(Adnkronos) – “Lo smart working è la risposta alle rivoluzioni del nostro tempo. Non significa semplicemente lavoro da casa, ma un modo diverso di organizzare l’attività professionale alla luce delle nuove sfide tecnologiche, in un mondo sempre più globalizzato e incerto”. Lo ha dichiarato Giuseppe Conte, direttore centrale relazioni Internazionali dell’Inps, intervenendo al convegno ‘Lavoro flessibile e continuità operativa: i nuovi modelli organizzativi per affrontare le emergenze’, nell’ambito della 17ª edizione del Festival del Lavoro a Roma.
Secondo Conte, “l’incertezza del contesto esterno è diventata un elemento strutturale” e impone alle organizzazioni di superare “modelli stabili fondati su rigide catene di comando”, per adottare sistemi più agili, capaci di riconoscere autonomia e responsabilità ai lavoratori.
“La cifra di fondo dello smart working deve essere la fiducia in chi lavora, quale elemento primario nel governo della trasformazione, e solo dopo l’esercizio del controllo sulle responsabilità”.
Conte ha sottolineato che il lavoro agile, pur restando nell’ambito del lavoro subordinato, deve collegare “la dimensione del risultato alla capacità di autogestione dei lavoratori”. Per il dirigente INPS, il cambiamento in atto richiede anche “l’esplorazione di un nuovo ambito di diritti”, dalla disconnessione alla formazione.
Lo smart working può essere uno strumento decisivo anche per l’attrattività della Pubblica Amministrazione. Conte ha ricordato le difficoltà della pa nell’immettere personale soprattutto al Centro-Nord e ha spiegato che l’Inps ha affrontato il problema offrendo ai neoassunti, dopo un adeguato periodo di formazione, la possibilità di gestire i tempi di lavoro e di restare fino a due settimane al Sud. “Questo ha portato al 93% di immissioni”, ha dichiarato.
Per Conte, il lavoro agile può contribuire a ripensare non solo l’organizzazione interna degli enti, ma anche la vita delle comunità: “Non possiamo avere periferie e piccoli borghi che si spopolano negli orari d’ufficio. Dobbiamo sdoganare il lavoro e consentire anche ai quartieri di rivivere alla luce di un nuovo modo generale di concepire l’attività lavorativa”.
“Quando è arrivata la pandemia, Inps aveva già avviato da un anno la sperimentazione dello smart working. In un contesto tragico abbiamo sperimentato un modello preesistente e l’Istituto non poteva fermarsi”. Conte ha ricordato che l’Inps ha dovuto “convertire la propria funzione in maniera reattiva”, affrontando le criticità del momento “con una riformulazione del back-end, senza registrare cali di produttività”.
E Conte ha ricordato che “passata la pandemia abbiamo scelto di non tornare indietro, anzi di rilanciare, rendendo lo smart working un modo strutturale di organizzare il nostro lavoro”. Conte ha spiegato che l’Istituto ha costruito negli anni “un assetto capace di preservare le esigenze di servizio, affrontando al tempo stesso temi come il diritto alla disconnessione, la formazione e la gestione dei tempi di lavoro”.
—
economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)



