In un momento in cui gran parte d’Europa inasprisce le proprie politiche migratorie, la Spagna ha varato una misura senza precedenti: un decreto per la regolarizzazione di circa 500mila persone in condizione di irregolarità.
Definita dal governo socialista come una mossa “storica” per abbattere le barriere burocratiche del passato, l’iniziativa mira a integrare migliaia di residenti nel tessuto legale del Paese per sostenere lo stato sociale e alimentare la crescita economica.
Ma mentre Madrid scommette sulla regolarizzazione per rispondere a un pressante bivio demografico e a un mercato del lavoro che registra la disoccupazione più bassa dal 2008, la scelta spagnola segna una netta discontinuità rispetto alla retorica del contenimento prevalente nel resto del continente.
Un decreto per 500mila migranti in Spagna
L’ultima notizia in tema di migrazione in Ue arriva dal governo spagnolo, il quale ha approvato un decreto volto a regolarizzare circa 500mila migranti e richiedenti asilo in condizione di irregolarità. Il provvedimento si rivolge a chi risiede nel Paese da almeno cinque mesi (con termine ultimo al 31 dicembre 2025) e non presenta precedenti penali. Questa iniziativa mira a eliminare le barriere burocratiche per favorire un modello di convivenza che sia compatibile con la crescita economica e la coesione sociale.
Il contesto economico spagnolo supporta questa decisione: il Paese ha raggiunto il record storico di 22,5 milioni di occupati e, per la prima volta dal 2008, il tasso di disoccupazione è sceso sotto la soglia del 10%. Le autorità spagnole hanno esplicitamente collegato la necessità di nuovi ingressi alla sopravvivenza dello stato sociale e al contrasto dell’invecchiamento della popolazione.
Italia: ingressi record e il nodo del lavoro
In Italia, i dati Istat consolidati a marzo 2025 indicano che nel 2024 le immigrazioni totali dall’estero sono state 434.579, portando l’immigrazione straniera a livelli record mai osservati negli ultimi 10 anni. A fronte di questo volume di ingressi, i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell’ultimo anno sono stati 290.119, segnando un calo del 12,3% rispetto al 2023. Questa contrazione è dovuta in larga misura alla diminuzione dei flussi dall’Ucraina, che hanno registrato un calo del 54,2%.
L’analisi delle motivazioni rivela che i permessi per lavoro sono gli unici in crescita (+3,8%), arrivando a quota 40.451. I dati evidenziano però una profonda disparità di genere: mentre per gli uomini i permessi lavorativi sono aumentati del 16,7%, per le donne si è registrato un calo del 30,3%. Tra le cittadinanze, il Bangladesh è diventato per la prima volta il primo Paese per nuovi permessi rilasciati (28.045, pari al 9,7% del totale), seguito da Marocco (8,9%) e Albania (8,4%). Sul fronte dell’asilo, nel 2024 sono state presentate 151.120 domande, ma le commissioni territoriali hanno respinto il 64,1% delle 78.565 prime istanze esaminate.
Francia: il primato di studenti e rifugiati
L’altra superpotenza europea dei Big4 è la Francia, la quale mostra una dinamica differente, focalizzata sull’istruzione e sull’accoglienza umanitaria. Nel 2025, i dati ministeriali mostrano che i primi permessi di soggiorno sono stati circa 393.000, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Un dato centrale è che metà dei nuovi immigrati in Francia è composta da studenti o rifugiati.
In particolare, i permessi rilasciati per motivi umanitari sono aumentati del 65% (92mila documenti), spinti da un tasso di protezione record del 52% per i richiedenti asilo, il dato più alto dal 2010. Tra i beneficiari figurano in particolare cittadini afghani, ucraini e haitiani. Inoltre, la Francia si conferma una destinazione chiave per la formazione accademica, avendo rilasciato 118mila autorizzazioni per studio e ricerca nel 2024.
La competizione europea: il primato della Germania
Oltre ai flussi nazionali, l’Unione europea nel suo complesso è impegnata ad attrarre lavoratori altamente qualificati. Nel 2024 sono state rilasciate 78.100 Blue Card Ue, un permesso speciale per profili professionali elevati. Ed è qui che entra in gioco la Germania emettendo il 72% del totale delle carte europee (56.300), seguita da Polonia, Ungheria e Francia.
L’India si conferma il principale Paese di origine sia per i lavoratori altamente qualificati (21% delle Blue Card totali) sia per gli studenti internazionali (11% delle autorizzazioni Ue). Nel settore educativo, dopo il primato tedesco (131.000 autorizzazioni), la Francia (118.000) e la Spagna (59.000) si confermano i principali poli d’attrazione. In Italia, gli atenei attirano principalmente giovani da Iran, Cina e Turchia, con una concentrazione maggiore in Lombardia e nel Lazio.
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