(Adnkronos) – Il panorama delle tecnologie di frontiera, intelligenza artificiale, clean tech, calcolo quantistico e robotica avanzata si avvia a diventare uno dei principali motori dell’economia mondiale. Secondo le proiezioni UNCTAD, questo comparto toccherà un valore di 16,4 mila miliardi di dollari entro il 2033. Tuttavia, il paper “Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity”, realizzato da ISPI e Deloitte, mette in guardia sulla distribuzione non uniforme dei benefici in termini di produttività. Se nelle economie avanzate l’integrazione della GenAI tra le PMI ha generato incrementi di produttività superiori al 25%, l’Italia registra tassi di crescita più contenuti rispetto a Stati Uniti e Regno Unito, a causa di una diffusione delle tecnologie lungo le filiere ancora disomogenea.
La capacità di tradurre l’innovazione in prosperità dipende strettamente dalle “condizioni abilitanti
“. I dati mostrano una polarizzazione estrema: il 77% della capacità globale dei data center è concentrato nei Paesi ad alto reddito, mentre i Paesi a basso reddito dispongono di meno dello 0,1%. Anche la copertura 5G riflette questa discrepanza, raggiungendo l’84% della popolazione nelle economie avanzate contro appena il 4% in quelle meno sviluppate. Questa carenza infrastrutturale impedisce l’adozione su scala dell’intelligenza artificiale, che richiede elevate capacità di calcolo e connessioni a bassa latenza. “Le tecnologie emergenti sono divenute centrali nella competizione geopolitica e il controllo su dati, capacità di calcolo e competenze si traduce sempre più in potere economico e strategico”, ha commentato Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca dell’ISPI. “Un numero limitato di attori domina il panorama e questo ha profonde implicazioni sullo sviluppo e l’uso dell’IA, sugli incentivi per le imprese e sulla distribuzione dei benefici. L’ordine tecnologico globale rischia di diventare sempre più frammentato e ingiusto, aumentando le tensioni e la competizione geopolitica. La cooperazione internazionale è necessaria per uno sviluppo equo, etico e sostenibile delle nuove tecnologie”.
Oltre alle macchine, la differenza è tracciata dalle persone. Meno del 5% della popolazione nei Paesi poveri possiede competenze digitali di base, a fronte del 66% nelle economie leader. Lo studio evidenzia una correlazione diretta tra formazione e rendimento: un aumento dell’1% negli investimenti per la riqualificazione professionale incrementa del 6% l’impatto dell’IA sulla produttività aziendale. In questo contesto, alcuni Paesi emergenti come India, Filippine e Brasile stanno ottenendo risultati superiori alle aspettative grazie a politiche mirate. “Le opportunità offerte dalle tecnologie di frontiera sono enormi, ma persistono significative disparità nell’accesso tecnologico e nelle competenze”, ha evidenziato Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean. “La crescita diventa duratura solo quando rafforza la produttività di imprese e territori, sostiene posti di lavoro migliori, amplia l’accesso alle opportunità e aumenta la resilienza sociale. È qui che il dialogo tra governi, imprese e società civile diventa strategico e può aiutare a indirizzare investimenti e governance verso l’inclusione, garantendo che la trasformazione tecnologica si traduca in una crescita che porti prosperità e progresso sociale più diffusi”.
Il confronto su queste sfide globali proseguirà a Milano dal 4 al 6 maggio durante il NEXT Milan Forum, dove giovani leader e figure istituzionali, tra cui premi Nobel e vertici della Banca Mondiale, discuteranno di governance e cooperazione internazionale per uno sviluppo tecnologico equo.
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