scorso luglio, relativamente al quale la Commissione “si aspetta che gli Stati Uniti onorino pienamente gli impegni assunti”.
Madrid dal canto suo ha lanciato un appello all’Ue, attraverso le parole del ministro degli Esteri Jose Manuel Albares: “Una logica di violenza come quella che stiamo vivendo porta ad una spirale e ad azioni militari unilaterali fuori dalla Carta delle Nazioni Unite, fuori da qualsiasi azione, nessuno ha un obiettivo chiaro. La voce dell’Europa deve essere in questo momento una voce di equilibrio e moderazione, lavorare per la de-esclation e perché si torni al tavolo negoziale”.
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