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Ucraina, il freddo estremo rallenta l’esercito russo: crollano i chilometri conquistati da Mosca

Il “Generale inverno” ha cambiato alleato. Se storicamente il gelo è stato l’arma in più della Russia, quest’anno le temperature estreme favoriscono l’esercito ucraino, che può godere di equipaggiamenti moderni forniti dalla Nato. Le forze russe rallentano nettamente dopo l’immagine di forza trasmessa dai chilometri conquistati a dicembre. Lo stesso gelo, tuttavia, torna a favore di Mosca lontano dal fronte, dove Vladimir Putin sfrutta il freddo estremo per aumentare le sofferenze dei civili ucraini.

Le temperature in Ucraina

Dopo un autunno fangoso che aveva paradossalmente favorito le infiltrazioni russe – complice un cielo basso che accecava i droni ucraini – l’arrivo del vero freddo ha congelato l’avanzata russa. L‘Ucraina sta infatti affrontando la peggiore ondata di freddo da oltre un decennio, con un crollo verticale delle temperature a partire da fine dicembre: a Kyiv la colonnina di mercurio è scesa fino a -23°C nelle notti più rigide di gennaio, mentre nelle regioni nord-orientali di Chernihiv e Sumy si sono toccati picchi estremi di -30°C.

L’Institute for the Study of War (Isv) rileva un rallentamento netto dei militati che rispondono agli ordini di Vladimir Putin: dai 276 km² di territorio guadagnato nelle prime due settimane di dicembre 2025, si è scesi a 89 km² nella seconda metà del mese, per crollare a 74 km² nelle prime due settimane di gennaio 2026.

La “spinta” simbolica per chiudere l’anno con conquiste da sbandierare davanti all’opinione pubblica e sul tavolo dei negoziati è esaurita, scontrandosi con temperature che rendono proibitivo il nuovo schema tattico russo. I piccoli gruppi di fanteria leggera che si infiltrano nei territori occupati sono costretti a percorrere decine di chilometri a piedi nonostante il freddo estremo.

Il freddo contro i civili ucraini

Se sul fronte militare il “Generale inverno” ostacola gli obiettivi di Mosca, la situazione cambia sul fronte dei civili. Qui, il Cremlino continua a puntare sulla “teoria dell’inverno” come leva di pressione psicologica e politica mentre gli attacchi missilistici contro le infrastrutture energetiche ucraine mirano a lasciare le città al buio e al freddo, sperando di innescare una nuova ondata di profughi verso l’Europa e sfiancare la resistenza civile. Una strategia che richiama la tragedia storica dell’Holodomor (la carestia imposta al popolo ucraino dal regime sovietico tra il 1932 e il 1933), che oggi consiste nel lasciare la popolazione ucraina al freddo e al buio come arma russa contro la resistenza civile.

Perché Mosca trema

Il problema per il Cremlino è strutturale. Per alimentare l’offensiva invernale, la Russia ha dispiegato una “winter troop surge” aumentando le forze in campo di circa il 20%, portando gli effettivi stimati fino a 710.000 uomini. Ma più uomini significano più bocche da sfamare, più corpi da vestire e riscaldare in trincee ghiacciate. In più le rotte di rifornimento su neve e ghiaccio sono lente e vulnerabili.

La logistica russa, già fragile, fatica a sostenere questi numeri. Studi fisiologici confermano che a -20°C, con equipaggiamento inadeguato, il soldato perde rapidamente lucidità cognitiva e reattività fisica, diventando facile preda. Al contrario, le forze ucraine beneficiano di anni di forniture Nato standardizzate per il clima artico e di una rotazione più organizzata, pur sotto pressione costante.

La contromossa di Kyiv: colpire le arterie

In questo contesto l’Ucraina ha lanciato una campagna mirata contro la logistica russa in profondità, diretta dal nuovo “Deep Strike Center“. Tra il 17 e il 19 gennaio, una serie di attacchi coordinati ha colpito sottostazioni ferroviarie e nodi di trasporto nelle retrovie occupate, paralizzando i movimenti di munizioni e carburante proprio quando il freddo rende ogni ritardo fatale. Inoltre, il gelo pulisce il cielo e favorisce i droni “bombardieri” notturni ucraini dotati di termocamere, che individuano facilmente il calore dei soldati e dei mezzi russi sul terreno bianco.

L’inverno non è più il mantello protettivo dell’Armata Rossa. È diventato un moltiplicatore di costi per un esercito che ha puntato tutto sulla massa, dimenticando che al freddo sopravvive non chi è più numeroso, ma chi è meglio equipaggiato e rifornito.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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